Un articolo al quadrato

Rubrica: La Grammarnazi

State sereni, la Grammarnazi non è impazzita. Come dite? Non è mai stata sana di mente? Eh, può essere! Scrivere di sé stessi in terza persona è – generalmente – un sintomo preoccupante. In ogni caso, scrive (sic!) ancora di grammatica e non di matematica e oggi riprende la rubrica con un articolo sull’articolo (da qui il titolo potenzialmente ingannevole).

Questa parolina significa “piccolo arto, piccola articolazione” (dal latino articulus), con ciò intendendo una parte variabile del discorso che non ha significato proprio ma assume un senso solamente in relazione a un altro elemento, quale un nome o altro (verbo, aggettivo o congiunzione) quando utilizzato in forma sostantivale.

Gli articoli possono essere suddivisi per tipo (determinativi, indeterminativi o partitivi) o, in base alla forma, per genere (maschili o femminili) e numero (singolari o plurali).

Gli articoli determinativi

Gli articoli determinativi sono:

  • il, lo (maschile singolare); si usa “lo” prima delle parole che iniziano con la “s seguito da consonante” e con le consonanti x, y, z, pn, gn, ps; al posto di lo, si usa l’ davanti a parole che iniziano con vocale, come “l’orizzonte”;
  • i, gli (maschile plurale; gl’ è abbastanza raro);
  • la (femminile singolare; l’ con parole inizianti per vocale e h seguito da vocale, come habanera, ma non i seguito da vocale, come iattura);
  • le (femminile plurale); l’ al plurale è abbastanza raro quando non davanti alla vocale “e”, quale l’eliche, che, infatti, quel solone di Word mi segna come errore.

Gli articoli determinativi sono utilizzati per indicare ciò che è già noto all’interno del discorso che stiamo facendo (mentre per ciò che rappresenta un elemento nuovo si userà un articolo indeterminativo) oppure indicare una precisa classe di qualcosa. Per meglio comprendere, eccovi qualche esempio.

Ho visto il fratello di Sonia (tra i tanti fratelli, proprio quello di cui sto parlando da settimane ormai).

Il libro digitale (e-book?!) non sostituirà mai quello cartaceo (perché non profuma di nulla, mia personalissima visione della questione!)

Sto ascoltando la canzone di Ultimo (quella che ha smentito le Scritture).

Ho incontrato la tua professoressa di italiano (e ci siamo scambiate irripetibili battute da Grammarnazi!)

Il gatto ha fame (chi ha un gatto sa che, quando un felino è affamato, non si possono avere dubbi al riguardo!)

Vorrei cucinare il piatto che abbiamo assaggiato al ristorante sabato sera (consiglio allo sprovveduto uomo che dovesse udire una frase simile: se la vostra donna non si è mai cimentata in nulla di più complesso dell’apertura con forbice di sacchetto di “piattosurgelatoprontoincinqueminuti”, non rischiate, portatela al ristorante!).

Sono stato dal gommista a cambiare gli pneumatici (in questo caso l’Accademia della Crusca suggerisce come più corretta questa forma ma accetta, in un registro “familiare”, anche la forma “il” e il corrispondente plurale “i”; la Grammarnazi si dissocia da questo lassismo, in famiglia occorre parlar bene come in società).

L’articolo determinativo non si usa prima dei nomi propri di persona, tranne a Milano e zone limitrofe, dove vengono usate frequentemente espressioni quali “lo Stefano, il Carlo” piuttosto inascoltabili alle orecchie del resto degli italiani.

Tanto per non sembrare campanilista, segnalo che in Romagna (e non solo) sono usate frequentemente nel registro colloquiale le forme “l’Elisa, la Francesca, la Sara”, anch’esse formalmente non ineccepibili.

A volte l’articolo aiuta a disambiguare il genere dei sostantivi che hanno la medesima forma al maschile e al femminile, come “il cantante” o “la cantante”.

Come anticipato, l’articolo può essere seguito anche da verbi, congiunzioni o aggettivi, se questi assumono la funzione di sostantivi. Si vedano gli esempi seguenti.

Il bere vincerà sempre sul male (questa non è mia, ma mi ha fatto tanto ridere!)

Non riesco a capire il perché della tua rabbia (dice un qualsiasi uomo a una qualsiasi donna in una qualsiasi situazione – non sperate di capirci!)

Il bello deve ancora venire (come diceva quella pubblicità? L’ottimismo… vola!).

Gli articoli indeterminativi

L’articolo indeterminativo in italiano ha solo le forme del singolare che sono, al maschile, un e uno (quest’ultima forma davanti a “s seguita da consonante”, i seguita da vocale, gn, pn, ps, x, y, z), mentre al femminile una e la forma elisa un’ davanti a vocale, tranne nel caso di i seguita da vocale.

Questo tipo di articoli viene utilizzato con due funzioni:

  • introdurre qualcosa che non è noto, definito o di cui non si è parlato in precedenza;
  • identificare o indicare un membro di una categoria (ma non la categoria nel suo complesso).

Ieri sera alla festa Maria ha incontrato un bellissimo uomo (e subito dopo la sua splendida moglie, ironico, no?!)

Giulia ha comprato un gatto (è single ma non ha ancora quarant’anni, quindi solo uno, per ora!).

Fabrizio abita in un appartamento al quarto piano (non occupando tutto il piano, si usa l’articolo indeterminativo).

Gli articoli partitivi

Questo tipo di articoli sono formati dall’unione della particella “di” e degli articoli determinativi già sopra illustrati.
Suddivisi per genere e numero sono:

  • al singolare maschile del e dello;
  • al singolare femminile della;
  • al plurale maschile dei degli;
  • al plurale femminile delle.

Il loro utilizzo serve a indicare una parte indeterminata di un tutto e nell’uso al plurale gli articoli partitivi fanno le veci dell’articolo indeterminativo (che sarebbe altrimenti sprovvisto di questa forma). Assumono il significato di “alcuni”, “qualche” (nel caso di sostantivi considerati numerabili al singolare; mentre al singolare indicano “una certa quantità di” (per cose od oggetti considerati non numerabili).

Perché non cucini del pesce? (Utopica domanda che spero di sentirmi porre, ma sono l’unica in casa ad amare il pesce)

Sara è uscita per incontrare dei compagni di scuola (sono trenta in classe, non posso mettermi a ricordare tutti i nomi!)

Per colazione Federica ha bevuto del latte (non è a dieta, quindi non misura la quantità).

Ho appeso in casa dei quadri (ora ci sono delle preoccupanti crepe sul soffitto, forse ho esagerato).

L’articolo partitivo non si usa con sostantivi astratti quali speranza o fede, anche se forme come “Hai del coraggio” e “quel ragazzo ha mostrato del buon senso” sono generalmente accettate.

Avrete ben compreso che, anche se da solo l’articolo non ha significato proprio, utilizzato nel modo giusto può cambiare il senso o l’intenzione di una frase.

E se qualcuno, riferendosi alle recenti aperture dell’Accademia della Crusca a orrende espressioni moderne, vi dovesse dire che la grammatica non ha più regole così ferree, zittiteli citando Michel de Montaigne: “La maggior parte dei problemi del mondo sono dovuti a questioni di grammatica” (se vi state chiedendo se sia corretta la forma verbale “sono dovuti” nella frase citata, sappiate che lo è tanto quanto “è dovuta”).

Elisa Zafferani

Redattrice

Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
La mia rubrica è La Grammar-nazi
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