Magazine » Luca Severi

Tag: Luca Severi

Lo scisma calcistico e come resistere all’antimondiale

Lì per lì non ci ho pensato, ma alla fine la storia che l’Italia non andrà ai mondiali un po’ mi scoccia. Si può proferire il termine “scoccia” in volgare per significare “crea ugge” o vale solo la versione con il “tch” se ci riferiamo all’atto dell’impacchettare con il nastro adesivo? Misteri della Crusca.

Cioè, in assenza della Nazionale deve comunque valere il principio per cui si battezza una squadra e poi se vince si va a festeggiare di brutto, no? Passiamo in rassegna alcuni criteri credibili di scelta: più vicine la Francia e la Svizzera, ma in Argentina ci sono diversi giocatori con origini italiane. La Corea del Sud ricorda l’eliminazione del 2002 e sarebbe una scelta coraggiosa, il Brasile vinse nel ‘58 quando l’Italia non si qualificò ai Mondiali di 60 anni fa. E in tutto questo, chi è la favorita? Forse la Germania, però anche la Francia è insidiosa e bisogna tenere d’occhio le sudamericane, il Belgio è pieno di talento; o magari è la volta buona che la Brexit serve all’Inghilterra per assumere rilievo internazionale. Comunque, occhio agli italiani che vendono sempre cara la pelle eh! Ah no, l’Italia non va ai Mondiali nel 2018! Perdonatemi la leggerezza con cui si trattano temi di rilevanza straordinaria, come direbbe sacchianamente l’Arrigo, ma sostanzialmente questa non partecipazione era nelle cose e parte da lontano, perciò ben vengano le barze in assenza delle esultanze.

A proposito, forse ci saranno meno tradimenti delle mogli coi bagnini mentre i mariti sono davanti al maxischermo. “Caro, non eri al bar a vedere la partita?” “No, alla fine Egitto-Australia non era così emozionante, ma Karim non era un’amica?”. Troveranno altri modi.

In ogni caso ci sono gli estremi per un sincero Romagna 2018, che è un po’ l’Antimondiale, la cattività riminese in cui numerosi turisti dell’Est Europa assieperanno l’adriatico per guardare le partite delle loro nazionali. Del resto, in Russia e in Polonia Andrea è un nome femminile.

Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure

Blade Runner 2049

DI DENIS VILLENEUVE, CON RYAN GOSLING, HARRISON FORD, JARED LETO

Sono passati trentacinque anni dall’uscita del film che rivoluzionò la fantascienza, poco più degli anni che separano il distopico 2019 di Ridley Scott da quello di Villeneuve. Per un evento del genere abbiamo scelto due paia di occhi e due diverse opinioni, per provare a capire se ci troviamo di fronte a un degno erede.

LUCA SEVERI

Il futuro è già qui, nel suo degrado così attuale, asettico e perfetto. È presente nell’impossibilità di scindere fra uomo e tecnologia, fra replicanti di serie A e serie B, nella vacuità dei rapporti interpersonali e del piacere, nella sovrapposizione, come nella scena di sesso, fra uomo e ologramma. Villeneuve racconta in modo potente l’idea di un futuro che ha incancrenito, pur perdendo il caos dell’originale, le meschinità di quello.
Se la trama di Blade Runner 2049 appare frammentaria, ciò che impressiona positivamente lo spettatore non è cosa viene inscenato, ma il come: a tratti poetico e delicato, ma potentissimo nel descrivere un’umanità allo stesso tempo tragica e resistente. La si trova disseminata ovunque e in nessun posto è davvero presente, infatti eccola emergere principalmente nei ricordi. Ne fa le spese l’agente K., interpretato efficacemente da Ryan Gosling, che seguendo i fili della memoria scoprirà di essere vittima di un ricordo reale, vissuto ma non in prima persona, che scatena il terremoto interiore del protagonista. Il cavallino di legno, che assomiglia vagamente a un altro feticcio del cinema contemporaneo, la trottola di Inception, è quel pezzo di memoria che nasconde un segreto e protegge un prodigio, Ana, la creatrice di ricordi.
Blade Runner 2049 non è un film classico di fantascienza, è una storia dal futuro con una finestra sul presente, che parla di radici, di amore per la verità, di rispetto per l’ambiente; in questo preciso senso è un film importante e pregevole.

