The Clash: London Calling

Rubrica: Taca la musica!

Sono passati quasi 40 anni dall’uscita di London Calling (1979), eppure non lo si può considerare un album sorpassato ma, a mio parere, eternamente moderno. Troppo spesso associata solo al fenomeno punk, di cui è tra i capostipiti, la leggendaria band della Londra sta Chiamando conosce e interpreta stili anche molto diversi tra loro. In questo album dimostra di aver colto dal punk la sua vena rivoluzionaria e genuina, ma di essere andata oltre, assaporando il passato e preannunciando il futuro della musica.

Non è un caso, infatti, se gruppi rock anche di un certo tiro (Pearl Jam, Franz Ferdinand, Rancid, Ska-P) hanno attinto al repertorio di The Clash e in particolare da London Calling. Vorrei inoltre ricordare che Rolling Stone lo ha decretato “disco più importante degli anni ‘80”.

La semplicità e la velocità del punk in London Calling svaniscono, lasciando spazio a nuove fusioni appartenenti a realtà lontane e nelle quali i componenti della band ci si tuffano con passione: reggae, dub, r ‘n’ b, rock classico, rockabilly, musica popolare. Rispetto alle precedenti pubblicazioni, si aggiungono altri strumenti (fiati, pianoforte, percussioni) che offrono spessore ai brani e nuove opportunità al genio della coppia Strummer-Jones.

Il disco contiene 19 pezzi – è un album doppio – straordinariamente differenti tra loro ma legati da una grande energia. È proprio questa forza, che scaturisce anche dai testi, a sovrastare su una forma esecutiva ruvida, non perfetta.

In “Rudie Can’t Fail” e “Wrong ‘em Boyo” si marcia sui ritmi del funk-ska. La guerra civile spagnola riecheggia nelle sonorità folkeggianti e pop rock di “Spanish Bombs”. Il rockabilly di fine anni ‘50 rivive nella versione di “Brand New Cadillac”, brano di Vince Taylor. Come non citare “London Calling” che fonde rock e raggae in modo irresistibile. Nel dub frastornato di “The guns of Brixton” emergono le origini di Paul Simonon, che in questo caso è autore e interprete del brano. I generi si mescolano e si confondono mentre le voci di Jones e Strummer distinguono i momenti più intimi da quelli più popolari.

Una nota particolare va alle liriche dei testi, che dovrebbero essere lette con attenzione. L’intenzione della band è di portare le persone a una presa di coscienza attraverso critiche al sistema politico, più in generale al sistema capitalistico e al mondo americano. Non sono trattati, infatti, solo temi inerenti a Londra ma si ricordano alcuni fatti storici di livello mondiale. Il passato torna anche nei contenuti testuali (guerra civile spagnola, crimini nazisti) come incentivo per affrontare il presente e affacciarsi al futuro con dei propositi migliori.

 

Curiosità:

London Calling era la frase di Edward R. Murrow, conduttore radiofonico statunitense, durante la seconda guerra mondiale.

I Clash realizzano i 19 pezzi di London Calling in un garage di Pimlico, rinominato Vanilla Studios. Terminato il rapporto con il manager Rhodes non possono più accedere allo studio di Camden, perciò dovono trovarsi una sede alternativa in cui provare. Fino all’arrivo di Guy Stevens che li traghetta ai Wessex Studios, dove per quasi due mesi lavorarono per 18 ore al giorno.


Formazione:

Joe Strummer – voce, chitarra ritmica, pianoforte

Mick Jones – chitarra solista, voce, pianoforte

Paul Simonon – basso, voce

Topper Headon – batteria, percussioni

 

Hanno partecipato anche:

Mickey Gallagher – organo Hammond

The Irish Horns – fiati

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Vi lancio una sfida: lo stile di quante band riconoscete in “Lost in the Supermarket”?

A chi lo consiglio: a quelli che dicono sempre: “Ma le canzoni di questo album sono tutte uguali”.

Abbinamento suggerito: Whisky Sour, lo consiglia Dorothy Parker e con questo caldo ci sta bene.

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Francesca Renzetti

Redattrice
Nella vita di tutti i giorni sono una mamma, mi occupo di web marketing, social network. Il Buongiorno a casa mia profuma di caffè e ha la carica del Rock. Naturalmente inizia alle sei della mattina con il sorriso di mia figlia.
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