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Sigur Ros: () la quinta essenza del minimalismo

Rubrica: Taca la musica!

Anni duemila, i cosiddetti folletti islandesi sono ancora giovani perle nel mondo della musica internazionale ma hanno già alle spalle un album capolavoro, "Agaetis Byrjun". Due anni dopo (2002) ci sorprendono con un’altra opera che ci lascia senza fiato, (). Catapultati completamente nei paesaggi innevati della loro terra, ammiriamo il panorama dall’alto di un fiordo in bilico tra meraviglia e vertigini. Nelle otto lunghe composizioni di questo terzo lavoro assistiamo a un rimaneggiamento alquanto originale di influenze post rock, eteree e psichedeliche.

() è musica allo stato puro, possiamo solo ascoltare non c’è alcuna distrazione. Nessun titolo, nessuna informazione, anche il booklet è spoglio. Il minimalismo non tocca solo lo stile musicale, annienta ogni elemento che possa interessare un album. I brani sono privi di parole, la voce di Jónsi (Jón þór Birgisson) diventa anch’essa uno strumento, senza alcun dubbio il più suggestivo. Il cantante, poi, si esprime in hopelandic, un idioma inventato composto da fonemi e sillabe senza un senso preciso.

Dimentichiamo i virtuosismi orchestrali e le incursioni elettroniche dei primi album, salvo qualche cenno. Immaginiamo piuttosto tastiere di ghiaccio e leggeri suoni di chitarra che incontrano un quartetto d’archi. Nella sua essenzialità, () sprigiona la matrice artistica più vera e intima dei Sigur Ros.

Come lo stesso Jónsi spiega, () si compone di due parti divise da un significativo silenzio di trenta secondi. La prima parte, fino alla quarta canzone, si caratterizza da un’indole più distesa mentre la seconda è un vortice di contrasti e territori oscuri.

Ripetitiva e drammatica, Untitle 1 è caratterizzata dal suono innocente dei vocalizzi di Jónsi. Trafigge il cuore, come un bimbo che racconta la sua triste storia.
L’incedere lento e leggero del secondo brano si basa su lamenti campionati che gli altri strumenti seguono con irreale calma.
La soave Untitle 3 costruisce una sinfonia sulle note incantate di pianoforte, archi e xilofono.
Il quarto pezzo è forse il più immediato ed è stato utilizzato anche per una scena del film "Vanilla Sky".
Poi dal quinto brano ci si addentra nei meandri più bui dell’anima, la paura proveniente da un tormentato organo ci paralizza, poi il tempo sembra dilatarsi.
Vaga e sognante, macchiata da qualche distorsione, la melodia della Untitle 6 ci lascia ondeggiare prima di essere completamente spiazzati dall’ultimo brano. Untitle 7 ha una struttura complessa, Jónsi raggiunge timbri quasi celestiali e gli strumenti iniziano tra loro un gioco senza regole.
L’ottavo pezzo si apre con una rasserenante passeggiata di arpeggi per poi aumentare il ritmo dei passi e lasciarci senza fiato.

Non resta che lasciarsi trasportare dalla musica, dalle atmosfere immaginando parole e contenuti da inserire in una parentesi.

 

Formazione:

Sigur Rós

    • Jón Þór Birgisson – voce, chitarra, tastiera
    • Kjartan Sveinsson – tastiera, chitarra
    • Georg Hólm – basso, tastiera, glockenspiel
    • Orri Páll Dýrason – batteria, tastiera

Amiina

    • María Huld Markan – violino
    • Edda Rún Ólafsdóttir – violino
    • Ólöf Júlía Kjartansdóttir – viola
    • Sólrún Sumarliðadóttir – violoncello

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

A chi lo consiglio: a chi si vuole connettere con l’universo

Abbinamento suggerito: bicchiere vuoto da servire con l’immaginazione

Francesca-Renzetti

Francesca Renzetti

Redattrice
Nella vita di tutti i giorni sono una mamma, mi occupo di web marketing, social network. Il Buongiorno a casa mia profuma di caffè e ha la carica del Rock. Naturalmente inizia alle sei della mattina con il sorriso di mia figlia.
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