Referendum sì o referendum no?

Rubrica: Prospettive Letterarie

Restiamo uniti o ci diviamo?

“Catalogna libera”, “Brexit”: ognuno ha le proprie idee d’unione o d’indipendenza. Nei secoli passati, per avere l’una o l’altra si combattevano guerre. Oggi per fortuna si può esprimere la propria opinione in maniera pacifica.

Senza addentrarci troppo nel merito di Spagna e Inghilterra, direi di rimanere in Italia e di pensare alla nostra storia. Spesso sarebbe opportuno guardare al passato per imparare da esso e provare poi a muoversi nel presente.

Vi ricordate Ippolito Nievo? È stato uno scrittore italiano nato nel 1831, autore di poesie, racconti e romanzi, tra cui il famoso Le confessioni di un italiano; ma è stato anche un giovane che, all’età di ventotto anni, quando scoppia la II guerra d’Indipendenza, lascia Milano e si arruola con Garibaldi nell’Impresa dei Mille.

Grande combattente morale e ideologico in favore dell’unità, il destino non volle purtroppo esaudire i suoi sogni di vedere ufficialmente unito il suo paese. O meglio, contribuì come colonnello d’Intendenza a far riuscire l’impresa di Garibaldi, ma non fece in tempo a festeggiare la proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861, in quanto morì per il naufragio dell’imbarcazione che lo stava portando dalla Sicilia a Napoli il 4 marzo dello stesso anno. Terribili certi casi della vita, no?

Nella sua breve vita, però, è riuscito a fare molto per il proprio paese. Oltreché combattere per esso, l’ha anche raccontato. Le confessioni di un italiano è uno di quei libri che non capisco come non vengano fatti leggere a scuola, insieme a Manzoni e a Dante. Insomma, parliamo di una parte importante della storia del nostro paese: la descrizione della Repubblica di Venezia, una città addormentata che non comprende quanto i tempi stiano cambiando, la rivoluzione francese che porta Napoleone in Italia, i moti del ’48-’49, le guerre di indipendenza, le annessioni, le ribellioni… tanti avvenimenti e tanti punti di vista, opinioni e sguardi racchiusi in un’opera che rasenta le 700 pagine, ma che ognuna di essa meriterebbe di essere letta.

Ciò che davvero mi spinge a stimare l’autore e il suo libro non è solo il racconto delle vicende italiane, ma l’opinione che abbraccia l’intera opera dall’inizio alla fine: l’Italia deve essere unita.

Così inizia il libro:

Io nacqui veneziano ai 18 ottobre del 1775, giorno dell’evangelista Luca; e morrò per la grazia di Dio italiano quando lo vorrà quella Provvidenza che governa misteriosamente il mondo.
Ecco la morale della mia vita. E siccome questa morale non fui io ma i tempi che l’hanno fatta, così mi venne in mente che descrivere ingenuamente quest’azione dei tempi sopra la vita d’un uomo potesse recare qualche utilità a coloro, che da altri tempi son destinati a sentire le conseguenze meno imperfette di quei primi influssi attuati.

Non possiamo sapere o ricordare i sentimenti e le opinioni dei nostri connazionali che hanno combattuto per avere un paese unito, ma possiamo sempre informarci al riguardo e pensare a chissà quante vite sono andate perdute per un ideale. Un ideale che nella nostra epoca viene quasi disprezzato o reso qualcosa di vecchio e datato.

Come l’Italia, anche la Spagna ha combattuto le sue guerre e ci sono voluti anni di sforzi, leggi e impegno per provare ad unire l’Europa. Siamo sicuri che d’improvviso il passato non abbia più senso interrogarlo? Siamo certi che non ci siano lezioni da imparare o che sia legittimo dimenticare così facilmente, gli sforzi di donne e uomini che, in passato, hanno dato tutto per arrivare dove siamo noi oggi? Io non ne sarei così sicura.

 
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Francesca Delvecchio

Caporedattrice
Grande appassionata di scrittura e letteratura, mi sono laureata in Lingue straniere e in Lettere. Da sempre incuriosita dal mondo del web e dell’informatica, mi dedico ora al Web design e alla Comunicazione.
La mia rubrica è Prospettive letterarie.
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