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Star Wars VIII: Natale a Dagobah gli ultimi Jedi

Con Mark Hamill, Daisy Ridley, Carrie Fisher, Christian de Sica, Massimo Boldi, Er Patata.

Come sapete, ci deve essere equilibrio nella Forza. Quindi, visto che girano fin troppe recensioni incomprensibilmente entusiaste, vediamo di rimettere un po’ le cose alla pari. Naturalmente senza spoiler.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

Vedere apparire le ormai mitiche scritte a inizio film, lo ammetto, suscita qualche emozione. Passa subito, circa a metà dello scorrimento fa bella mostra una frase completamente priva di senso. Davvero. Un tremito nella Forza mi dice che butta già male, ma non voglio avere preconcetti.

Naturalmente mi sbaglio, ma lo scoprirò solo dopo due lunghissime ore e mezza. Andiamo quindi a recensire, partendo da

I PERSONAGGI

La storia ruota attorno al fatto che il grande Luke Skywalker si sia ritirato a vita privata perché è disilluso e tutti a criticarlo. Ora, analizziamo la cosa.

Viene abbandonato da piccolo, gli ammazzano la famiglia adottiva, lo chiamano a salvare la galassia ma alla fine lo fa il padre, che viene anche perdonato dopo aver fatto casino per trent’anni. Trova un allievo che lo tradisce immediatamente. A parte Star Wars la carriera come attore va così così, si ritrova negli anni ’90 a recitare in un videogioco (Wing Commander) e pure lì finisce che un gatto di due metri gli ammazza la ragazza. Nei libri, per trovare una fidanzata alla fine si mette con una Sith.

Figura 1 - Nonostante i dispiaceri, la Forza sostiene ancora Luke.

Oltre a questo, in un universo dove ti han detto che la Forza rende in salute, la Forza rende longevi, a cinquant’anni Luke è invecchiato malissimo.  Il ciuffo d’oro della galassia, il Nino d’Angelo di Tatooine è scomparso. Di norma sembra Chewbecca dopo che ha trascurato l’igiene della pelliccia, quando si immagina più curato risulta comunque un incrocio tra Ewan McGregor e Maurizio Costanzo.

Ecco, al suo posto pure voi sareste un po’ adombrati, no?
Tanto spazio a Luke, anche perché gli altri sono una tragedia. Salviamo la compianta Carrie Fisher, che comunque nel film dimostra una dinamicità degna del miglior gres porcellanato, ma per gli altri non c’è storia.
Scopriamo che il cattivone, Snoke, in realtà è un idiota, mentre Kylo Ren si conferma “Il Piangina”, come da immortale battesimo del grande Leo Ortolani. Certo che a chiamare un figlio Ben Solo è anche ovvio che gli crei un trauma esistenziale. Poi quello diventa cattivo e assume il nome del più efficace tra i drenanti anticellulite prodotti dai Sith.
Tornando ai buoni, abbiamo la protagonista, Rey, che si continua a non capire che faccia, che voglia, cosa la spinga. Un approfondimento del personaggio imbarazzante.
Sugli altri, stendiamo un velo pietoso. I vari Finn, Poe e compagnia hanno la personalità di una busta di salatini, ma solo dopo che hai mangiato tutti i mini bretzel e i bastoncini salati.
I nuovi pupazzetti hanno persino meno senso degli Ewok e stanno lì solo per un motivo. In alcune scene si vede già il cartellino del prezzo dei Disney Store.
In ultimo, Benicio del Toro, che ci dimostra quanto, ma quanto è bravo a fare Benicio del Toro. In teoria il suo ruolo dovrebbe sostituire quello di Lando Calrissian, ma ci presenta fondamentalmente un tizio che balbetta e spara qualche frase populista tipo né di destra né di sinis… ops… né con l’impero né con la ribellione. Lo ritroveremo candidato in una lista civica su Alderan nel prossimo episodio.

LA TRAMA

Hanno provato a vendercela come “nulla sarà come ce lo si aspetta”. Per forza. La trama di questo film fa schifo, è di una debolezza sconcertante e il poco che sta in piedi è dovuto al fatto che si fa un bel remix de L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Quando ci si allontana, il nulla. Emerge una sola, sostanziale cosa: la galassia è popolata da idioti. Per due ore e mezza assistiamo a una serie ininterrotta di fallimenti. Da parte di tutti. DI TUTTI! Non c’è una sola singola iniziativa che vada a buon fine, sia della ribellione o del primo ordine. Alla fine la cosa si risolve con il classico deus ex machina, l’apparizione che sfanga la giornata, il colpo di c… fortuna.

