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Vecchie Glorie disco pub

Torno single da poco. Mentre mi ritrovo sperduto in mezzo a un mare di solitudine, triste e sconsolato, i miei amici, invece di darmi conforto, mi incitano alla violenza:
«Esci, vai fuori, devi andare a fare dei danni. Potessi essere io al tuo posto». Uomini frustrati e probabilmente anche frustati dalle loro mogli sfogano le loro repressioni su di me e mi indicano esattamente tutto quello che farebbero loro, ma che non possono fare perché ahimè sono condannati.
«Tu, tu che puoi, vai nei locali giusti che è pieno di donne. Oggigiorno appena vedono un normale (più o meno) uomo single ti si attaccano addosso che è una roba impressionante, improvvisamente diventi irresistibile, sei come l’AVIS per le zanzare. Guarda, arrivi al punto che ti stufi, in giro ci sono tante di quelle MILF!»
MILF, ecco la parola magica. L’animale mitologico, acronimo di Mother I’d like to…, neologismo da poco inserito nell’ultima versione del Dizionario Zanichelli nonché termine derivante dalla cultura underground di certi siti per adulti che nessuno guarda e però, chissà perché, tutti conoscono questa parola, anche gli insospettabili. Ci sono molte leggende a riguardo. Si narra di Milf che hanno ingoiato uomini interi per poi sputarne fuori solo le ossa. Si narra di Milf che cacciano nel buio, arrivano e sgranocchiano gli uomini letteralmente. Se cadi nelle loro grinfie sei finito, una Milf non lascia prigionieri. Addirittura ci sono vecchi racconti di marinai che narrano di vascelli affondati da orde di Milf al largo dei banchi di Terranova. Oddio, nova…
Qualcuno dice che in realtà Napoleone fosse una Milf travestita, mah!?
Non me ne vogliate donne, ma queste sono leggende metropolitane che circolano abbondantemente nei sottofondi urbani.
Mi ritrovo una sera, indeciso se partecipare a un torneo di burraco o andare al bocciodromo. Così, in seguito al lavaggio del cervello martellante a opera degli amici di cui sopra, decido di provare.
Scelgo un locale che tira di brutto: il “Vecchie glorie disco pub”. Mi tiro a balestra tipo Tony Manero de La febbre del sabato sera, sfodero il mio outfit migliore, mi profumo stra-abbodantemente e parto. Mi dico, vabbè andiamo presto che mi devo ambientare un po’, sono nuovo di questi posti.
Entro nel locale, la luce è soffusa e il locale ancora mezzo vuoto. C’è una pista da ballo al centro, davanti a un unico grande bar. Il resto degli spazi sono possibili vie di fuga o anfratti nei quali imboscarsi o rimanere intrappolati, dipende da come evolve la situazione. Studio bene le geometrie del locale, identifico i punti ciechi e le uscite di emergenza. In guerra un buon soldato deve conoscere il campo di battaglia.
Ci sono pochi competitor, ovvero uomini, per la precisione siamo in tre. Penso che male che vada sono la terza scelta, dai, ho fatto bene ad arrivare presto.
La fauna locale è variegata e ci sono già diverse Milf e anche qualche Granny (Milf più mature, non fate finta di non sapere) direi già piazzate ai posti di combattimento e con l’aria agguerrita.
Vedo passare donne impettite strizzate in vita all’inverosimile per dare una forma momentaneamente diversa al proprio corpo, una specie di piramidone rovesciato pressoformato dai vestiti. Mi vengono in mente quei giochi per bambini tipo “metti il coso tondo nel tondo, il quadrato nel quadrato eccetera”, ma qui siamo al metti il triangolo nel tondo e spingi a bestia finchè non c’entra. Questo è barare!
