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Il riscaldamento globale nella mia camera da letto

Rubrica: Penna Ridens

È una serata di inizio luglio. È da diversi giorni che il caldo, quello vero, ci attanaglia e non sembra mollare la presa, ma l’infallibilissimo servizio delle previsioni del tempo in TV parla chiaro: da stasera un deciso calo delle temperature porterà un bel po' di fresco in tutta la penisola. Vado a letto tranquillo in questo anonimo martedì, lascio la finestra solo mezza aperta, non vorrei ritrovarmi coi piedi gelati nel bel mezzo della notte. Sono sereno e fiducioso.
Ore 3 del mattino. Mi sveglio di botto e mi ritrovo a 90 gradi stile sedile Fiat Uno, quando sfiori la levetta per regolare l’inclinazione. Sono sveglio come un gufo reale a quest’ora.
È un caldo atroce.
Sudo come un porcello nel forno e con me anche le pareti sudano. Le sedie, quelle acquistate da poco all’Ikea, si stanno scollando e sono ormai sformate. Erano in sconto perché erano sedie invernali?
Il mio non è più un letto ma piuttosto un acqua scivolo di Acquafan! Mi stacco dal letto lasciando un’orma stile sacra sindone nel lenzuolo. L’istinto mi dice “cerca di sopravvivere…”. Penso a tutte le puntate del programma di Bear Grills ma non mi viene in mente niente di utile, tranne dormire all’interno di un cadavere di cammello nel deserto o mangiare uno scarafaggio. Mah.
Vabbè! Vado subito verso la finestra. La spalanco, anzi, per poco non stacco gli infissi. Sto male, sudo ancora di più, mi sudano il bianco degl’occhi e persino le unghie, aiutooo!
Preso dal panico corro in bagno a sventagliarmi un po’ di phon, caldo, addosso. Per un attimo, però sto meglio. Vado in cucina e, come se fossi ricoperto di carta moschicida, mi ritrovo in un attimo il rotolo dello scottex attaccato alla schiena e una fetta di crudo di Parma sotto la pianta del piede.
Premetto, è un po' che non faccio ordine in casa…
Mi bevo il mondo per cercare di reidratarmi. Compreso il latte scaduto, non importa.
Poi, in un lampo di lucidità, mi ricordo che vivo al piano terra e mi catapulto fuori in giardino stile stunt-man, con tanto di capriola. Sono fuori, in mutande alle 3.05. La vicina, che chissà perché vive perennemente alla finestra di casa sua, fa un gridolino schifata. Anvedi questa, che ci fa lì a quest’ora? «Signora stia tranquilla è un costume, niente panico».
«Ah beh allora» risponde.
Ah beh allora ‘sta cippa. Sei fortunata che stasera non mi son messo il perizoma come mio solito, penso fra me e me. Vabbè, mi riprendo un attimo. Poi noto come una palla di pelo rossa spalmata per terra. È Gatto, il gatto a pelo lungo del vicino, così chiamato per mancanza di fantasia. Un povero animale con frequenti crisi di identità. Mi guarda come per dirmi «ti prego, radimi o uccidimi!». Mosso da pietà lo prendo e lo adagio nel frigo sopra un soffice sacchetto di insalata già pronta, ovviamente scaduta. Accendo la TV, provo a distrarmi. Mi becco prima un documentario sul Sahara e poi un’intervista di Trump che dice che il riscaldamento globale è tutta una balla e che quello è il suo vero colore di capelli. Non so perché ma per un attimo penso a un orso polare col parrucchino che gli fa vedere il dito medio.
Non ci posso credere, sempre peggio. Non posso dormire in giardino con la vicina che mi guarda, non ce la faccio. Non ho il condizionatore ma è tutto spalancato per far entrare aria il più possibile, ma non basta. Ora mi ricordo. Ho comprato un ventilatore in sconto l’altro giorno. È da montare. Ok, facciamolo.
Le istruzioni sono solo in finnico, mannaggia, però stranamente assomigliano alle istruzioni delle sedie. Ex sedie. Non sono tanto lucido, sgocciolo, mi schifo da solo ma devo farcela, ne va della mia vita. Alle fine eccolo, ho assemblato un bellissimo motore per barca da diporto. Uhm, che abbia sbagliato qualcosa? Smonto tutto e rimonto. Ecco, ora ho un ventilatore anch'io, evviva. Sono esausto, butto un sacchetto di farina sul letto tanto per asciugarlo un po' e mi getto nel letto tutto impanato. Non ci credo, ce l’ho fatta! Mi sto per addormentare quando sento un rumore strano. È Gatto che sta grattando l’interno del frigo, me l’ero dimenticato. Mi alzo e lo libero. Lui mi ringrazia facendomi due fusa al volo. «Vai Gatto torna a casa da Tizio, saluta Coso e Gatta e stammi bene». Ormai è ora di prepararsi per andare al lavoro. Che nottata, per scrivere questo pezzo ho davvero sudato, in tutti i sensi. Mi chiedo: ma quelli delle previsioni di quale penisola parlavano? Corea?

Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure