Magazine » The Cure: with nothing left but Faith

The Cure: with nothing left but Faith

Rubrica: Taca la musica!

Immaginate di incamminarvi su una strada desolata e inoltrarvi in una fitta nebbia. In lontananza si scorge un paesaggio i cui contorni sono sfuocati, ma la cui bellezza incanta. Si odono cori di riti pagani, impossibile capire da dove provengano. Ci invade un senso di smarrimento e angoscia perché tutto intorno a noi perde sostanza e forma, colore e luce. Ora ascoltate Faith, il terzo album di The Cure pubblicato nel 1981 dalla Fiction Records. Potrebbe essere la colonna sonora perfetta per un Halloween da “alcol o antidepressivo?”.

La bellezza di Faith emerge anche dalle sue contraddizioni, essenziale e complicato, tetro e delicato.
L’opera più alienante e cupa della discografia dei Cure che sono riusciti a realizzare otto perle di Dark Wave. Faith esibisce inattese novità nel mondo del Dark, è di un minimalismo davvero unico.
Ascoltandolo a volte sembra di precipitare nel vuoto, essere tagliati da un vento gelido, in altri momenti invece si avverte una strana immobilità. Ci immergiamo completamente nei pensieri soffocanti di Robert Smith e la drammaticità dei testi, i ritmi lenti, le atmosfere opache dei brani intensificano il senso di smarrimento.
Diventiamo partecipi dei dubbi che lo corrodono. La morte (Mary) e la fede sono solo i punti finali di un viaggio tortuoso dentro se stessi. Credo che questi due concetti abbiano però valori diversi dalle comuni credenze. La fede è simbolo di speranza, un appiglio al quale aggrapparsi per risalire dall’oscurità. La morte è la fine di una situazione insostenibile, la porta verso un futuro più sereno.
Robert Smith il dolore lo attraversa e lo fa con l’aiuto della musica. Non ci risparmia nemmeno una sfumatura del suo tragico stato mentale. I Cure di Faith ci rapiscono con brani dalle intro interminabili, dall’incedere rallentato e maestoso. Protagonista il basso a sei corde di Gallup che spesso dialoga, talvolta sostituisce, la chitarra. La voce di Smith invece sembra provenire da lontano e ci assale come un’ossessionante litania.
Faith ricopre un ruolo importante nella discografia dei Cure, sebbene non sia mai stato, e forse ancora non lo è, giustamente considerato da una certa parte di critica e pubblico. Costituisce il punto di arrivo di un’identità sonora più cupa e intimista.

La realizzazione di questo terzo lavoro è stata contornata da una serie di spiacevoli episodi che probabilmente hanno contribuito a intensificare gli umori grigi che ovattano tutti i suoi brani.
Nasce durante un momento difficile per il giovane e sensibile Robert Smith, genio instabile e alcolizzato, in piena crisi depressiva, intrappolato nel vortice di droga e alcol e fisicamente provato. I Cure infatti avevano affrontato un intenso periodo lavorativo che, dal 1979 al 1981, li vide impegnati in una media di circa duecento live all’anno.

Il malumore investe anche gli altri componenti della band che, seppur inclini all’uso smoderato di alcol e droghe, non si lasciano inghiottire dallo stato in cui si trova il loro leader.

Il tastierista Matthieu Hartley lascia la band poco prima della registrazione dell’album, i Cure tornano alla formazione originaria: batteria-chitarra-basso. Questo abbandono, dovuto a incomprensioni con Smith, porta irrequietezza all’interno del gruppo durante i concerti e una nuova forma stilistica, le tastiere sono affidate al leader.

A peggiorare la condizione, il dolore per la perdita di alcuni conoscenti e la grave malattia della madre di Tolhurst. Tutto ciò influisce sulla realizzazione dei brani e sembra che l’album non prenda la forma desiderata da Smith. Finalmente il 14 aprile 1981 viene pubblicato Faith e le sue otto perle.

L’unico singolo estratto dall’album è “Primary” le cui ritmiche più dinamiche, prodotte dal basso di Gallup e di Smith, sono un po’ fuorvianti dalle atmosfere dell’album. Rimane di certo il pezzo più orecchiabile e in un certo senso “pop”. Nelle classifiche britanniche arrivò alla 14° posizione.

“The Holy Hour” è il brano che apre l’album e ne anticipa le melodie e le atmosfere di depressione e angoscia. È l’inconfondibile riff di Gallup ad inaugurare il brano, seguito poi dalla batteria di Tolhurst introdotta in modo insolito.
È il momento di “Other Voices”, ispirata da un romanzo di Truman Capote, nella quale mi lascio cadere completamente. È la mia preferita, con “Charlotte Sometimes”, della discografia dei Cure. Il giro di basso è irresistibile, sofferente e crea, con la batteria compressa e distante, una danza macabra e ipnotica. Un crescendo di dolore per la raffinata “The Cat Are Grey”, la cui ispirazione proviene da un racconto della Trilogia di Gormenghast di Mervyn Peake.

Imponente, dolce, spettrale: “The Funeral Party” la cui struttura semplice e senza fronzoli, risulta tremendamente emozionante.
Il suono e il testo aggressivi di “Doubt” introducono un altro tema, una soluzione estrema alla condanna di vivere: la violenza fisica.
In “The Drowning Man” appare il doppio femminile di Smith una sinfonia desolante e minimale, davvero toccante.

Chiude l’album il brano più significativo, “Faith”. Una intro strumentale lunga, imponente e drammatica. L’incedere è dettato dalle cadenze funeree della batteria e i synth si intrufolano come qualcosa di sinistro nel dialogo tra chitarra e basso. Interviene infine la voce rassegnata di Smith che sussurra “I went away alone With nothing left But faith”.

Formazione

  • Robert Smith - voce, chitarra, tastiere
  • Simon Gallup - basso
  • Laurence Tolhurst - batteria

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5
A chi lo consiglio: a chi deve chiudere un capitolo della propria vita
Abbinamento suggerito: Rum o qualcosa che scaldi velocemente, le atmosfere sono gelide.
Francesca-Renzetti

Francesca Renzetti

Redattrice
Nella vita di tutti i giorni sono una mamma, mi occupo di web marketing, social network. Il Buongiorno a casa mia profuma di caffè e ha la carica del Rock. Naturalmente inizia alle sei della mattina con il sorriso di mia figlia.
La mia rubrica è Taca la Musica!
Leggi la mia biografia oppure