The Shannara Chronicles: il fantabidone che non mancava (e purtroppo è tornato)

Ok, il titolo non lascia molto spazio ai dubbi. Bisogna dire però che sono grato a questa serie: dopo varie recensioni di titoli belli e pregevoli, finalmente ho la possibilità di tornare a una sana stroncatura.

E qui, da stroncare, c’è praticamente tutto.

Cominciamo col dire che pure il materiale di provenienza è di pessima qualità. Tutto nasce dalla serie di romanzi di Terry Brooks. Lunghissima, composta da libri lunghiiiiiiiissimi, tediosa oltre ogni dire (lunghissimo l’ho già usato?) , la sintesi perfetta degli elementi peggiori dei peggiori sfornapolpettoni (ah già, li chiamano “best seller”) sul mercato. Prolisso come Clive Cussler, prevedibile come Wilbur Smith, invadente (come numero di uscite) come Tom Clancy, che ricordiamo essere un autorino da un’uscita all’anno anche diversi anni dopo la morte. Cosa che, nonostante l’aspetto paranormale, non ha migliorato di una virgola la qualità delle uscite.

Brooks racchiude tutto questo e lo rielabora per proporci un mappazzone stantio dell’opera di Tolkien, senza averne minimamente le capacità né il genio immaginifico, limitandosi a sostituire la brillante cosmogonia de il Silmarillion con la genialata dell’ambientazione post apocalittica. Bravo Terry, non ci aveva mai pensato nessuno. Davvero. Credimi.

Tutta questa meraviglia l’ha poi usata per una quantità invereconda di pagine, più di trenta libri che dicono in sostanza sempre la stessa roba, in uno stillicidio che a me francamente ricorda questo

 

Corto geniale, tra l’altro.

Comunque sia, le disgrazie non vengono mai da sole. Qualcuno avrà pensato: “Se di grandi libri si possono fare pessime trasposizioni, forse può essere vero anche il contrario, giusto o no?”

No.

Perché, mirabilmente, la serie riesce a essere anche peggiore e, dopo una prima stagione che ha toccato il fondo, l’inizio della seconda si fa trovare intenta a scavare.

Perché tanta crudeltà, direte voi?

Intanto per l’idea balzana di trasformare il tutto in un teen drama. Non è un crimine realizzare lavori destinati ai ragazzi, quando questo ha un senso e sono fatti bene. Ma farlo così, per mero calcolo di marketing (non a caso la prima stagione è andata in onda, negli States, su MTV. Ve li ricordate i bei tempi di Daria, Beavis&Butthead, Scrubs? Ecco, una prece), incollando dinamiche narrative in scenari che non c’entrano assolutamente nulla e creando così uno scollamento totale tra azione e personaggi, be’, è semplicemente triste.

Passiamo poi ai personaggi, che sono un incubo. Profondità, tratteggio, caratteristiche, definizione. No grazie. Ognuno agisce in un certo modo perché sì. Passi anche per il cattivo, che almeno è un demone e poveretto fa il suo mestiere, ma gli altri? Il nobile trama e briga nell’ombra come da contratto metalmeccanici, il mago fa i magheggi e si comporta come un venditore di multiproprietà, ma per un bene superiore. Il protagonista non perde occasione, in ogni puntata, IN OGNI PUNTATA, di frantumarci le p…azienza con il fatto che lui vorrebbe essere normale e fare una vita normale e gne gne gne. Naturalmente per questo le donne lo amano. Tutte. Roba che ad averlo saputo prima le suffragette si ritiravano in una comune hippie invece di darsi tanto disturbo.

Passiamo infine alla trama. Nella prima serie abbiamo una bella serie di casini, qualche battaglia, la certezza di non avere speranza di salvezza. Salvezza che infine arriva, alla disperata, grazie alla magia (nemmeno uno spoiler!). Come comincia la seconda serie? Naturalmente con l’intenzione di vietare la magia e con la caccia ai maghi.

Quella coerenza bella che ti tiene inchiodato al divano. A parte la totale mancanza di logica è proprio la struttura della sceneggiatura a essere debolissima. Probabilmente un po’ per la scelta di posizionamento (sì, fa parte di quel gruppo di lavori che ritengono che rivolgersi ai giovani sia sinonimo di “parlare a dei dementi”), un po’ per l’insipienza degli sceneggiatori. La costruzione non è per nulla armonica ma a scatti, con una serie di grossi eventi e un lungo, straziante trascinarsi della narrazione tra uno e il successivo. Probabilmente, se invece di una serie avessero fatto l’album delle figurine, sarebbe stato più appassionante.

In ultimo, un rapido riferimento all’ambientazione. Per essere fighi e suggestivi la serie è stata cronologicamente “avvicinata” ai giorni nostri, rispetto al libro. Le tracce dell’apocalisse nucleare sono ancora ben visibili, esistono costruzioni, residuati, addirittura carcasse di auto. Probabilmente pochi secoli di distanza. E vabbè, direte voi. Peccato che nel frattempo l’uomo abbia avuto la possibilità di evolversi, addirittura dividersi in più rami attraverso un ciclo di mutazioni e di selezione. A fianco dell’Homo Sapiens troviamo le specie figlie, Nani, Troll, Gnomi. Roba che il buon Carletto Darwin, ovunque sia, dev’essere andato a picchiare tantissimo Lamarck. Così, per sfogare il disappunto.

Voi invece evitate la frustrazione. Guardate altro.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-1-5

Per trovare un aspetto positivo ho dovuto scorrere la lista fino a spuntare “pochi nani e pochissime asce”.

A chi lo consiglio: a chi criticava la trasposizione de “Il signore degli anelli” perché troppo d’azione. Questo è tutto vostro, tanti cari auguri.

Abbinamento suggerito: Vino rosso, peperonata, due grappe e caffè corretto sambuca. Se tutto va bene non arrivate alla sigla di apertura.

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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