Umami, Laia Jufrasa

Acido. Amaro. Dolce. Salato.

Umami.

Umami non è soltanto il titolo di questo romanzo, il primo della giovanissima autrice messicana Laia Jufresa, è anche il nome poco conosciuto del quinto sapore con cui costantemente veniamo in contatto.

La storia è l’insieme delle storie di chi abita Villa Campanario, un comprensorio costruito da Alfonso e Noelia a Città del Messico.

A Villa Campanario le case hanno il nome dei cinque sapori: in Casa Acido abitano Beto e Pina, padre e figlia, in Casa Amaro vive Marina, giovane pittrice che non dipinge ma inventa i nomi dei colori, Casa Dolce è utilizzata per le lezioni di musica tenute da Linda e Victor, musicisti che abitano con i figli in Casa Salato. Casa Umami è la casa di Anfolso, antropologo studioso del quinto sapore.

Quello che lega i personaggi della storia non è un avvenimento ma uno stato d’animo, una mancanza. Umami è la storia del dolore quotidiano, leggero, sottile e costante, con il quale tutti i protagonisti del romanzo convivono: è il denominator comune di Villa Campanario.

Chi ha perso una figlia e una sorella, chi una moglie, chi si è allontanato da un padre, chi da una madre. Laia Jufrasa ci accompagna nel vialetto polveroso del comprensorio e ci porta davanti a ogni casa, facendoci guardare dalla porta aperta i suoi personaggi, facendoci leggere i loro pensieri e scoprire le loro vite, che, abitando in una sorta di condominio orizzontale, sono inevitabilmente intersecate.

I punti di vista sono quelli dei personaggi, cinque in tutto. I capitoli sono brevi e facili da leggere.

La bravura di Laia sta nell’affrontare le cose un po’ alla volta, senza farci sentire il bisogno di sapere di più di quello che dice e senza svelarci tutto in una volta. Con la sua scrittura paziente, delicata e discreta è come se sbucciasse una cipolla: esamina uno strato e lo toglie, ne trova un altro, lo scompone, e toglie anche quello, tutto per arrivare al centro, dei protagonisti e del comprensorio.

Nonostante questa storia parli di perdita e dolore, lo fa in maniera piacevole e del tutto normale. 

Cosa mi è piaciuto:

Marina e i suoi colori. Le abitudini di tutti i personaggi, strani e curiosi. Il silenzio del comprensorio.

Cosa non mi è piaciuto:

Il finale che sembra sospeso.

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Umami è il sapore delle storie ben raccontate.

A chi lo consiglio: a chi piace il silenzio. A chi piace osservare-studiare i comportamenti delle persone.
Abbinamento suggerito: da gustare con una birra ghiacciata servita con una fetta di limone messicano.

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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