GIORGIO ARCARI

Certi film arrivano, soprattutto con il tempo, a dei livelli di importanza persino superiori a quello immaginato dai loro creatori. È sicuramente il caso di Blade Runner, uno dei primi film a raccontarci con tanta chiarezza quanto fosse pericolosa la china intrapresa dall’umanità (laggiù, nei dorati e ottimisti anni ’80), quanto fosse difficile l’accettazione del diverso. Persino stilisticamente, la luce blu scelta da Scott si trovò a dominare la cinematografia di genere, e non solo, per almeno un decennio. Comprensibile dunque il timore di tanti appassionati all’approssimarsi di questo sequel, complice anche l’esperienza non proprio entusiasmante legata all’altra creatura di Scott, Alien. Timori in parte smentiti, in parte confermati. Cominciamo con il dire che ci troviamo davanti a un film impressionante. La regia di Villeneuve è semplicemente sontuosa, stilisticamente ricercata fin quasi all’eccesso. Le lunghissime scene silenti, riempite soltanto da una colonna sonora a tratti soffocante, la scelta delle riprese che sembrano qui e lì richiamare Kubrick e Akira di Otomo, i grigi e i marroni di fumo e polvere come nuovi toni dominanti a dare impressione, più che del pessimismo del primo episodio, quasi di nichilismo. Non credo di allontanarmi troppo dal vero ipotizzando che, tra le fonti di ispirazione del regista, ci sia stato anche “I figli degli uomini” di Cuaròn. Dal punto di vista della realizzazione e anche da quello della capacità comunicativa ci troviamo davanti a un film semplicemente superbo. Anche la prova degli attori è notevole: forse il meno efficace è proprio Harrison Ford, che compensa ampiamente con la sua iconicità, ma sia Gosling che Leto sono perfettamente nella parte, precisi e credibili senza uscire dalle righe di quella pesante cappa da “fine dei giorni” voluta dal regista. Il problema emerge quando passiamo ad osservare “cosa” il film voglia comunicare, non il come. Il peccato originale, qui, è la volontà di creare un franchise: lo si capisce quasi subito, diventa una certezza avvicinandosi al finale. La costruzione è volta di continuo a creare spazi per i prossimi film della saga. Troppi spifferi, troppe domande messe furbescamente tra i radi dialoghi per lasciare curiosità agli spettatori. Troppo palesemente voluta la debolezza della trama, perché questa possa svolgersi e rafforzarsi in tempi non consentiti da un solo film. Questo non rende solo fastidiosa la visione, ma tarpa le ali alla storia del protagonista, K, che idealmente sembra rispondere alle domande sotto traccia contenute nel meraviglioso e (secondo la leggenda) improvvisato dialogo di Rutger Hauer che chiude il primo film, quell’angosciata ricerca di umanità, o quantomeno del suo significato, che tanto ha messo in difficoltà, e avrebbe dovuto continuare a farlo, gli spettatori nel capire con chi simpatizzare. Una delle forze del primo Blade Runner fu appunto quella foschia da cui era impossibile estrarre colpa e innocenza in modo puro. Inserirle qui non ha fatto un gran favore al seguito. Un film, insomma, che riempie gli occhi ma non lascia moltissimo per la riflessione. Un film molto bello ma, forse, un po’ troppo senz’anima.

L'opinione di Luca...

voto-Grafema-4-5

L'opinione di Giorgio...

Voto-Grafema-3-5

Frase distintiva: “A volte, per amare qualcuno, devi diventare un estraneo”

A chi lo consiglio: A chi crede in un approccio emozionale alla fantascienza. Ma soprattutto ai replicanti. In touch with your robot feelings (LUCA) 

A chi lo consiglio: A chi non vuole porsi troppi dubbi sul destino del nostro mondo, ma vuole essere rassicurato sul fatto che andrà male (GIORGIO)

Abbinamento suggerito: Chinotto, la bevanda che era, è e sempre sarà (LUCA)

Abbinamento suggerito: Uno scotch whisky, Kilchoman, in un pesante bicchiere di cristallo (GIORGIO)

Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

Espansione culturale per vincere la diffidenza

Se guardiamo al mondo di cui ci sentiamo parte – un discorso a sé andrebbe fatto per il mondo che invece non conosciamo e che, ciononostante, permea di sé le nostre vite – inevitabilmente dobbiamo ammettere che ognuno di noi è attraversato da una quantità molto elevata e probabilmente inestimabile di relazioni. Intratteniamo una rete di contatti, più o meno naturali e volontari, con persone, situazioni e sistemi, che intessono la nostra vita spirituale, materiale e sociale.

Si stanno sviluppando casi frequenti di richiamo a una fantasiosa appartenenza più limitata, mediata da valori condivisi (è il caso della risposta – che non è una risposta – di Trump alle rivendicazioni silenziose dei giocatori nfl), da ragioni storiche, economiche, regionali (qui i casi sono molteplici). L’appartenenza, legata inevitabilmente all’allontanamento e alla segregazione materiale e ideologica dell’altro quando questi si trovi all’interno dei nostri confini, è un tasto molto toccato in politica soprattutto da chi vuole promettere sicurezza. Ora, siamo certi che questo sia di per sé un valore, o che non lo siano almeno tanto quella, laddove siano in contrasto e sia quindi necessario un confronto, la libertà, la conoscenza, perfino l’accoglienza? Leva sempre usata e ancor oggi prepotente è la paura, tanto da sostituirsi inconsapevolmente alla volontà e diventare essa stessa convinzione da esibire, per giustificare la prevaricazione, il pugno di ferro, il nascondersi a sé purché la superficie sia tranquilla.

Se ci piace saltare, perché arrivare in cima alla collina e avere paura? Vogliamo conoscere l’interno e non fermarci alla superficie e allora ecco perché leggere: per scandagliare il mare.

