Un giorno difficile ovvero delle interiezioni

Rubrica: La Grammarnazi

Ci sono giornate che sembrano non finire mai, in cui nulla va per il verso giusto. Quei giorni che ti portano ad utilizzare ogni possibile strategia per mantenere la calma e sperare di trovare qualcosa di buono, ovunque esso sia. Tipo in frigorifero.
Arrivi a sera e tutto ciò che ti viene da dire assume una forma grammaticale molto particolare. Sintetica. Un concentrato di emozioni.
Mah. Boh. Anche un po’ beh, quando si va sull’indagine filosofica pesante.

Oggi la Grammarnazi parla di interiezioni, che non sono parolacce, anzi, a volte sono un sottile strumento per evitare di usarne.
Mi piace sottolineare l’etimologia di questo particolare sostantivo, dal latino interiectio, -onis, che significa inserzione, intercalazione, dal verbo intericere, ovvero “scagliare in mezzo”, poiché è proprio ciò che si fa quando si utilizzano le interiezioni, parole invariabili che sottintendono proposizioni intere, moti dell’animo improvvisi, spesso posizionate nel mezzo di un discorso ma slegate dal resto della frase.
La funzione di tali espressioni è quella di avvicinare il testo scritto al parlato, trasmettendo in maniera più diretta possibile le emozioni e le reazioni emotive. Per questo motivo sono utilizzate principalmente nel discorso diretto o nei testi teatrali, ma anche in testi informali per rendere più coinvolgente la scrittura.
Alcuni esempi renderanno tutto più chiaro.
Innanzitutto le interiezioni si suddividono in tre categorie:

  1. Interiezioni proprie: ah, eh, uh, toh, oh, beh, mah.
  2. Interiezioni improprie: coraggio! Suvvia! Forza! Vergogna! Accidenti! Perbacco!
  3. Locuzioni interiettive: per carità! Per l’amor del cielo! In bocca al lupo! Mi faccia il piacere!

“Toh, chi si vede!” esprime la meraviglia di un incontro inaspettato.
“Ah, va bene!” assume spesso valore assertivo (rappresenta anche un ottimo modo di rispondere alle indicazioni della Grammarnazi che ha sempre, ontologicamente, ragione) ma può esprimere anche rimprovero (Ah, attento a quello che fai!), rabbia (Ah, se potessi averlo tra le mie mani!) o sorpresa (Ah, che meraviglia!), talvolta dolore e rassegnazione.
“Eh, come dici?” solitamente si utilizza per richiedere all’interlocutore un chiarimento o una rivalutazione di quanto già detto.
“Uh come siete brutta!” espressione pronunciata dal fidanzato alla sua amata appena sveglia e struccata (seguirà morte certa dello sventurato). In caso di sopravvivenza l’espressione potrà essere utilizzata anche per esprimere scherno o disappunto.
“Oh, che spettacolo!” indica meraviglia ma anche commiserazione (“Oh, povera me!”) o disappunto (“Oh, no!”).
“Beh…” anche da sola questa espressione, a seconda del contesto, vale più di mille parole (“Beh?” mi domando proprio perché tu hai detto/fatto questo).
“Boh, dimmelo tu” tipico esempio di determinazione giovanile, di una generazione disabituata a scegliere e decidere.
“Bah, fai come credi” se lo dice una donna, allontanatevi immediatamente, si tratta di un’espressione falsamente pacifica. Questa espressione indica forte disappunto, in ogni caso dubbio e incertezza.
Altre forme di interiezioni proprie sono quelle espressioni onomatopeiche tipiche del fumetto, quali crash, argh, tonf, che rimangono tuttavia relegate a questa forma espressiva.

Le interiezioni improprie sono chiamate così poiché in origine hanno una funzione quale sostantivi, aggettivi, ma possono essere utilizzate anche con funzione interiettiva.
“Coraggio!” dice la mamma (più a se stessa) accompagnando la figlia alla porta di scuola il primo giorno (sono solo le scuole elementari, non è il Vietnam, tornerà a casa sana e salva).
“Forza!” dice lo spettatore al maratoneta al quarantesimo chilometro “ne mancano solo due!” (ma sono tremendamente più lunghi dei primi quaranta, non si sa perché!).
“Vergogna!” tipica espressione della Grammarnazi quando sente l’ennesima accoppiata “stassi” e “dassi”, che fin da piccolina la facevano rabbrividire (anche a voi cantavano “nella vallata di Stassi e Dassi”? Nella mia mente erano Stussy e Dussy, versione modificata di Starsky e Hutch, non riuscivo nemmeno a pensare un congiuntivo sbagliato).
“Perbacco, che gol!” gioisce il tifoso sugli spalti (ok, questa non è credibile, il linguaggio medio dell’ultrà è appena più colorito…).
“Accidenti! Hai proprio un bel vestito!” dice un’amica all’altra rosicando non poco sia per il vestito sia per la sua linea.
Altri esempi di interiezioni improprie riguardano l’utilizzo di nomi di animali per indicare persone aventi caratteristiche tradizionalmente attribuite all’animale stesso (somaro/stupido, coniglio/vigliacco, pollo/pauroso) o anche forme di preghiera o richiesta di attenzione (perdono! Pietà! Scusi! Senta!), nonché di apprezzamento (bene! Bravo! Complimenti!).

Le locuzioni interiettive, infine, sono così dette perché hanno la forma di vere e proprie proposizioni o comunque espressioni complesse utilizzate con uno specifico significato d’insieme.
“Mi faccia il piacere!” riporta alla memoria il grande Totò, esprime ovviamente disapprovazione e disappunto.
“In bocca al lupo!” espressione augurale con un inaspettato significato molto “materno”.
“Neanche per sogno!” indica una forte avversità a fare qualcosa.
Come già anticipato, le interiezioni sono piuttosto frequenti nella lingua parlata, dove assumono significati variabili a seconda del tono della voce e del contesto in cui vengono pronunciate. Al fine di tradurre nello scritto l’intonazione delle interiezioni si usa il punto esclamativo (per esprimere disapprovazione, sorpresa, dolore) oppure il punto interrogativo. Se l’interiezione è inserita in una proposizione, può essere seguita da una virgola e il punto esclamativo si posizionerà alla fine della frase stessa (Ah, così la pensi!), oppure si può mettere il punto esclamativo sia dopo l’interiezione sia al termine della frase (Mah! Io non ho capito proprio niente!). Se il tono della frase è insieme di meraviglia e di domanda, al punto esclamativo si può unire quello interrogativo (Beh?!).

Vi lascio con un cammeo piccolo piccolo, di un personaggio secondario dei Promessi Sposi, il sarto, che aduso a mostrare a tutti la sua cultura, di fronte alla gratitudine espressa dal Cardinale Borromeo, se ne uscì con un banale “Si figuri!” per colpa del quale si tormentò in seguito non poco. Vi confesso che rivivo il disappunto del sarto per questa locuzione interiettiva ogni volta che la pronuncio.
Problemi da Grammarnazi, direte voi.
Bah! Boh! Beh! Ma anche echissene!

 
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Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
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