Scorgo ovunque balconi con la mercanzia ben esposta. Petti variopinti che richiamano il pensiero al tacchino americano della festa del ringraziamento. Vedo allestite strutture ingegneristiche notevoli che metterebbero in crisi anche Renzo Piano, con tiranti d’acciaio tipo ponte di Brooklyn per sostenere impalcature di tette importanti. Ci starebbe bene il cartello carichi sporgenti. Sono confuso, mi verrebbe da comprarne un mezzo chilo, mi sento nel reparto frutta e verdura del supermarket. Ma il sacchetto? E il guanto trasparente? Poi qual è il numero giusto da premere alla bilancia?
Alcune bancarelle devo ammettere che sono abbastanza educate e di bella presenza, altre invece sono troppo aggressive per i miei gusti, mi intimoriscono, mi sento aggredito e preso a schiaffi da quelle cose, mi entrano negli occhi, oddio! Respira, stai calmo, mi dico.
Penso le peggio cose, non va bene, sono prevenuto. Mi hanno spaventato i miei amici, ma in fondo loro poi che ne sanno?
Devo sciogliermi, ci vuole qualcosa da bere. Ci sono due baristi annoiati. Da vero pezzente ordino una coca cola. Mi do un tono però e tutto sommato la porto bene, quasi come fosse un coca e rum bello carico, tanto chi se ne accorge? Mi automotivo e decido che devo provare a giocarmela, anche se ho un po’ paura.
Faccio un giro nel locale, con fare disinvolto. O almeno ci provo. Osservo e valuto.
Indubbiamente il top del locale, attualmente, è rappresentato dalla badante ucraina. Eccola la diva! Lei balla da sola con sguardo sicuro e freddo. Sa che presto avrà dinanzi a sé una folta schiera di pretendenti che vorranno provarci e sarà lei a scegliere. Lei ha il bastone del comando, lei che è fra le più giovani del locale, ha ancora un discreto fisico e anche una professionalità ambita. Sai, un domani che hai bisogno ce l’hai già lì in casa, è comodo.
Mentre cammino, a un tratto inconsciamente svolto a sinistra e mi ritrovo di fronte a una donna impegnativa dal piglio deciso. È una donna piuttosto matura, vestita con un completino che, come colori e fantasia, ricorda i coprisedili della mia punto a metano, strizzatissima dentro un mix di tessuto e rete, in un pericoloso gioco di vedo, non vedo e meglio se non guardo. La gonna, mini, è a bordo-chiappa e le calze aggressive ricordano la pesca a strascico. La silouette è molto generosa, calata all’interno di due taglie in meno della propria. Tette a profusione totalmente scoperchiate e trattenute a stento da un reggiseno in kevlar nonché da un unico bottone centrale di chiusura del davanzale. Il bottone è tiratissimo e sofferente.
Mi sorride. Io le sorrido, un po’ teso. Lei mi fa una TAC con lo sguardo e con aria golosa mi dice: «Ciao, mi chiamo Gloria e tu?» Penso all’ironia della sorte. Il locale invece di chiamarsi “Vecchie Glorie disco pub” dovrebbe chiamarsi “Glorie vecchie disco Pub”.
Ok, questa era cattiva.
«Ciao sono Frank. Piacere di conoscerti» rispondo ostentando una sicurezza che non ho. Rimango intrappolato a chiacchierare con lei qualche minuto, non voglio essere maleducato ma mi sento a disagio. Mi fa mille domande su di me, io rispondo in modo telegrafico, accompagnando il tutto con un sorrisino di cortesia. È aggressiva e i suoi intenti appaiono chiari, ha fame e io sono l’arrosticino di turno. Mi sembra una vera MILF ma nel senso di: Most Invadent Large Femmina! Non ce la posso fare, mi dispiace devo uscirne accidenti. A un certo punto lei: «Ti va di ballare?» E io colgo l’occasione al volo: «Mi dispiace davvero, ma oggi proprio ho la sciatica che mi tormenta, scusami». Insiste: «Peccato, però possiamo sempre rimanere qui a fare quattro chiacchiere» e mi sfoggia un bellissimo sorriso giallognolo. Penso fra me e me “Eh no però, la pulizia dei denti no. Non puoi sperare che ci pensi io, vai da un dentista, 80 euro e passa la paura!” Idea! Le rispondo: «Guarda, non ci crederai ma tra l’altro sono stato da poco dal dentista per curare una carie e stasera mi sta tornando fuori un dolore che oramai faccio fatica a parlare, ti prego perdonami ma è meglio che vada, farò un ultimo giro poi scappo a casa». «Sarà per un’altra volta» fa lei. «Certo, con piacere». Falso come Giuda.
