Su un ponte, una notte

Rubrica: Esse Emme Racconta

John passeggia sul ponte, in piena notte, e pensa alla vita.
John tergiversa al centro del ponte, nella metà esatta tra una riva e l’altra: si è fermato a guardare l’acqua scorrere e qualcosa gli dice che buttarsi giù e farla finita potrebbe essere l’unica soluzione per muoversi di lì. Eppure ci deve essere un’alternativa, così dicono sempre tutti; tuttavia John, su quel ponte in piena notte, proprio non la vede. Ci sono solo due sponde del fiume e una è quella da cui proviene. Se n’è andato da là il giorno stesso e, proprio per questo, non vorrebbe tornare indietro. L’altra sponda ha il colore dell’ignoto e John davvero odia quel colore, lo detesta. Più si avvicina per dare un’occhiata e più le gambe si irrigidiscono. Si tocca la gola, fatica a respirare. Ha paura e guarda indietro. Volta le spalle al futuro e fa per tornare sulla vecchia sponda, nonostante si sia ripromesso di non farlo, e questa d’un tratto ha le sembianze di una gabbia arrugginita, di una cella buia più della stessa notte. Dunque John non può tornare ma non può proseguire. Si sente al sicuro solo al centro del ponte, anche se il fiume gli fa proposte indecenti, anche se prima o poi dovrà decidere che strada prendere.
Cammina avanti e poi indietro, si sporge sul bordo, un’altra volta. Osserva i lacci delle scarpe, gioca con le dita dentro le tasche. John è presente a sé stesso e spera che quel presente non finisca, perché questo vorrebbe dire scegliere e adesso proprio non ne vuole sapere. Conta i lampioni in fila per due, ascolta la pancia brontolare, si chiede se quello sia il momento giusto per fumare l’ultima sigaretta del pacchetto.
La verità è che John odia i ponti, perché deve attraversarli con sé stesso. La notte li trasforma in tunnel di solitudine ed è costretto a pensare alla vita. Eh sì, perché dai ponti non si scappa. O vai avanti o vai indietro. Ma John tergiversa al centro del ponte e la vera verità è che aspetta che qualcuno venga a dirgli dove deve andare.

Serena Menghi

Redattrice

Quando ho un pensiero, lo trattengo stretto stretto dentro il petto e lascio che si arrabbi a tal punto da non riuscire più a contenerlo. Poi, scrivo.
La mia rubrica è Esse Emme Racconta.
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