Magazine » Rivolta è… Parlare con gli Alberi

Rivolta è… Parlare con gli Alberi

Gli alberi sono cose molto belle. È indubbio. Io nutro per loro un amore profondo. Un innamoramento che sa di albicocca, dolce, mangiata all’ombra fresca di una grande quercia per l’appunto. Ogni volta che vedo un albero mi sento un po’ piccolo. Ma più che piccolo direi insignificante. Un albero ti fa capire quanto sei misero e fragile. Gli alberi sono buoni insegnanti. Dovremmo andare a scuola dagli alberi.

A me fanno invidia. Stanno un po’ piantati a terra e un po’ conficcati nel cielo. Volano coi piedi per terra. Non è una qualità da poco. Son numeri che riescono a pochi, forse ai poeti.

Sono un po’ quei compagni di banco silenziosi e timidi ma presenti, sempre presenti. Quante cose puoi dire a un albero senza che lui ti giudichi? Ha una sua presenza severa, però. Ha un suo carattere sontuoso. Se sei un piccoletto, un mezz’ometto pieno di cattiveria e quindi di paura, be’, non ti avventurare in un bosco. Ti sentirai estraneo, osservato, allontanato da quelle sentinelle diffidenti. Se sei in pace, se hai dubbi sinceri, lanciati, ti sentirai a casa.

Sanno sorprenderti. Li puoi trovare d’estate piantati in mezzo ai campi di grano e con le loro chiome folte ti sembreranno dei vecchietti intabarrati che passeggiano su una piazza vuota.  Oppure in costume da bagno nei rigidi inverni mentre stirano le braccia e si rinfrescano al gelo di gennaio.

Un cuore liquido che irrora una pelle grinzosa. Gli occhi sono chiusi perché chi medita sente, immagina, percepisce e coglie spesso nel segno.

Sia chiaro, io non sono uno di quei tizi che dice che non si possano abbattere gli alberi, o che non si possa interagire con la natura. Io ci sto seduto sopra, agli alberi. Io come voi ci vivo sopra e sotto, dentro e fuori, attorno.  Io dico che bisogna rispettare le cose. E rispettare gli alberi significa rispettare il concetto che tutto ha una vita, che tutto ha una morte, che tutto ha bisogno di rispetto.

Gli alberi sono una buona scuola. Gli alberi sono dei poeti silenti. Gli alberi sono compagni presenti.

C’è una ragazza che ogni tanto canta qualcosa… Siede sulla riva di un fiume, i piedini bianchi nelle acque saltellanti, parla con un vecchio salice, gli parla con occhi di amore e lui ascolta sorridendo, si amano e se la cantano con una lingua unica che solo pochi esseri parlano, alberi, scimmie, tartarughe, trote o chiunque abbia la voglia di ascoltare.

Un giorno quel salice è morto. Lei però torna a cantare.

 

Io crebbi in un silenzio arabescato,

in un'ariosa stanza del nuovo secolo.

Non mi era cara la voce dell'uomo

ma comprendevo quella del vento.

Amavo la lappola e l'ortica,

e più di ogni altro un salice d'argento.

Riconoscente, lui visse con me

la vita intera, alitando di sogni

con i rami piangenti la mia insonnia.

Strana cosa, ora gli sopravvivo.

Lì sporge il ceppo, e con voci estranee

parlano di qualcosa gli altri salici

sotto quel cielo, sotto il nostro cielo.

Io taccio... come se fosse morto un fratello.

 

Si chiamava Anna, Anna Achmatova credo.

Ora possiamo fare una cosa, un bel gioco. Uscite dalle case. Avvicinatevi a un albero, guardatelo, porgetegli la mano e ascoltate. Magari sussurrategli qualche parola, confidatevi. Insultateli se vi pare, quella volta che mi scagliarono un pigna in testa io l’ho fatto.

Non restate indifferenti però. È l’indifferenza che uccide gli alberi, le scimmie, le tartarughe le trote o qualsiasi essere…

EsserCi (Stefano Cattani)

EsserCi

EsserCi è un nugolo di poche cose e ne vorrebbe essere ancora meno. Nasce come figlio, uno stato in cui non si riconosce tanto che inizia a crescere percorrendo una strada imprecisa sulla quale spesso e volentieri si perde.
Continua a leggere la biografia, trovami sui social oppure