Leggendo incontriamo l’altro nel suo territorio, incontriamo e forse possiamo capire il diverso, l’alieno, l’estraneo, il potere, la debolezza, la sottrazione, la realtà che non si sovrappone alla nostra. Leggere è una ricchezza che sfida l’appartenenza e accoglie la partecipazione delle idee; se ne ha tanto bisogno in un momento in cui la pluralità di reti e di stimoli, anziché allargare i nostri orizzonti, li soffoca, perché non c’è chiarezza espositiva, né può mostrarsi il punto di vista originale o l’altro per ciò che essenzialmente è.

Io personalmente voglio essere ciò che sono in un mondo che non sia fatto su misura, ma che mi permetta di valorizzare le mie risorse e dia all’altro la possibilità di fare altrettanto, perché è lui che concede a me questa libertà, perché io faccio lo stesso con lui. Leggendo, ad esempio, ritengo possa svilupparsi questa tolleranza e svelarsi per ciò che è il falso bisogno di sicurezza: principalmente paura, se pure incasellata in diversi livelli di espressione religiosa, economica e sociale.

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure

Leggere sulle stelle – Parte 4

Siamo giunti al quarto e ultimo appuntamento con “Leggere sulle stelle”: tocca ai segni di capricorno, acquario e pesci scoprire le loro affinità letterarie.

Capricorno

Capricorno significa indipendenza, materiale ed emotiva. Poca impulsività, sentimenti sì ma custoditi, molta affidabilità in tutti gli ambiti e, in campo lavorativo, una notevole spinta all’autorealizzazione. L’ambizione degli scrittori del capricorno si traduce in elevata professionalità e tomi spesso ponderosi; come contraltare, sono spinti a rinunciare o a mettere fra parentesi la creatività e la pancia. Humour e un pizzico di filosofia caratterizzano gli autori del segno, come Vittorio Alfieri, Jack London, Edgar Allan Poe e pezzi da novanta del XX secolo: Tolkien, Asimov, Salinger, Umberto Eco. Capricorno è Laszlo Krasznahorkai, considerato il più importante scrittore ungherese vivente. Tra i contemporanei, troviamo autori di bestsellers come Wilbur Smith, Nicholas Sparks e Haruki Murakami.

Consigli per gli acquisti:

Jack London, Martin Eden

J. D. Salinger, Franny e Zooey

Haruki Murakami, Norwegian Wood

Michele Mari, Tutto il ferro della Torre Eiffel

Acquario

Se ci fidiamo dell’astrologia, ognuno di noi che ha amici dell’acquario sa quanto si tratti di persone disponibili e umane. Intelligenti e sensibili, saggi ma anche imprevedibili, gli acquari non sono mai banali e tantomeno lo sono come scrittori. La loro attenzione estetica alle cose si riversa nella propensione per l’arte, valore da condividere con gli altri. Gli scrittori del segno sono innovatori, ma mantengono sempre una spiccata moralità e un vivo interesse nei confronti dell’umano in senso lato. Lord Byron, Virginia Woolf, James Joyce, Charles Dickens, Cechov ne sono testimoni e se parliamo di sperimentazione come non citare Lewis Carroll e Palazzeschi? Dell’acquario sono due tra i romanzieri italiani più noti in attività, Alessandro Baricco e Marcello Fois.

Consigli per gli acquisti:

Alessandro Baricco, Oceano Mare

Virginia Woolf, Le onde

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò

Toni Morrison, Canto di Salomone

Pesci

L’emotività è insieme la forza e la debolezza più grande del segno dei pesci. Si tratta di un segno sensibile e romantico, molto dedito (troppo?) agli altri. Sia come individui che come artisti, vantano una grazia innata che non sempre si concilia facilmente con la realtà.
Nel mare degli scrittori, i pesci sono forse tra i più popolosi. Di tutti i tipi e per tutti i gusti, hanno segnato l’evoluzione moderna e contemporanea della letteratura: pensiamo a Torquato Tasso, al veneziano Goldoni e al suo teatro, ad Alessandro Manzoni che si legge a scuola dopo quasi due secoli, a D’Annunzio, a Victor Hugo. Il Novecento vede una notevole concentrazione di autori del segno, impegnati in diversi ambiti, dal sociale alla diffusione della cultura, dal pop alla sperimentazione. Tra essi citiamo Palahniuk, Steinbeck, Kerouac, Flaiano, Pasolini, David Foster Wallace, Queneau, García Márquez, Douglas Adams, Philip Roth, Bret Easton Ellis, Safran Foer.

Consigli per gli acquisti:

Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata

David Foster Wallace, Infinite Jest

John Steinbeck, La valle dell’Eden

Chuck Palahniuk, Fight Club

Saluti dal vostro L. S.,
che augura a tutti buona lettura in compagnia di ottimi libri…
E non dimentichiamoci di prendere una pausa sulle stelle, ogni tanto!

