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The war – il pianeta delle scimmie

Di Matt Reeves, con Woody Harrelson, Andy Serkis.

Ferragosto, scimmia mia non ti conosco. Ammetto che non avevo alcuna voglia di guardare e recensire questo film, ma poi ho studiato le alternative e ho visto che erano ben due film con Nicolas Cage.

Cosa che credo infranga anche qualche legge.

Tant’è, mi ritrovo con una scelta quasi obbligata. Non avevo interesse a guardarlo soprattutto per la critica letta sinora. Tutti esaltano questo film, fotografia, citazioni come se piovesse, motion capture che anima e dà espressività alle scimmie perfette, cinema puro. Il tutto saldamente impiantato su una trama universalmente descritta come “semplice” e “lineare”.

Sentite anche voi la puzza di fregatura?

Bene, perché il film è tutto quanto le recensioni promettono e molto di più. O di meno, a seconda dei punti di vista.

La storia: un colonnello umano cattivissimo vuole ammazzare le scimmie guidate dal saggio Cesare. Durante un blitz gli uccide moglie e figlio. Cesare giustamente non la prende bene e parte con un piccolo gruppo di compagni per vendicarsi. Fine. Abbiamo fatto in fretta, no?

Comunque sia, le prime cose da dire sono senza dubbio positive. Gli effetti speciali sono eccezionali, le scimmie sono più reali del reale. Fotografia eccellente e tecnica di ripresa allo stesso livello. In realtà, a dispetto del titolo e di due fasi all’inizio e alla fine, questo non è un film di guerra. L’impianto è piuttosto quello del western tradizionale, in maniera piuttosto smaccata, e anche questo è realizzato molto bene.

Passando poi al nocciolo del film, è impossibile non soffermarsi sulle citazioni. Il film ne è pieno, intriso. Pure troppo. Carino come gioco mettersi a riconoscerle ma, un po’ come quei dolcetti mediorientali, l’eccesso di dolcezza/citazioni nausea in fretta. In The War c’è moltissimo Conrad con il suo Cuore di Tenebra e altrettanto, o forse più, Coppola. Il personaggio di Woody Harrelson è ricalcato sul colonnello Kurtz (anzi, Apocalypse Now è espressamente citato nel film, il che crea un curioso metariferimento. Non è a quanto pare il personaggio a essere ricalcato, ma è il personaggio di Harrelson che, avendo visto il film, lo scimmiotta), pur senza avere il magnetismo allucinato del personaggio di Brando. C’è Shindler’s List, c’è moltissimo western, con espliciti riferimenti a Ford e Leone, anche se non è chiaro se siano diretti o siano piuttosto filtrati dall’ultima opera di Tarantino (The Hateful Eight). In fase di avvio c’è perfino una citazione smaccata alla sequenza di apertura de Il Gladiatore. Infine, saltando una quantità di dettagli che sarebbero noiosi per i non nerd cinematografici, c’è tantissima Bibbia. In sostanza, anzi, togliendo una spolverata di nuovo testamento, possiamo vedere l’intero film come una rivisitazione del libro dell’Esodo in salsa scimmiesca.

Tanta carne al fuoco, dunque, e prima di passare alle dolenti note bisogna anche applaudire lo sforzo di riportare la serie nei binari della continuity, riportando tutti gli eventi di questa serie prequel alle condizioni di base che verranno narrate poi nel capostipite della saga, quel Pianeta delle scimmie del 1968 interpretato da Charlton Heston.

Sufficiente? Naturalmente no, perché arriviamo finalmente a quello che la maggioranza della critica ha liquidato con leggerezza a “semplice e lineare”, la trama.

E la trama, gente, fa schifo. Non ho ben capito quando esattamente fare film senza una costruzione approfondita e interessante sia diventato “fare cinema nel suo senso più puro”, come ho letto da qualche parte. Forse sarò io, che di storie ci vivo e che quindi le giudico fondamentali, ma qui assistiamo a due ore e venti di noia pura e prevedibilissima. E questo è il meno.

Già, perché è perfettamente comprensibile che in questo episodio il punto di vista sia stato completamente incentrato sulle scimmie, relegando gli umani a sfondo. Si capisce il tentativo di invertire il punto di vista, di mostrare come il bene e il male si possano annidare in ogni comunità a dispetto della “razza”, si capisce che per fare questo e per stratificare i personaggi scimmieschi gli umani debbano essere relegati a figure del tutto bidimensionali, sante come la piccola Nova (altro riferimento al Pianeta delle Scimmie originale) o demoniache come il Colonnello, mentre tutti gli altri fanno numero e sono completamente indefiniti e pure un po’ idioti. Quindi? Qualsiasi cosa ci volesse raccontare di nuovo questo episodio non arriva minimamente. Anzi, se proprio andassimo a cercare un qualche profumo di epica, la possiamo solo immaginare negli umani, non certo nelle scimmie. Sono gli uomini, paradossalmente, a essere messi nella condizione di essere interessanti. Una razza che si sta per estinguere e ne è fondamentalmente cosciente, come reagisce? Il film ce lo mostra malissimo, relegando il tutto a cliché utili alla narrazione biblica dell’esodo di Cesare/Mosè e del suo popolo verso la terra promessa. Anche il punto di vista da parte delle scimmie sarebbe potuto essere interessante in questa ottica. È senza dubbio in corso un genocidio, ma da parte di chi, in effetti? Quale delle due razze si sta effettivamente estinguendo? In una scena del film, forse la più efficace, il Colonnello la butta pure lì, ma poi la cosa passa e viene successivamente ignorata.

Insomma, The War più che un film è un enorme contenitore, realizzato benissimo peraltro, che però si rivela una scatola quasi del tutto vuota. Non lascia niente allo spettatore, se non la soddisfazione un po’ onanistica di aver chiuso il ciclo del franchise Il pianeta delle scimmie. Chiuso per ora, poi, che si fa sempre in tempo a inventarsi qualcos’altro per spremerlo ulteriormente. Ma fino ad allora, ritengo che questo film finirà rapidamente nel limbo delle opere senza infamia e senza lode, dimenticato nel giro di qualche settimana. A proposito, Reeves è stato scelto (al posto di Ben Affleck) per girare il prossimo The Batman.

Sinceramente per i fan del pipistrello dubito sia una buona notizia.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-2-5
Frase distintiva: “Non ho iniziato io questa guerra”. Dal pubblico si alza una voce “sì pero ora basta, che mo’ ve lo buco sto pallone”.

A chi lo consiglio: a chi viene trascinato al cinema con la forza in questi giorni e comunque non vuole vedere un film con Nicolas Cage.

Abbinamento suggerito: un B52, la bevanda più simile al napalm che ci sia, di primo mattino. Se si deve essere citazionisti, facciamolo fino in fondo.

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Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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