Un prologo

Rubrica: Vite d’altroquando

I personaggi.

Io m’innamoro dei personaggi.

Diventano miei amici, prendo esempio dai loro comportamenti, imparo dai loro errori, faccio tesoro delle loro esperienze usandole a mio favore.

Quindi perché non parlare di loro come si fa, non lo so, alle cene, ad altri amici?

Dopo essermi sentita un genio per qualche minuto, mi documento e scopro che Fabio Stassi, scrittore italiano classe ’62, insieme a Minimum Fax ha partorito “Il libro dei personaggi letterari” e, prima di lui, Gesualdo Bufalino ha fatto lo stesso con “Dizionario dei personaggi di romanzo”, entrambi testi molto belli e completi.

Ok, allora, quello che di sicuro io non intendo fare è continuare il loro bellissimo lavoro. Non ne sarei in grado.

Cosa farò? Semplicemente presenterò degli amici (ma anche nemici).

Come lo farò? In modo spontaneo, a volte immaturo o infantile, come sono a volte le mie letture.

Cosa mi spinge? La voglia di contagiare: entusiasmo, stupore. Disapprovazione, perché no. Soprattutto la voglia di conoscerli.

Inizierò con un amico che ha segnato il mio percorso all’interno di questo mondo, di cui in realtà sono innamorata. Glielo devo.

Fabio Stassi scrive che “leggere è uno degli atti più privati e solitari che possiamo fare e dichiarare il modo in cui si legge equivale a mettersi a nudo”.

Questo è dunque quello che farò.

In bocca al lupo a me e buoni incontri a voi. Abbassate la guardia e spalancate le braccia.

 

DANNY BOODMANN T.D. LEMON NOVECENTO.

O anche: un amore platonico.

Lo conosco da circa una decina d’anni e non è mai cambiato. Ha un carattere particolare, ad alcuni piace e ad altri no, ma una cosa è certa: un nome assurdo per un uomo assurdo.

È timido e ingenuo e, proprio per questo, indiscreto e inopportuno. È anche sfrontato, non segue nessun tipo di regola, odia le imposizioni. È generoso, non ha malizia, è spontaneo e spiazzante. Non sai mai, e dico MAI, cosa aspettarti da lui. Puoi contarci, sempre, ma mai immaginare un suo pensiero.

Lo chiamiamo tutti Novecento perché a dire il nome completo finisci l’aria nei polmoni. Praticamente il suo nome è la storia del suo ritrovamento.

È nato esattamente nel 1900, in una di quelle navi che portavano le persone da un paese X all’America. No, non il Titanic.

L’ha ritrovato sul pianoforte della sala da ballo di prima classe un marinaio nero come il carbone di Philadelphia, alto due metri: Danny Boodmann. Era in una scatola di cartone con stampato in blu T.D. Limoni. Novecento ha detto che in quel momento Danny è diventato suo padre perché era ovvio: T.D. Stava per Thanks Danny.

Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento.

Novecento è un pianista incredibile, il migliore in circolazione, il pianoforte ha segnato il suo destino fin dalla nascita, strano infatti che non compaia nel nome.

È nato e cresciuto su quella nave e non ci crederete ma… Non ne è mai sceso. Cioè, non mai per dire che è sceso poco, non è davvero mai sceso.

Non si è mai buttato, e non parlo di mare.

Ha toccato terra solo grazie ai racconti degli altri passeggeri. A sentirlo parlare sembrerebbe il contrario: conosce le città, le vie, i loro profumi, gli abitanti, ma in realtà non ha mai visto nulla. E infatti il difetto di Novecento è il coraggio, che gli manca. Sì perché all’inizio pensi “che coraggio, vivere sempre e solo in mare” e invece no! Eh no, il coraggio è oltrepassare la linea che definisce la propria zona di comfort, spingersi oltre la luce, andare a tastoni, all’inizio, e abituare gli occhi, poi.

Il suo buio iniziava con la terra ferma, che non ha mai voluto illuminare.

Una sola volta il suo migliore amico, nonché suo trombettista a bordo, ha rischiato di convincerlo a scendere. Tutti aspettavamo quel momento. C’era una tensione e una tristezza nell’aria… L’avevamo salutato emozionati. Gli avevamo augurato la vita.

Alla fine però mica è sceso. Ha fatto qualche gradino della lunghissima scala che unisce mare e terra ed è risalito. Dice di aver vissuto tutto in quei pochi scalini. Io gli credo, però cavolo cosa si è perso!

E quella volta che è stato sfidato da un pianista famosissimo a bordo? Che scena, da non crederci! Invece di essere competitivo e mostrare il suo talento, era impressionato da quello del suo sfidante. Siamo rimasti tutti a bocca aperta e un po’ incazzati, si è giocato l’occasione della vita, anche quella volta.

Alla fine comunque abbiamo perso tutti le sue tracce. Vorrei credere in un colpo di coraggio, ma penso in realtà che sia ancora sulla nave a suonare agli ospiti della prima classe.

Se leggi questa rubrica, Novecento, fatti sentire. Il mio numero è sempre lo stesso.

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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