Vuoi leggere le affinità letterarie degli altri segni? Qui sotto trovi i link: “Leggere sulle stelle – Parte 1”, “Leggere sulle stelle – Parte 2”, “Leggere sulle stelle – Parte 3”

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure

Leggere sulle stelle – Parte 3

Eccoci alla terza puntata di “Leggere sulle stelle” e ai consigli per orientarsi nel cosmo letterario ai nati bilancia, scorpione e sagittario. Buon proseguimento : )

Bilancia

La bilancia è il segno dell’eleganza e della ricerca estetica e le persone del segno spiccano per raffinatezza. È anche il segno dell’equilibrio, piuttosto come aspirazione che come realtà, dato che spesso volge in incertezza e contraddizioni fra l’io e l’altro. Gli scrittori di questo segno puntano al difficile compito di raggiungere la perfezione attraverso la sperimentazione. Esempi notevoli di tale proposito furono Samuel Taylor Coleridge, Oscar Wilde, Thomas Stern Eliot, Francis Scott Fitzgerald. Sperimentatore in campo filosofico, ma anche capace di letteratura, fu Friedrich Nietzsche. Ritroviamo lo stesso spirito di innovazione in autori che hanno segnato il Novecento italiano quali Calvino, Buzzati, Grazia Deledda e Campanile.

Consigli per gli acquisti:

Oscar Wilde, De profundis

Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte

Italo Calvino, Le città invisibili

Irvine Welsh, Trainspotting

Scorpione

Lo scorpione può essere un segno ombroso e burbero all’apparenza. La sua natura istintiva lo rende un amante appassionato e forse il più ricercato dello zodiaco sotto tale aspetto. L’indole degli individui scorpione li rende talvolta poco avvicinabili, ma si tratta di persone molto affidabili per serietà e determinazione. Come scrittori, gli scorpioni amano indagare il passato quale esperienza fondamentale dell’essere. Voltaire e John Keats, Robert Louis Stevenson, Gadda, Turgenev, Dostoevskij, Camus, Saramago, Agota Kristof, Don DeLillo, Margaret Mazzantini e Sebastiano Vassalli: si tratta di una lista molto parziale degli straordinari autori nati nel segno. Spesso, nelle opere degli scorpioni si possono trovare elementi fantastici o magici, come nei testi di Kurt Vonnegut, Neil Gaiman e di Gianni Rodari, autore fra l’altro di una Grammatica della fantasia.

Consigli per gli acquisti:

Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore

Kurt Vonnegut, Madre Notte

Agota Kristof, Trilogia della città di K.

Gesualdo Bufalino, Diceria dell’untore

Sagittario

Il sagittario è il segno della conoscenza, dell’esplorazione e della ricerca della verità. I sagittari difficilmente mancheranno di lealtà o di buona fede, ma dato il loro impulso al cambiamento possono vedere diminuire, alla lunga, le energie che investono su di un progetto per buttarsi a capofitto in un altro. Curiosità per la natura umana, attenzione al sociale, humour sono le caratteristiche dei raffinati scrittori del segno. Sagittario fu Nostradamus, nato il 14 dicembre 1503, che incarna l’ideale tensivo verso la conoscenza dei centauri. Importanti autori del segno furono Jonathan Swift, Mark Twain, Jane Austen, Flaubert, la poetessa Emily Dickinson, Rilke. Tra i moderni trovano posto scrittori di fantascienza quali Arthur Clarke e Philip Dick e importanti autori del Novecento italiano: Gozzano, Lussu, Moravia, Svevo, Carlo Levi sono nati nel segno.

Consigli per gli acquisti:

Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

Philip Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Emmanuel Carrere, Limonov

Saluti dal vostro L. S.,

vi aspetto domani con i segni del capricorno, dell’acquario e dei pesci!

Vuoi leggere le affinità letterarie dei primi sei segni zodiacali? Qui sotto trovi i link: “Leggere sulle stelle – Parte 1”, “Leggere sulle stelle – Parte 2”

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure

Leggere sulle stelle – Parte 2

Ieri siamo partiti alla scoperta degli scrittori dei segni zodiacali di ariete, toro e gemelli. Oggi continuiamo coi consigli astro-letterari a cancro, leone e vergine, sperando che troviate qualche risorsa per le vostre pause culturali.

Cancro

La parola d’ordine per uomini e donne del cancro è “sensibilità”. Un segno lunare quello del cancro, talvolta insicuro e delicato ma capace di un’indole ricercata e protettiva. È il profilo che meglio si adatta a raccontare le emozioni sottili, le allegorie celate sotto la realtà, l’interiorità e l’essenza delle cose, che i cancri riescono a vedere sotto la superficie. Importanti per gli scrittori del segno sono anche l’infanzia e il ritorno a essa. Il panorama letterario annovera molti romanzieri celebri: Kafka, Proust, Hemingway, Hesse, Orwell per citarne alcuni, oltre al poeta Pablo Neruda. Anche Francesco Petrarca nacque sotto il segno del cancro (20 luglio 1304). In tempi recenti, brillanti esempi di scrittori del segno sono Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934, Natalia Ginzburg, Alice Munro, Oriana Fallaci, ma anche Moccia e Volo, che hanno avuto successo commerciale in Italia narrando l’amore adolescenziale.

