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Storiella stonata

Storiella stonata. Di quelle che non riesci a scrivere, mentre la mano si stanca a tracciar righe sulle parole appena gettate, il foglio che diventa rapido un campo di battaglia. Non lo getti via. Forse sei tanto arrogante da voler riuscire al primo colpo, forse soltanto ti spaventa il vuoto di un nuovo foglio bianco da riempire. Una storia che non vuoi leggere, una figlia che già stai ripudiando, mentre ancora preme e lotta per uscire. Di che cosa scrivo, che cosa voglio dire? Forse dar vita a un altro dei miei grandi perdenti, forse surfare sulla cresta dell'autobiografico, per non scivolare nella china dello sfogo? È una storia molto semplice, banale. La storia di un uomo, di un viaggiatore, vincente e realizzato. Una vita che trascorre attraverso i cinque continenti, spinto dalla foga di esplorare, conoscere, scoprire, assaggiare, farsi amici di tutti i generi e tutte le latitudini. È uno di quegli uomini di cui non si parla nemmeno nei libri, molto più un personaggio cinematografico. Fino al momento in cui l'incontriamo non ha guai, non ha problemi, se non forse che nel suo io, in fondo in fondo, tutti questi luoghi in giro per il mondo cominciano a sembrargli un po' tutti uguali. C'è ben di peggio nella vita, non trovate? Per di più, non è nemmeno vecchio, ma lo incrociamo nel cuore della sua esistenza.

Verrebbe quasi da chiedersi perché allora questa storiella stanca si sia trascinata su quest'uomo. In effetti a lei, alla storia, di quest'uomo non importa nulla. È interessata solo ai suoi occhi, solo a un suo rapido sguardo.

Lo incontra a Milano, la sua casa, anche se solo sul passaporto. È su un tram. Fuori dal vetro la città scorre come una vecchia videocassetta difettosa, incastrata in un videoregistratore cigolante. Veloce, lenta, scatti nervosi. Non ci troviamo in centro, questa non è una storia da cartolina. Siamo nella periferia sud, tra grandi strade, palazzi ancor più grandi e sguardi bassi e piccoli, frettolosi. Il tram si ferma. I suoi occhi si fissano sugli occhi di un ragazzo, in piedi alla fermata. Registrano un pugno di secondi ed è tutto ciò che importa alla nostra storia. Quei pochi secondi in cui il nostro protagonista, la nostra incolpevole telecamera, registra la gioia incontenibile, l'amore folle che gli occhi del ragazzo donano al mondo, prima di essere travolto dall'abbraccio e dai baci di una donna altrettanto follemente felice. Questo è quanto. La nostra storiella, stanca e zoppicante, ha fatto tutta questa strada solo per vedere questo momento, questo piccolo miracolo. A lei non importa di chi può storcere il naso sulla banalità dell'amore. Sa che dopo aver visto una minuscola, così importante cosa, può fermarsi felice.

Le porte si chiudono, il tram riparte. Forse il nostro inconsapevole protagonista penserà che in nessun posto al mondo c'è una persona che lo aspetta con tutta quella gioia chiusa dentro agli occhi, pronta a esplodere per lui. O forse scuoterà sorridendo la testa, tornando alla sua vita vincente e realizzata. Non lo sappiamo, la nostra storia ha finito il suo piccolo viaggio affannato. Non ci spiega nulla, non ci fa nessuna morale. Non ne ha l'ardire. Ha osservato, però. È poco, è molto. Questo lo lascia sentire a noi.

Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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