Solo congiuntivi DOCG

Rubrica: La Grammarnazi
Hai presente quando a una festa ti avvicina un uomo bellissimo e, con fare piacione, ti dice “sei la ragazza più bella che ho mai visto” e tu “Abbia…” e in tutta risposta il suo viso diventa un punto interrogativo? Tu passi oltre – sapendo che avrai i rimorsi per il resto della tua vita – scuotendo sconsolata la testa. È forse questa una rubrica per migliorare le tecniche di abbordaggio? Direi di no, ma una spolverata all’uso del congiuntivo potrebbe servire anche a questo scopo, soprattutto se le vostre prede sono culturalmente normodotate. Quando si deve quindi usare il congiuntivo? Di seguito un piccolo vademecum per districarsi agevolmente nella giungla di questo modo verbale bistrattato. Generalmente viene utilizzato nelle proposizioni subordinate, soprattutto nei seguenti casi:
  1. con alcune congiunzioni subordinanti (affinché, benché, sebbene, a meno che, nel caso che, qualora, prima che, senza che);
  2. con aggettivi o pronomi indefiniti (qualunque, chiunque, qualsiasi, dovunque, ovunque);
  3. con espressioni impersonali (è possibile che, è necessario che, è probabile che, è bene che);
  4. in formule ormai consolidate nell’uso (vada come vada, costi quel che costi).
Alcuni verbi, inoltre, richiedono il congiuntivo, in particolare quelli che esprimono:
  • una volizione (ordine, preghiera, permesso): disporre, domandare, chiedere, esigere, ordinare, negare, pretendere, accettare, permettere, pregare, raccomandare;
  • un’aspettativa (desiderio, timore, sospetto): aspettare, attendere, dubitare, desiderare, augurare, curarsi, fingere, illudersi, immaginare, sperare, preferire.
Nelle proposizioni indipendenti, il congiuntivo può essere utilizzato quale:
  • esortativo (al posto dell’imperativo): sparisca dalla mia vista!
  • concessivo (segnalando un’adesione, anche forzata): venga pure a raccontare la sua versione;
  • dubitativo: che abbia deciso di partire domani?
  • Ottativo (per esprimere un augurio, una speranza, ma anche un timore): magari accadesse veramente!
  • Esclamativo: sapessi quanto vorrei essere con te!
Alcuni verbi, infine, possono richiedere alternativamente il congiuntivo o l’indicativo a seconda del significato che la proposizione vuole esprimere.
  1. ammettere chiede il congiuntivo se esprime supposizione o permesso, ammettendo che tu abbia ragione, cosa dovrei fare?; mentre chiede l’indicativo qualora voglia significare “riconoscere”: ammetto che non sono preparato;
  2. capire vuole il congiuntivo se significa “trovare naturale”: capisco che tu non voglia separarti da lei; mentre con l’indicativo esprime “rendersi conto”: non vuole capire che io non sono un ingenuo;
  3. pensare al congiuntivo intende “supporre”: penso che tu sia affaticato; all’indicativo assume il significato di “essere convinto”: penso anche io che tu sei affaticato.
Resta il fatto che, una volta che si conosce il congiuntivo e lo si sa usare, utilizzarlo o meno possa rimanere una scelta di chi parla, valutando il contesto comunicativo in cui si è.

Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
La mia rubrica è La Grammarnazi.
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