Consigli per gli acquisti:

Franz Kafka, Lettere a Milena

Ernest Hemingway, Per chi suona la campana

Jean de La Fontaine, Fiabe

Alice Munro, Amica della mia giovinezza

Leone

Le persone del segno del leone amano la competizione e amano la competizione in quanto amano vincere, primeggiare. Si tratta indubbiamente del segno più ambizioso dello zodiaco. Sicuri di sé ed egocentrici, i leoni sono allo stesso tempo capaci di generosità, qualità che discende dalla loro attitudine naturale e matura alla leadership. Nei lavori degli scrittori del segno avremo esempi di grandiosità e idealismo. Fra i leoni della letteratura si annoverano Melville, Lovecraft, Emily Bronte, Dumas padre e figlio, Primo Levi, Bukowski, Isabel Allende, Banana Yoshimoto, Elio Vittorini, Giovanni Pirelli, Bianca Pitzorno, Stieg Larsson, J. K. Rowling.

Consigli per gli acquisti:

Alexander Dumas (padre), I tre moschettieri

Primo Levi, I sommersi e i salvati

Charles Bukowski, Panino al prosciutto

Banana Yoshimoto, Kitchen

Vergine

Per i nati sotto il cielo della vergine la professione e la serietà rivestono un’importanza cruciale nella vita. I vergini sono perfezionisti, perciò affidabili, generalmente responsabili e sinceri soprattutto con l’avanzare dell’età. Come scrittori, saranno tipicamenti innovativi e sperimentatori, precisi, ricercati e non disdegneranno satira e impegno politico. Anche tra i vergini occupano un posto di rilievo grandi autori classici quali Goethe, Mary Shelley, Lev Tolstoj, Giovanni Verga. Ludovico Ariosto (8 settembre 1474) riassume in sé molte caratteristiche del profilo di questo segno. Importanti anche autori moderni quali Borges e Agatha Christie o contemporanei: Camilleri, Stephen King, Coelho, Tiziano Terzani.

Consigli per gli acquisti:

Lev Tolstoj, Anna Karenina

Jorge Luis Borges, Finzioni

Andrea Camilleri, La voce del violino

Tiziano Terzani, Un indovino mi disse

Saluti dal vostro L. S.,
vi aspetto domani con la prossima parte di “Leggere sulle stelle”!

Vuoi leggere le affinità letterarie dei primi tre segni zodiacali? Qui sotto trovi i link: “Leggere sulle stelle – Parte 1”

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure

Leggere sulle stelle – Parte 1

Piccola introduzione: l’idea di questo post deriva da una sera in cui inizialmente non ero di buonumore. Una sera come centinaia di altre sere, un momento come milioni di altri momenti. Non so se anche a voi, come a me, capita di avere cambi repentini d’umore, ma credo di sì, suvvia! Capiterà di certo a tutti e io sono un’altra canna al vento. Stavo abbastanza sotto un treno merci ed erano circa le dieci di sera, ora in cui, nelle serate estive, il sole è calato da un po’. Mi sono steso su una panchina scomoda e ho cominciato a guardare il cielo e questo è un fatto vero, potete non crederci ma è così, sono rimasto a guardarlo per un po’ steso su una panchina scomoda: girando poco la testa non cercavo assolutamente nulla, nessuna risposta in quel momento, ma sentivo, proprio come capita a tutti noi, che stavo recuperando energia dal cosmo. Qui c’è un’ellissi che vale a dire: in qualche modo, da lì si arriva a qui e a quest’idea, ma il come si perde nei fili dei pensieri leggeri, che poco prima di addormentarmi mi sembrano così profondi eppure così inafferabili quando, avendo chiuso gli occhi per un secondo, li riapro e cerco di ricomporli.

Dato che siamo a un livello già piuttosto freak, senza spingermi oltre arriviamo a questa mini rassegna di autori consigliati secondo lo zodiaco, in maniera totalmente gratuita e distaccata da ogni presunzione di decenza. Se siete del segno dei pesci ma odiate D’annunzio non leggetelo, ma se non l’avete provato dategli un’opportunità: e lo stesso per la seguente lista non richiesta di scrittori suddivisi in base al loro segno zodiacale, condita dal vago tentativo di carpire un filo conduttore scritto nelle stelle per cui ognuno di noi dovrebbe avvicinarsi agli autori nati nello stesso periodo dell’anno, anziché no.

> Per aspera ad astra.

Partiamo dunque con i primi tre segni zodiacali: ariete, toro e gemelli.

Ariete

Impulsivi e passionali, testardi ma coraggiosi e capaci di emozionarsi intensamente: gli arieti annoverano tra i loro rappresentanti più illustri nientemeno che Giacomo Casanova, seduttore e avventuriero per eccellenza, che scrisse in francese una Storia della mia vita. Ricco è il panorama di poeti del segno, a conferma della loro sensibilità. William Wordsworth, Samuel Beckett e Alda Merini sono nati sotto il segno dell’ariete. Nella letteratura moderna trova posto un autore straordinariamente prolifico come Henry James, mentre brillanti esempi di scrittori contemporanei del segno sono Nick Hornby e Claudio Magris.

