Si ho no, ovvero di obbrobri, di facebook, di amicizie finite

Rubrica: La Grammarnazi

Qualcuno stenterà a crederlo, ma anche la Grammarnazi talvolta sbircia Faccialibro, non tanto per ficcare il naso nelle vite degli altri e raccogliere materiale da pettegolezzo (considerate che una mia cara amica un giorno mi ha detto «Ma sei proprio noiosa, non sai niente di nessuno!»), ma per una genuina curiosità sociologica e perché – mi piace ammetterlo – ciò che mi appassiona davvero è l’essere umano nelle sue mille sfumature.

Non è forse carino immaginare quale trauma infantile possa aver subito per mano della maestra delle scuole elementari chi posta frasi del tipo “O finito la pazienza, l’hanno prossimo niente più ferie al mare”?

Mi pare di vederlo, povero bambino, dietro la lavagna, in ginocchio sui ceci, dopo l’ennesimo orrore di ortografia.

Che dire poi di quelle magnifiche didascalie a foto di orrendi outfit (ho scritto outfit?! Orrore!) per il millionesimo apericena dell’estate, del tipo “Che mi metto, questo ho quello?”? Il consiglio nasce spontaneo, mettiti un bel libro di grammatica in fronte, che magari qualche nozione per via transdermica ti passa.

Giusto per fare un po’ di chiarezza: il verbo avere indica possesso oppure viene utilizzato come ausiliario nei tempi composti pertanto ogni qual volta doveste essere in dubbio se usare le forme ho, ha, hai, hanno, chiedetevi se tali “parole” abbiano il significato di possesso (ad esempio nella frase “io ho tanti amici”) o se abbiano una funzione ausiliaria (come nella frase “io ho mangiato tanto”).

Qualora non ricorra nessuno di questi due casi, si utilizzeranno le forme senza “h”, pertanto le preposizioni “a, ai” o la congiunzione “o”, oppure il sostantivo “anno” che sta ad indicare solamente il periodo temporale lungo dodici mesi, null’altro.

Altri obbrobri che rovinano l’umore alla sottoscritta sono l’improprio utilizzo degli accenti e degli apostrofi. Di questi ultimi, in particolare dell’elisione e del troncamento, ho trattato in un mio articolo precedente che trovate qui.

Per quanto riguarda le parole accentate, la forma , per esempio, indica la terza persona singolare del presente indicativo del verbo dare.

“La sua voce mi dà tranquillità” (la sua faccia meno, per questo stiamo sempre al buio).

Senza accento, invece, “da” è una preposizione (una della famosa serie “di a da in con su per tra fra”, ricordate?).

“Me ne vado via da qui” (approfitto per segnalare che qui e qua non vogliono mai l’accento!).

Con l’apostrofo, invece, da’ è il tipico esempio di troncamento, in particolare della seconda persona singolare dell’imperativo, “dai” che può comunque essere utilizzato.

“Da’ il libro al tuo compagno di banco” così  magari lo mette sotto la gamba del banco che traballa (cfr. l’utilità della cultura).

Diverso invece il caso del verbo fare: “fà” è una forma errata, poiché la terza persona singolare del presente indicativo è “fa”. Si ritiene, infatti, che sia facilmente comprensibile e distinguibile dall’omonima parola che indica o la nota musicale o l’espressione che viene utilizzata in alcune locuzioni avverbiali di tempo quali “tanto tempo fa” oppure “due mesi fa”.

L’unico caso in cui la sillaba fa può essere accentata è quello in cui sia desinenza nei composti di fare, quali rifare o contraffare.

“Ogni volta rifà lo stesso errore” oppure “Quel losco individuo di mestiere contraffà documenti”.

La forma apostrofata fa’, al pari di da’, rappresenta il troncamento di “fai”, imperativo del verbo fare.

“Fa’ presto per favore” che altrimenti facciamo arrabbiare la Grammarnazi e sono guai.

Anche le forme ne e suscitano non pochi dubbi.

Senza accento la particella ne può avere diverse funzioni grammaticali:

  1. come avverbio di luogo indica allontanamento da un luogo o da una situazione:“Si è chiuso in camera sua e non ne (= da lì) vuole uscire” (tipica scena del ragazzo cui hanno tolto la pleistescion o la ui-iu perché ha preso un bel 4 in italiano).“Ne (= da lì) usciremo vivi, non ti preoccupare” dice la rana ottimista al rospo dentro la pentola di acqua che si sta scaldando sul fornello.
  2. come pronome personale, è usato al posto delle forme di ciò, da ciò, di questo, da quello ecc.:“Ne (= di ciò) parlerò ai tuoi genitori” dice l’insegnante stanca dell’ennesimo errore di ortografia del bambino, ma il fanciullo è sereno perché sa che mamma e papà si esprimono con proposizioni del tipo “io sxiamo ke me la cavo”.“Dalla dimostrazione di questa tesi, ne (= da ciò) consegue la conferma delle validità delle ipotesi” dice Hegel a Kant che risponde con uno sguardo critico.
  3. talora assume valore di partitivo:“Vorrei un po’ (non pò, mi raccomando!) di gelato: ce n’è (= di questo) ancora?” dice l’amica golosa dopo aver ingurgitato già un mezzo vassoio di pasticcini e aver svuotato la ciotola delle caramelle.

In alcune espressioni, ne è usato solo per intensificare l’azione indicata da alcuni verbi intransitivi nelle costruzioni con i pronomi personali atoni mi, ti, si, ci, vi.

“Me ne vado e non torno più” dice la moglie al marito fedifrago colto in fragrante (aaaaah!!! Flagrante è la forma corretta!).

“Se ne stava bello comodo sul divano” (reazione del marito alla decisione della consorte).

Con accento grafico, è una congiunzione copulativa con il significato di ‘e non’.

Può essere usato:

    • per la coordinazione di due o più proposizioni negative:
      “Non l’ha mai cantata suonata questa canzone” dice il bassista al batterista mentre il cantante chitarrista ubriaco attacca un brano a lui sconosciuto.
      “Ha chiesto di non parlare muoversi per nessuna ragione” dice l’impiegato di banca al collega durante una rapina.
    • in una proposizione negativa, per unire due o più elementi che hanno nella frase la stessa funzione sintattica; in questo caso, si ripete davanti a ciascun elemento:
      “Non ho voluto rispondere no” dice un’amica all’altra raccontando della richiesta di matrimonio appena ricevuta (e l’amica, incredula, risponde “D’avvero?” al che la fidanzata indecisa scarica l’amica ignorante e pure il fidanzato).
      “Non voglio né questo né quello” dice la moglie al marito disperato alla vista dell’ennesimo divano all’Ikea.

     

  • Come vedete, lo scopo della Grammarnazi è sempre e solo quello di mettere tutto apposto (ma no, si dice a posto!) perché avvolte (sì, nelle coperte! Si scrive a volte!) è veramente difficile scrivere e parlare correttamente in itagliano….. (tre puntini, solo tre, numero perfetto!).

    Ultimo avvertimento: care fidanzate cui vengono rivolte proposte di matrimonio, se volete davvero convolare a nozze, rispondete “” non “si”, che altrimenti poi il vostro lui non vi sposa perché rimane confuso.

    Ultimissimo consiglio: se il vostro amato estrae dalla tasca un solitario e ve lo porge inginocchiandosi, evitate di guardarlo attonite esclamando “Fai davero?!” (la Grammarnazi l’ha fatto 🙂 ).

 
A Ottobre i nuovi corsi.

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Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
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