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Vivi e vegeta: un noir vegetariano

I fiori hanno fatto i loro comodi troppo a lungo.

È ora di piantarli.

Francesco costruttore di mondi e Stefano inventore di volti: intervista agli autori.

Pioggia battente. Strade sinistre. Buio umido.

Sparizioni. Rapimenti. Omicidi.

Segreti. Confessioni. False verità.

E poi cactus e girasoli e tulipani e margherite.

…come dite? Papaveri?

No, no, l’oppio non c’entra.

«Pronto? Ciao, sono Gloria.»

Prendo il quaderno dove ho scritto una dozzina di domande che leggendo Vivi e vegeta mi sono venute da fare agli autori e mi preparo un caffè.

Stefano Simeone e Francesco Savino, rispettivamente classe ’85 e ’86, sono i padri di Vivi e vegeta, un noir vegetariano.

Vivi e vegeta è un webcomic pubblicato tra la fine del 2014 e la metà del 2015 per la prima volta su verticalismi.com, una piattaforma online. Nel 2017 Vivi e vegeta è diventato un amatissimo e insolito volume pubblicato da Bao Publishing.

La storia parla di Carl, un cactus del deserto che parte alla ricerca della sua amata Nora, una pianta grassa giornalista scomparsa nel nulla dopo essersi trasferita nella città dei fiori. Carl scoprirà l’ostilità dei fiori nei confronti delle piante, scoprirà il segreto che nasconde la città e i suoi abitanti, svelerà il mistero che sta dietro alla scomparsa di Nora e di tutti gli altri fiori svaniti nel nulla e mai più ritornati.

Come nasce Vivi e vegeta? Faccio questa domanda ad entrambi, ma Stefano mi precisa che sarà Francesco quello che la romanzerà di più tra i due. Io intanto penso che come al solito mi farò prendere dalla conversazione e dimenticherò di leggere le altre che ho segnato sul foglio.

F: Vivi e vegeta nasce un pochino per caso. Prima della storia sono nati i personaggi.

Un giorno Stefano vede un mio disegno fatto anche abbastanza male – perché io non sono quello che disegna, lo sottolineo – di una pianta grassa e mi butta lì l’idea di creare un lavoro con dei protagonisti diversi dal solito: piante e fiori.

Oltre alla stranezza dei protagonisti c’è la particolarità del noir. È stato scelto prima il genere e adattata poi la storia o viceversa?

S: È stato un insieme di cose. Scrivendo la storia, che inizialmente era nata come delle strisce comiche, ci siamo accorti che aveva un suo percorso, abbiamo deciso di seguirlo.

A volte succedeva che io disegnavo delle scene e Francesco ci creava sopra i testi, a volte invece Francesco scriveva quello che aveva in testa e io adattavo le immagini…

(non so perché ma mi ricorda il montare un mobile Ikea: i pezzi già esistono solo che alcuni li devi comporre, alcuni sono in funzione di altri, altri ancora li trovi già pronti, e alla fine non sai bene quello che stai facendo ma ti lasci guidare dalle istruzioni e da qualche parolaccia e alla fine salta fuori proprio il mobile dell’immagine!)

Nel noir l’ambiente e lo sfondo giocano un ruolo fondamentale, e qui la mano di Stefano Simeone si è distinta e ha trovato l’appoggio di Francesco.

S: Solitamente il noir è molto scuro e cupo, la pioggia è sinonimo di pericolo, il buio di angoscia, ed entrambe costruiscono molto spesso l’atmosfera tipica del genere. Quello che però a me piace fare è lavorare con i colori: in Vivi e vegeta ci sono i gialli, i verdi, i blu, i rossi, e infatti costruisco l’atmosfera con le angolazioni e con gli sguardi, in questo modo posso sia giocare con i colori che farmi aiutare da loro (a quanto risulta dalle recensioni infatti è uno dei suoi tratti distintivi).

F: E a me viene naturale ribaltare le situazioni. In Vivi e vegeta invece è il sole a creare ansie e ad essere sinonimo di morte e pericolo, perché è proprio a causa del sole che i fiori si seccano e muoiono (N.B. dare da bere ai fiori). Questo è anche il motivo per cui i girasoli, adoratori del sole, nella storia sono esseri maligni.