Consigli per gli acquisti:

Nick Hornby, Alta fedeltà

Claudio Magris, Danubio

Thornton Wilder, Il ponte di San Luis Ray

Eudora Welty, Mele d’oro

Toro

Il segno del toro porterebbe con sé un’indole protettiva e gentile, dedita alla casa e agli affetti e per lo stesso motivo gelosa. Gli artisti del segno del toro sono pragmatici ed efficienti e la tenacia è la loro migliore qualità. Sappiamo quanto sia importante per scrivere un romanzo…

Il 26 aprile 1564 nacque sotto il segno del toro William Shakespeare, altri capisaldi della letteratura del segno sono Nabokov e Honoré de Balzac. Toro fu anche il poliedrico Soren Kierkegaard, che seppe coniugare la sua visione filosofica e teologica del mondo con uno stile di scrittura brillante e immaginifico. In generale, sapersi destreggiare su più fronti con caparbietà e successo è caratteristico dei tori.

Consigli per gli acquisti:

Vladimir Nabokov, Lolita

Harper Lee, Il buio oltre la siepe

Paolo Nori, Le cose non sono le cose

Terry Pratchett, Il colore della magia e seguenti del Ciclo di Scuotivento

Gemelli

Vivaci e frizzanti, emotivamente un po’ instabili, carichi di energia di qualsiasi tipo, gli scrittori gemelli hanno una qualità fondamentale per ogni romanziere, l’inventiva. Dai lavori degli scrittori gemelli traspariranno spesso esuberanza e creatività, mentre ciò che li frena sono il dualismo e la ribellione anche a livello creativo. Alexander Pushkin, Conan Doyle, Yeats, Thomas Mann, Pessoa, Sartre erano del segno dei gemelli. Fra i contemporanei, sono nati nel segno romanzieri prolifici come Ken Follett, Fred Vargas, Salman Rushdie o gli italiani Carofiglio ed Evangelisti.

Consigli per gli acquisti:

Thomas Mann, La montagna incantata

Alexander Pushkin, Eugenio Onegin

Salman Rushdie, I figli della mezzanotte

Fred Vargas, Parti in fretta e non tornare

Saluti dal vostro L. S.,
vi aspetto domani con gli autori di altri tre segni!

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure

Di cosa parliamo se non parliamo d’amore

Non è un assoluto. Si può sentire, parlare, di tutto.

Pensavo piuttosto agli incontri con persone che sono state importanti per noi e smettono di far parte della nostra vita.

Ciclicamente, chi più e chi meno a seconda della volontà e delle circostanze che ci allontanano e ci riavvicinano ai luoghi (spazi ed emozioni) delle nostre origini, tutti sperimentiamo questi incontri: dal panettiere, al parco, su un treno, a un concerto a 300 chilometri da casa, al bar, in aeroporto o altrove: insomma, non solo nei nostri pensieri o sogni. Capita che incontriamo una persona che ha condiviso con noi una preziosa amicizia o un amore e possiamo parlarle, toccarla, non solo pensare a come sarebbe se. La durata di tali incontri è generalmente molto breve. Ci si saluta, “come va, come stai, cosa stai facendo”, ci si studia e nei giorni successivi ci scivolano dalla pelle le piccole scaglie di emozioni rapprese temporaneamente riaffiorate; nel giro di qualche decina di ore si esaurisce l’emivita di tali occasioni. Assomiglia a ritrovare pezzetti di sé prestati ad altri, sapendo che noi stessi siamo specchi sui quali i nostri ex-amici/ex-amanti vanno a sbattere, consapevoli che ex fino in fondo non lo si è mai.

Io devo confessare un approccio molto poco buddhista verso il passato. Ascolto continuamente voci che mi consigliano di abbandonarlo, che giurano che il presente sia l’unico attimo che conta, quello fuggente, l’hic et nunc, eccetera.

A me piace prendermi cura del passato e farlo felicemente.

Mi importa e non voglio dimenticare, a costo di rivoltarlo e ricomprenderlo nel suo lato positivo. Tutto passa attraverso il vaglio del tempo, che noi pensiamo ci scorra addosso, e nella misura in cui compiamo nuove esperienze ci permette di trasformarci poco a poco.

Accogliamo il presente, ma quando ci capita di ritrovare il passato, di cosa parliamo se non parliamo d’amore?

“A quel punto l’ho baciata. Le ho rovesciato la testa sul divano e l’ho baciata e sento ancora la sua lingua che non vede l’ora di infilarmisi in bocca. Capisci cosa voglio dire? Uno può vivere tutta la vita osservando le regole e poi a un certo punto non conta più un accidente” [R. Carver – Di cosa parliamo quando parliamo d’amore]

 
A Ottobre i nuovi corsi.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure

Another brick in the Great Wall

Per la rubrica fantasma “Fatti insignificanti”, stamattina mi è successa una cosa: ho fatto la doccia. Generalmente mi disturba la mattina, quindi sarebbe già strana così, ma poi, mentre mi asciugavo i capelli, ho udito provenire dal fon di marca IDWT non il getto d’aria tiepida bensì, inconfondibile, la musichetta iniziale del Trono di Spade. Con la sua epicità simpatica, direttamente dal mio asciugacapelli. Siamo in piena estate, ma a quanto pare

Winter is Coming [AGAIN]

La vigilia è di quelle che fanno ribollire il pentolone dei social.

