The Tick

Di Ben Edlund, con Peter Serafinowicz e Griffin Newman

Viviamo in un’epoca di transizione per le serie tv. I grandi produttori americani di prodotti per la tv dominano ancora la scena, anche se gli operatori che nascono dalla rete si fanno sempre più forti. A ben guardare, va in effetti sparendo la differenza tra i due media, mentre le produzioni di Netflix e, in misura minore, di Amazon si fanno sempre più imponenti.

Un avvio in apparenza fin troppo pomposo per la proposta di oggi, che fa capo proprio ad Amazon, una serie leggera e ironica basata sulle avventure di The Tick (la zecca), uno sconclusionato quanto potente supereroe e della sua spalla Arthur.
La serie è ancora inedita in italiano ma, dopo la puntata pilota del 2016, da agosto 2017 è cominciata la distribuzione della prima serie, composta da sei episodi.

The Tick gioca elegantemente sul confine tra parodia e serie originale: i riferimenti ai grandi classici sono moltissimi e irriverenti (soprattutto nei confronti del “mostro sacro” Watchmen, ma anche dell’universo DC comics e in particolare di Superman) ma, al contrario di The Orville, che abbiamo recensito recentemente, qui non ci troviamo davanti al fastidio di una scopiazzatura ma a una storia che ha una sua propria dignità, intrigante.

Già questo è un risultato per nulla scontato. Il tema supereroi è infatti quanto di più affollato si possa immaginare al momento e, nella lotta tra Marvel e Dc, lo spazio che rimane è veramente esiguo (una delle vittime è stata per esempio Powers, serie interessante con un punto di vista abbastanza inedito, che forse avrebbe meritato di più). Edlund sembra invece aver trovato la quadra. Innanzitutto nel formato, più da sit-com che da serie tv. Meno di mezz’ora a puntata, pochi fronzoli, lo spettatore proiettato direttamente al centro dell’azione senza che ci si perda troppo in approfondimenti, lasciati a pochissimi e mirati flashback. Tanto movimento, quindi, tanti combattimenti ma la scena è costantemente nelle mani della Zecca. Fortissimo, con una assurda tutina blu con le antenne, il nostro supereroe si può definire solo in un modo: giulivo. Allegro, brillante, non smette un attimo di parlare e di tirar fuori le più assurde reinterpretazioni di quelle che sono le frasi piene di retorica dei supereroi degli anni ’40 e ’50. Costantemente, con tutti. È così sconclusionato da essere esilarante. Di contro il suo tutt’altro che volenteroso assistente, Arthur, ci viene presentato nel modo più disastroso possibile (un complottista dal passato tragico e dallo stato psicologico parecchio precario). The Tick gli si attacca addosso come… be’, come una zecca (scusate, non ho resistito), alternando richiami a un destino più grande con profferte di amicizia al limite dell’imbarazzante. O forse ben oltre il limite, a dire il vero. L’umorismo a tratti è molto “british” e ricorda anzi un altro grande successo della stagione scorsa, quella dell’investigatore olistico Dirk Gently.
Anche i cattivi giocano moltissimo sulla combinazione di personaggi stereotipati all’estremo (il malvagio supremo, the Terror) e altri personaggi al limite del grottesco (miss Pelucchi, con il potere di controllare l’elettricità e l’inconveniente di quella statica, che le rende difficoltoso vestirsi di nero).

La serie quindi ci piace, ci piace parecchio. Non è però tutto oro ciò che luccica o meglio, potrebbe non esserlo. C’è molta carne al fuoco e mantenere questo livello non sarà facile senza cedere dalla parte dell’azione o da quella dell’umorismo. Per ora, però, ci troviamo davanti a un super-dramedy dalle grandissime potenzialità.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5

Frase distintiva: “Sei già alla fase tre, Arthur: l’Eroe che si oppone alla Chiamata. Ma è il destino che ti sta chiamando: accetta la chiamata a tuo carico, Arthur.”

A chi lo consiglio: a chi era in attesa di qualcosa di diverso in un mare di titoli molto simili tra loro.

Abbinamento suggerito: un paio di tequila bum bum.

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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