Figura 2 - Il maestro Yoda apparirà giusto per irridere l'intera produzione. Peraltro non a torto.

Il film è lungo in maniera insopportabile e a tratti davvero noioso. L’intreccio è un incrocio di cose già viste, di piccole trovate, di strutture deboli e di personaggi appena abbozzati e di una quantità di battute e scenette comiche fuori luogo davvero eccessiva e sgradevole. Vale quanto detto per gli ultimi film della Marvel: una qui e là ci sta, anche nella trilogia originale si gigioneggiava a volte, ma così veramente infastidisce. Mancano i peti e poi ti aspetti davvero di vedere Massimo Boldi alla guida di un Ala-x.

Soprattutto, però, il problema di questo film è che manca totalmente di epica. Star Wars è un fantasy, sia pure in salsa di astronavi, e la componente epica è fondamentale. Qui non c’è niente. Niente. Tutto è servito in comode miniporzioni narrative, senza impegno, senza pathos, senza profondità. Ti viene giusto voglia di immedesimarti nelle esplosioni.

QUINDI PERCHÈ QUESTA NON È UNA RECENSIONE DA UNA STELLA?

I motivi sono tre e non si possono ignorare.

Figura 3 - Al Bano. Non appare nel film, ma è comunque invecchiato meglio di Luke Skywalker. Forse il cantante di Cellino San Marco è potente nel lato oscuro della Forza?
  1. Nostalgia, nostalgia canaglia.

È innegabile: le astronavi, i personaggi della trilogia classica, le battaglie, i raggi laser, la colonna sonora, il semplice fatto di essere nella galassia lontana lontana. Non importa quanto in basso riescano a portare il franchise di Star Wars, non risulterà mai indifferente.

2. I riferimenti

Per definizione, niente di originale. Però sono inseriti bene e allietano la visione, soprattutto dopo che hai finito i popcorn, la bibita e stai cominciando a puntare quelli del vicino. Non ve li svelo, altrimenti che piacere c’è, però vi indico il primo: Poe pilota il suo ala-x non nel consueto modo che ci siamo abituati a vedere, ma né più né meno di un Viper di Battlestar Galactica. Fantastico.

3. La fascinazione per il cinema di animazione giapponese e le ambientazioni

Sono sincero, questo punto sostanzialmente vale la visione del film. Le ambientazioni sono veramente belle, ben fatte e suggestive, con un picco assoluto nell’ultima, bianca e rossa, sul pianeta di sale. I riferimenti invece al cinema animato giapponese sono sparse un po’ per tutto il film, ma che roba, ragazzi. Due in particolare (non entro nel dettaglio per evitare spoiler. Quando le vedrete, capirete), quella dei bombardieri e soprattutto “il gran botto a volume azzerato”: c’è solo una parola, sublime. Anche le battaglie, molto riviste in questa direzione, sono qualcosa che vale la pena vedere.

CONCLUDENDO

Ho letto di tutto riguardo a questo film, soprattutto alcune assurdità che cercano di esaltarlo e difenderlo. La peggiore di tutte è la supposta volontà di cambiare generazione, di dare ai più giovani qualcosa di diverso e di non riciclato e nuovi eroi, non assoluti come i vecchi ma più fragili e inquieti. Bene, a me questa retorica ha un po’ scocciato. Il film è semplicemente brutto e molto, molto elementare, così come elementare è la costruzione dei personaggi. Io francamente la smetterei di trattare le “giovani generazioni” come un branco di babbei ritardati. Date loro qualcosa di ben fatto e vedrete che si appassioneranno, approfondiranno, capiranno. Questa pappetta preriscaldata, predigerita ed edulcorata non ha alcun sapore per noi “vecchi” e trovo offensivo che si pensi che, per entrare nei cuori dei più giovani, questo sia il massimo che si debba offrire. Il capitolo conclusivo, con di nuovo Jar Jar Abrams alla regia, non promette nulla di meglio. Ma tranquilli, ne hanno già annunciati altri tre.

Giunti sul fondo, si potrà cominciare a scavare.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-2-5

Frase distintiva: “Ci vediamo, ragazzino”. Ma anche no.

A chi lo consiglio: Dai, siamo seri…

Abbinamento suggerito: Io non bevo bibite praticamente mai. In questo caso ho optato per il supporto glicemico di una Sprite. Fate voi.

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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