The Orville

Considerata una delle proposte più interessanti della nuova stagione (la prima puntata è andata in onda negli States il 10 settembre), The Orville è un cosiddetto dramedy, ovvero un mix di storie e tematiche serie e inserti ironici quando non apertamente comici.

La storia: il capitano Ed Mercer riceve il comando della Orville, una nave da esplorazione della Federazione dei pianeti. Le missioni e le routine di bordo saranno però rese più complicate dalle dinamiche tra i membri dell’equipaggio, soprattutto a causa del primo ufficiale, ex moglie di Mercer.

Vi ricorda qualcosa? Naturalmente. La serie è apertamente una parodia di “Star Trek”, di cui l’autore è un grande fan. Quando parliamo di autore parliamo di Seth MacFarlane, padre de “I Griffin” e di “American Dad”, oltre che dell’orsacchiotto sporcaccione “Ted”. In questa serie MacFarlane è anche l’interprete principale, mentre la regia, come spesso accade nelle serie tv, passa di mano da una puntata all’altra (per quanto riguarda l’episodio pilota, è stata di Jon Favreau, volto noto dell’universo cinematografico Marvel e regista dei primi due Iron Man).

Ora, si sa che quando si tocca “Star Trek” si va apertamente in cerca di guai con lo zoccolo duro dei fan più accaniti (J. J. Abrams, ti fischiano le orecchie per caso?) e anche in questo caso non c’è stata eccezione. “The Orville” è stato letteralmente stroncato dalla critica e anche l’accoglienza del pubblico è stata piuttosto tiepida. Pregiudizio a parte, da quello che abbiamo potuto vedere dalla prima puntata le critiche non sono poi così infondate. Più che una parodia dell’universo di “Star Trek”, ci troviamo davanti a una vera e propria, clamorosa, copia: la federazione dei pianeti, la flotta, gli equipaggi multirazziali, le navi stesse (con motori quantistici invece che a curvatura). Probabilmente voluto per far risaltare su uno sfondo noto la differenza tra i personaggi ma anche qui ci sono enormi indizi di debolezza.

Che MacFarlane si piaccia, che ami interpretare quel ruolo un po’ vincente e un po’ da sfigato che già ha proposto nel disastroso “Un milione di modi per morire nel West” è cosa nota ed è innegabile che la sua figura, sostituita a quella dei quasi mitologici capitani Kirk e Picard, strappi qualche risata. I personaggi di contorno sono però troppo piatti, perlomeno ancora, troppo seri e troppo poco stralunati per imprimere una marcata differenza con l’originale, senza dimenticare che spesso e volentieri anche “Star Trek” (soprattutto nei film degli anni ’80) amava prendersi poco sul serio, a volte anche con veri e propri intermezzi comici affidati alla meravigliosa coppia Spock-McCoy.

La parte “seria” di “The Orville” risulta quindi debole e pretenziosa, più che ambiziosa, mentre la comicità non è strutturale ma affidata a una serie di trovate nel più puro stile slapstick, assurdo e fracassone. Anche la prima sotto-trama che ci viene proposta, l’incontro tra i due ex-coniugi che si ritrovano al comando della nave, appare scontata e viene risolta quasi di corsa con dialoghi piuttosto banali.

Ci auguriamo che la serie prenda al più presto una direzione chiara e con una personalità decisamente più forte, soprattutto per MacFarlane che, al di fuori dell’animazione dove oggettivamente è molto bravo, stenta a trovare una sua via. Due stelline per la fiducia, anche se la prima puntata ne meriterebbe una sola.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-2-5

Frase distintiva: Signor Sulu, se ci senti traccia una rotta. Lontano, ma tanto, da questa.

A chi lo consiglio: a chi ha bisogno di una piccola dose di mantenimento in attesa di Discovery, la nuova serie dell’universo di Star Trek. Speriamo bene.

Abbinamento suggerito: una Bud, in lattina, per entrare nel giusto spirito.

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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