Quindi è tutto un ribaltamento del punto di vista questa storia, infatti non si vede l’ombra di un essere umano. Chi ha partorito i personaggi dopo la nascita del cactus?

F: Molto spesso Stefano mi mandava il disegno di alcuni personaggi dicendomi «Guarda come sono belli questi fiori», e da lì io creavo il contorno. Alcuni sono stati semplici flash senza un ruolo nella storia.

E i nomi?

F: Alcuni come quello di Nora e Alana mi piacevano e quindi li abbiamo utilizzati, altri arrivano dalla storia. Quello di Carl (Carl Nilsson Linnaeus, medico, botanico, naturalista svedese vissuto dal 1707 al 1778) è in onore del padre della classificazione scientifica degli organismi viventi, Clusius è l’iniziatore della coltivazione scientifica dei tulipani, altri arrivano dal nome latino.

Vivi e vegeta nasce per il web vero?

S: Esatto. Ci piaceva molto l’idea di qualcosa di gratuito e, oltre a questo, di qualcosa di adatto allo scrolling (no, non fa parte delle parolacce da catalogo Ikea, lo scroll è quel movimento del dito che fai sullo schermo del tuo smartphone: scorrere verso il basso, srotolare – a tal proposito, è stato pubblicato un articolo interessante sul Grafema Magazine).

F: Sì, nasce sul web ed è per questo poi che sono state fatte delle modifiche. Il web ti porta a creare un ritmo molto veloce mentre nel lavoro stampato puoi rallentare. Noi lo abbiamo fatto realizzando molte più tavole, questo ha permesso al lettore del web di trovare una versione diversa e quindi di rileggerlo.

Il vostro lavoro è stato anche vincitore del Premio Micheluzzi 2017, ve lo aspettavate?

F: Assolutamente no, è stato un vero orgoglio.

Siamo alle ultime domande: il finale lascia qualche spiraglio o è una mia impressione?

F e S: Beccati! La seconda stagione è già in fase di lavorazione e da settembre sarà disponibile sul web.

Continuo a chiacchierare con Francesco e Stefano e scopro (emozionandomi) che entrambi, individualmente, lavorano a diversi progetti: Stefano, tra le tante cose, per Cars e Star Wars, Francesco per Geronimo Stilton oltre che per la sezione dedicata ai più piccoli di BAO Publishing e molto altro.

Dico a Francesco che il mercato estero, soprattutto quello americano, che noi spettatori vediamo pronto, concluso e servito, sembra molto lontano, quasi irraggiungibile. Mi dice invece che non è lontano, anzi, è solamente poco conosciuto. Mi spiega che non è affatto difficile entrarci, che ovviamente la fatica e la costanza ci sono ma che non è un mondo blindato, soprattutto per i disegnatori che grazie alle immagini sono privi di confini. Mi spiega che comunque, per oltrepassarli, una buona cosa sia per uno sceneggiatore che per un disegnatore, è conoscere molto bene il mercato.

Due ultime maligne (non so perché ma immagino la risposta) domande mi ronzano in testa dal Pronto? Ciao, sono Gloria dell’inizio della telefonata:

Ditemi un po’… SIETE VEGETARIANI? AVETE IL POLLICE VERDE? (Sì! A questo che volevo arrivare!)

S, mentre ride: Francesco è abruzzese, il vegetarianismo è nato lì, non lo sapevi? E io faccio morire con lo sguardo qualsiasi pianta o fiore mi si avvicini.

F: Credo che uno dei miei traumi principali, da cui forse è nato il primo germoglio anni fa, sia aver fatto morire tutte le piante di mio padre durante un’estate di tanti anni fa, con lui in partenza per le vacanze che mi aveva affidato tutta la flora del suo giardino.

Saluto, ringrazio e riaggancio.

Guardo fuori dalla finestra le mie piante in giardino.
La settimana prossima partirò per le vacanze.
Faccio uno scroll mentale dei miei amici.

Chissà se esiste un telefono azzurro per i fiori.

Sei pronto per l’inizio dei corsi di scrittura creativa del Grafema ad Ottobre?

Che aspetti? Scrivici per saperne di più, oppure clicca qui. 🙂

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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