Sorrido e me ne vado, sollevato, zoppicando con la gamba destra e tenendo una mano sulla guancia sinistra. Distratto e ancora scosso per poco non mi scontro col cameriere che mi incrocia con un vassoio pieno di cocktail. Mi fermo di scatto, mi scuso e riparto. Però mi sono incasinato, ora zoppico con la gamba sinistra e ho la mano sulla guancia destra. Subito mi sento addosso gli occhi di lei, sospettosi. Mi fermo di nuovo, faccio finta di rispondere al telefono, mi riorganizzo e riparto in modo corretto. Che fatica!
Intanto, fortunatamente, il locale Inizia a popolarsi. Non solo di altre Milf ma anche di uomini. I soggetti maschili sono molto più aggressivi di me. Trasudano testosterone, tirati, gonfi, lucidi e abbronzatissimi. Ci sta, in fondo siamo alla fine di marzo. Arrivano in picchiata come falchi pellegrini e giù di approcci diretti.
Vedo riporti impossibili che anche i peli delle orecchie valgono. Chi ha la pancia la strizza, chi ha il muscolo ostenta e a ogni modo chiunque osa, osa di brutto.
Parola d’ordine è essere Giovani. Coi miei 41 anni, non sono certo il piu vecchio qui ma comunque devo ammettere che loro sono molto più giovani di me.
Dopo un’ora circa, nel locale e un brulicare di gente, si raggiunge il massimo regime. Sono sballottato a destra e sinistra e ogni tanto anche sollevato e portato in giro così a caso dalla folla.
Sembra il mercato della carne. Sono stupito. Credevo oramai nella voracità delle Milf e invece non riesco più a distinguere fra lupi e agnelli. È un po’ come in Alien contro Predator.
Anch’io ho incrociato diversi sguardi voraci e ho sempre risposto col mio solito sorrisino di cortesia da ebete. Che sfigato. Sembro un chierichetto a un raduno di naziskin.
Il Dj suona musica anni settanta-ottanta e tutto quello che fa saltare e divertire.
La cosa buona è che non devo più zoppicare. Siamo troppo fitti, non mi nota nessuno e in più Gloria la panterona di inizio serata è impegnatissima nelle pubbliche relazioni. Ora sta ballando in pista con un bel maschione in modalità riproduttiva. Lei balla, ride, canta e soprattutto ahimè salta. Tanto.
A un certo punto ho un presentimento terribile. La mia attenzione cade su quell’unico e povero bottone centrale che sostiene il davanzale. Oddio, è come temevo, il bottone sta iniziando a cedere. Un brivido mi corre lungo la schiena. Urlo «tutti a terra!» ma nessuno mi sente. In quel momento, all’ennesimo scossone della merce, il bottone molla esausto e parte, supera il muro del suono, sibila in mezzo alla folla, rimbalza su una colonna, devia verso il bar e centra in pieno una bottiglia di gin, disintegrandola. Incredibile, nessuno se n’è accorto nella confusione generale, neanche Gloria che dalla sua per fortuna ha ancora il reggiseno in kevlar, in bella mostra, a darle una mano. È andata bene, ci poteva scappare il morto. Questo per me è veramente troppo. Mi manca l’aria, esco che è meglio.
Non sono pronto per questa vita, devo tornare quando sarò più vecchio fuori ma più giovane dentro.

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure