Wonder Woman

Di Patty Jenkins, con Gal Gadot e Chris Pine

Ci volevano le donne per tirar fuori un film decente dall’universo espanso della DC Comics.

Intendiamoci, non che Wonder Woman sia un bel film, ma se lo paragoniamo all’abisso che si è creato dopo la meravigliosa trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan, siamo di fronte a una svolta. Man of Steel, Batman Vs Superman, Suicide Squad sono stati tre film terribili, confusi, che non hanno soddisfatto né gli amanti dei fumetti né quelli dei cinecomics.

La storia delle origini di Diana Prince invece funziona, il film diverte, non ha i buchi spaventosi di sceneggiatura dei suoi predecessori e a tratti addirittura emoziona.

Insomma, ci volevano proprio le donne per tirar fuori qualcosa di buono da un mercato che ancora è percepito come prettamente maschile.

Pur non essendo un capolavoro.

L’inizio è un po’ sconcertante, lo ammettiamo. Un quarto d’ora di spiegone è qualcosa che non si vedeva al cinema da un bel pezzo, soprattutto in un film d’azione. Passato questo, però, la trama comincia a macinare. Merito soprattutto della regista (Patty Jenkins, autrice peraltro del bellissimo Monster, premio oscar con Charlize Theron) che, pur non essendo la pioniera dell’action movie in rosa (sempre sia lodata Kathryn Bigelow), mescola sapientemente rapidità e delicatezza.

L’ambientazione, sul finire della prima guerra mondiale, non si pone giustamente troppi problemi di verosimiglianza storica – è un fumetto, in fondo – e ci propone una versione dei cattivi tanto, troppo simile ai nazisti cinematografici. Ma va bene così.

Diana (l’attrice e modella Gal Gadot. Bella, bellissima, quasi in modo eccessivo), principessa delle amazzoni, vive quasi da reclusa in un’isola nascosta al mondo. Si allena, in attesa di salvare il mondo dal ritorno del dio della guerra, in un’atmosfera senza tempo. Peccato che il mondo, nel frattempo, sia andato avanti, più che altro a massacrarsi allegramente. Sarà l’arrivo di Steve Trevor (interpretato da Chris Pine, che abbiamo già visto come capitano Kirk nel reboot di Star Trek) a cambiare le carte in tavola. Diana lascerà l’isola protetta per andare a porre fine alla Grande Guerra, scoprendo nel viaggio che il male non è solo opera di Ares ma alberga in ogni persona.

Tutto molto bello, nella teoria, ma nella pratica si vedono ancora i grandi limiti degli sceneggiatori dalla banda DC comics. Se il processo di presa di consapevolezza di Wonder Woman funziona bene (memorabile la scena in cui distrugge un campanile, una eccellente metafora della violenza della guerra che va oltre il bene e il male, il giusto e lo sbagliato) e anche il personaggio di Steve Trevor è ben realizzato, il tentativo di rendere l’opera almeno in parte corale è raffazzonato. I comprimari sono appena accennati, hanno una caratterizzazione macchiettistica (il cecchino che non riesce a sparare, l’attore, il nativo americano!) che non ha alcuna motivazione plausibile e nessuna utilità ai fini pratici della trama. Il cattivo “a sorpresa” è telefonato sin dalla prima mezz’ora di film e quando appare sul finale è sorprendente più o meno come l’ennesimo matrimonio tra Ridge e Brooke in Beautiful. Per colmare il gap nei confronti dell’universo cinematografico targato Marvel (che è appena uscito con uno strepitoso Spiderman-Homecoming, che vedremo nei prossimi giorni) c’è ancora tantissima strada da fare.

Però, un bel passo avanti. Lode alle donne, fumettose e in carne e ossa, che l’hanno realizzato.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5

“Se vedi qualcosa che va male nel mondo puoi intervenire e puoi non fare niente. Con niente ho già tentato”.

A chi lo consiglio: a tutti gli amanti dell’universo DC Comics, finalmente un po’ di luce in fondo al tunnel per questo nuovo corso.

Abbinamento suggerito: una caraffa bella gelata di vino retsina, per amplificare quell’assaggio di Grecia che il film ci regala.

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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