S’i fossi foco

Rubrica: La Grammarnazi

In questi giorni di caldo infernale, mi è tornata alla mente la magnifica poesia “S’i fossi foco” composta da Cecco Angiolieri, gran poeta giocoso, coevo di Dante, il cui testo per piacer mio e vostro vi riporto di seguito.

S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo; 
s’i’ fosse vento, lo tempesterei; 
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei; 
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, sare’ allor giocondo, 
ché tutti cristïani imbrigherei; 
s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei? 
A tutti mozzarei lo capo a tondo. 

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre; 
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui: 
similemente farìa da mi’ madre. 

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui, 
torrei le donne giovani e leggiadre: 
e vecchie e laide lasserei altrui.

Avete notato qualcosa di particolare? Le figure retoriche dell’anafora e dell’iperbole utilizzate dal poeta per evidenziare l’assurdità delle sue ipotesi, servono oggi alla Grammarnazi per introdurre un tema molto delicato e bistrattato, soprattutto nel linguaggio parlato: il periodo ipotetico.

“Se avevo voglia, venivo alla festa”. Vi suona familiare, comodo al vostro orecchio grammaticale? ARGH! È sbagliato! Io solo a scriverlo ho avuto un principio di artrosi alle dita delle mani sulla tastiera e dei piedi (per solidarietà!) nonché un attacco furente di congiuntivite.

Facciamo quindi un po’ di ordine.

A seconda della possibilità che il fatto espresso avvenga o si verifichi, il periodo ipotetico può essere di tre tipi:

  1. realtà (se io sono buono, la mamma mi regala le caramelle);
  2. possibilità (se io studiassi, prenderei buoni voti);
  3. irrealtà (se tu fossi stato più simpatico, i tuoi amici non ti avrebbero lasciato solo).

Come si può notare, il periodo ipotetico è quindi una struttura sintattica formata da una proposizione subordinata condizionale, detta protasi, e dalla sua reggente, detta apodosi.
Nella protasi si esprime la condizione da cui dipende quanto potrebbe realizzarsi, indicato nell’apodosi.

  • Nel caso del periodo ipotetico del primo tipo, quindi della realtà, nella protasi il verbo è all’indicativo, nell’apodosi all’indicativo o, in alcuni casi, all’imperativo (e.g. nelle raccomandazioni della mamma “Se c’è freddo, copriti!”).
  • Nel secondo caso, quello della possibilità, l’ipotesi è appunto possibile, non sicura. Nella protasi il verbo è al congiuntivo imperfetto, nell’apodosi invece al condizionale presente o all’imperativo (“Se me lo chiedesse, lo raggiungerei in capo al mondo” oppure “Se te lo domandasse ancora, continua a negare”).
  • Nel periodo ipotetico dell’irrealtà, l’ipotesi è assolutamente impossibile e irrealizzabile. In questo tipo di periodo occorre individuare il tempo cui fa riferimento l’ipotesi.
    Se è riferita al presente, nella protasi il verbo è al congiuntivo imperfetto, nell’apodosi il verbo è al condizionale presente (“Se avessi un milione di euro partirei per un lungo viaggio”).
    Se è riferita al passato, nella protasi il verbo è al congiuntivo trapassato, nell’apodosi il verbo è al condizionale passato (“Se avessi avuto un milione di euro, sarei partito per un lungo viaggio” ma nel frattempo ho fatto cinque figli e non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di partire con questa tremenda squadra di calcetto…).

Ricapitolando, nello specchietto (la Grammarnazi si sta evolvendo 🙂 ) seguente trovate un rapido vademecum da tenere in tasca e consultare in caso di dubbi amletici durante le vostre serate estive, tra spritz e tramonti, per distinguervi in questo medioevo cultural-grammaticale dei giorni nostri.

Tipo periodo ipoteticoEsempioProtasiApodosi
RealtàSe mi aspetti vengo con teIndicativoIndicativo o imperativo
PossibilitàSe avessi i soldi lo comprereiCongiuntivo imperfettoCondizionale presente o imperativo
IrrealtàSe avessi avuto più tempo avrei corso più a lungoPresente: congiuntivo imperfetto
Passato: congiuntivo trapassato
Presente: condizionale presente o imperativo
Passato: condizionale passato

Avete visto? In nessun caso è previsto l’utilizzo dell’imperfetto indicativo. Dimenticatelo, è un tempo inutile e barboso, anche in narrativa.
Ricordate, una consecutio temporum al posto giusto è molto più sexy degli addominali a tartaruga. Come dite? Che cos’è la consecutio temporum?!
Ok, cominciate a fare 10 minuti di plank al giorno.

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Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
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