La difficoltà di un articoletto sulla settima di GoT sta nel decidere: di che trattare?

Ci sono talmente tanti temi e tutti così profumati che le dita scivolano sui tasti troppo

l   e   n   t    a      m   e   n     t     e

per seguire il pensiero.

C’è che da un po’ di tempo se ne parla parecchio. Non so dire se sia per curiosità, se davvero il fiato sia sospeso, se – come nel mio caso suppongo – si tratti di semplice benevolenza, ma siamo di fronte a qualcosa che negli Stati Uniti viene etichettata tranquillamente come “big”.

I motivi per aderire alla visione sono stati e continuano a essere molteplici. Chi aveva già letto Martin si è lanciato sul Trono di spade per rivivere la trama dei libri, furbescamente scritti dal vecchio, furbescamente rappresentati sul piccolo schermo. GoT ha tutto del fantasy e molto delle soap/dramas: potere, dinastie, lotte di classe, di razza, di religione. Ma anche bonazze, misticismo, deflorazioni, incesto, superstizione, magia, deformazione, bonazzi, draghi, un sacco di sangue, psicosi. Vi ritroviamo, spinte al parossismo, anche le nostre manie.

Ammetto che la figaggine delle doctae puellae ivi contenute sia stata elemento trainante, stagione dopo stagione, per iniziare entusiasticamente la successiva. L’ho sempre fatto con un po’ di ritardo, per chiedere alle avanguardie se Daenerys mostrasse le zinne nella nuova stagione. No, ma c’è un’altra smandrappa che levati. Devo dire che sono rimasto molto affezionato a quella della prima stagione.

Veniamo ora ai temi caldi e ai conti in sospeso che le sei precedenti stagioni ci hanno lasciato e che promettono di risolversi o di aumentare la pila di cadaveri. Ho chiesto aiuto per questo a Giorgio Minotti, che oltre ad avere un’ottima memoria è un belloccio stile Jon Snow e mi ha aiutato a mettere a fuoco.

«Avrei preferito essere paragonato a Khal Dhrogo…»

La fine della quinta stagione ci aveva lasciati sgomenti con l’ennesima uccisione di uno dei personaggi più importanti (appunto il caro Giovanni Neve), a ulteriore prova del sadismo di Martin verso la famiglia Stark e soprattutto verso lo spettatore/lettore.

Resuscitato da Melisandre all’inizio della sesta stagione, Jon decide di lasciare i guardiani della barriera.

Sansa Stark riesce finalmente a fuggire dal castello di Grande Inverno, grazie a Theon Greyjoy, il quale sembra per un attimo aver recuperato i gioielli di famiglia; i due verranno presi in custodia dalla massiccia Brienne e dal suo simpatico scudiero Podrick.  Da qui, Sansa verrà scortata da Jon Snow con il proposito di riconquistare Grande Inverno.

Nel frattempo Arya, che era fuggita nel vecchio continente (a Braavos), continua ad allenarsi per diventare un’assassina coi controcazzi.

Infine Bran, che aveva raggiunto la grotta del corvo con tre occhi, continua a drogarsi pesantemente avendo allucinazioni temporali, grazie alla guida spirituale di Max Von Sydow, mica Maccio Capatonda: in pratica assiste a episodi della storia dei suoi parenti e capisce tante cosette, ad esempio che in realtà Jon Snow non è suo fratellasto bensì suo cugino, figlio di Rhaegar Targaryen e della sorella del padre. Quindi un altro Targaryen, per giunta cugino di Daenerys! Conosciamo la storica predisposizione dei Targaryen all’incesto, quindi tutto porta a pensare che prima o poi finiranno per trombare.

Nel frattempo la situazione ad Approdo del Re si fa veramente pesante. Il credo comandato dall’Alto Passero, dopo aver catturato e umiliato pubblicamente la regina madre Cersei Lannister, diventa sempre più potente.

Nel vecchio continente, la bionda Daenerys era stata portata via dal dragone nero per poi essere lasciata in mezzo al deserto e trovata da una banda di Dothraki. Secondo la legge dei Dothraki, la vedova di un khal deve vivere il resto della sua vita con le altre vedove a Vaes Dothrak. La vita di un khal non è molto lunga a giudicare dal numero di vedove…

Daenerys non è contentissima di questa svolta per la sua carriera di conquistatrice. Decide cosi di fare un bel barbecue in pieno stile Targaryen. Sul finire di stagione deciderà di partire finalmente verso il nuovo mondo per riconquistare i domini dei suoi antenati.

La sesta stagione si conclude con alcuni eventi spettacolari che non trovano posto nei romanzi.

  1. Arya si ribella ai suoi stessi insegnanti e uccide sia la sua “sparring partner” sia il suo maestro dal nome impronunciabile, Jakenagarcomesefosseantani. Acquisisce l’abilità di modificare il proprio aspetto fisico come il suddetto e torna a completare la sua mega vendetta. Uccide il vecchio signore delle torri gemelle che aveva ammazzato il fratello alle nozze rosse, ma prima gli prepara un timballo con le carni di suo figlio… cotto e mangiato.
  2. Jon Snow insieme con i bruti cerca di riprendere Grande Inverno. Sta per subire una sonora sconfitta, quando i cavalieri di Nido delle Aquile, comandati da Ditocorto, distruggono i soldati di Ramsay Snow/Bolton. Jon andrà personalmente a picchiarlo per la somma goduria di tutti. Ramsay sarà dato in pasto ai suoi stessi cani da Sansa, che dimostra finalmente una forza d’animo degna dei sette regni.
  3. Cersei, che era odiata da tutti, dopo la sonora umiliazione subita dai bigotti del Credo ha acquisito una certa simpatia, in contrasto con l’ordine religioso dei Passeri, finti umili che in realtà desiderano il potere come ogni altro personaggio e famiglia. Per vendicarsi, fa predisporre Altofuoco sotto il tempio di Baelor, dove si sarebbero trovati tutti i maggiori esponenti dell’ordine per il suo processo e quello di Loras. Lei non si presenta e fa saltare tutto in aria. Morti tutti gli oppositori in un colpo solo, Cersei è incoronata Regina.

Tutto considerato, la settima stagione avrà probabilmente due temi principali: la riconquista da parte di Daenerys e l’avanzamento degli estranei oltre la barriera.

Prima o poi Daenerys e Jon scopriranno di essere cugini e finiranno per sposarsi o qualcosa di simile. Dopo aver sconfitto Cersei il nuovo nemico comune saranno gli estranei. Estranei=ghiaccio; Draghi=fuoco: lo scontro sarà tra questi elementi.

Forse vedremo Jon a cavallo di uno dei Draghi, essendo di sangue Targaryen. Uno verrà cavalcato da Daenerys. Ne resta uno. Tyrion, l’altro grande protagonista della serie, è rimasto molto defilato in questa sesta stagione, ma nella settima promette di tornare alla ribalta ».

Non ci resta che augurare a tutti una buona visione,

In Daenerys We Trust

 

Grazie a Giorgio Minotti per la collaborazione.

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure

La ricchezza che trovo nel leggere

Ho aperto un libro e aveva dentro l’estate più torrida del mondo. In un altro erano descritti i passi di un sicario lungo una scala ed erano passi di cui nessuno mai s’accorgerebbe. Oppure c’erano more così profumate che un solo assaggio mi sarebbe bastato per dirmi sazio per sempre di tale bontà.

Vi ho trovato uno specchio che mi rifletteva da dentro. Impietrivo al mistero dell’inquietudine che arriva quando vuole e resta come un macigno, primitivo fastidio del vivere inenarrabile per quanto presente, finché non ho letto qualcuno chiamarlo per nome. Pensavo di saper descrivere le mie paure, gli innamoramenti, la solitudine, l’ebbrezza del vino, di sapere cosa si prova e come, ma arrivavo tardi all’appuntamento con l’autocoscienza. Imperfetto, tuttavia ero Kierkegaard, Orazio, Svevo, Primo Levi, Fitzgerald, Nietzsche, Hemingway, Virginia Woolf, Kafka, Petrarca. Loro nominavano i sentimenti che avevo provato, ma che non sapevo di avere provato a quel modo, finché le pagine in cui mi sono imbattuto non me l’hanno raccontato.

Poi, addentrandomi nella boscaglia di notte, ai lati del sentiero che la attraversa, lentamente, si accendono i lampioni. A un angolo sbuca una balena immensa che ha lo sguardo più consapevole di qualsiasi mammifero. Poco più in là, un ragazzo non vuole scendere da un albero. Ecco una minuscola fata scintillante, due giovani amanti, una fanciulla che dorme un sonno impossibile, un curato rubicondo, una zingara in fuga. Storie. Continuamente ce ne liberiamo e ritornano nelle nostre vite. Folle chi se ne dice custode. Ci attraversano, ci colpiscono, le viviamo in qualche modo, ognuno reintrerpretandole, poi se ne vanno da noi, restando indizi fugaci di mondi. Qualcuno le ha scritte e noi le rincorriamo, nella vita di ogni giorno, seduti a un tavolino che guarda la città, mentre ascoltiamo la voce degli altri o scriviamo pezzi di noi al telefono, chiedendoci se i destinatari capiranno, se noi capiamo loro. Ci allietano, ci terrorizzano, ci fanno restare svegli, di solito dispiace quando finiscono: ma non lo fanno, si legano alle nostre vite o a qualcosa d’altro.

Di nuovo, io incontrerò Holden, Alice, il giovane Harry, un vecchio pescatore, il piccolo principe, che mi daranno le giuste risposte e saranno pronti, come sempre, ad accendere l’infinita magia della narrativa. Che cosa c’è di così interessante nelle storie? Si direbbero finzioni, inutili frivolezze, sogni dentro sogni, fughe dalla realtà, tuttavia a quelle storie restiamo incollati e diamo importanza. Se sono quelle giuste al momento giusto possono commuoverci, aiutarci, salvarci e, in ogni caso, sentiamo che stare ad ascoltare sarà prezioso.

 

Luca Severi

Redattore
Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape. Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
Leggi la mia biografia oppure