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I ragazzi dietro alle cineprese: il progetto “Cinema a scuola”

Quando il gioco si fa duro… Insegna!

Scuola e passioni, idee e intersezioni.

 

Sicuramente, almeno una volta nella vita, ognuno di voi ha sentito parlare de L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, il famoso cortometraggio nel quale un vecchio, vecchissimo treno si lancia addosso a degli spettatori che, impauriti e ignari, scappano correndo dalla sala.

Proiettato per la prima volta nel 1896, viene spesso scambiato come il primo film della storia del cinema (sbagliato, l’apriporta fu L’uscita dalle officine Lumière).

Oggi, a distanza di 121 anni e qualche mese, possiamo dire che quel treno rappresenta la nostra epoca: vagonate di immagini provenienti da tutte le parti, che si lanciano verso un pubblico stavolta poco attento e vigile che, immobile sulle poltrone della quotidianità, non si capisce se sia pronto o meno all’impatto.

E solitamente, da chi sono occupate le prime file a uno spettacolo se non da ragazzi e bambini? Ecco dunque chi sono i primi a essere investiti dal carico di stimoli visivi oggi.

Ma niente paura, una soluzione c’è: renderli capotreni!

Questo è esattamente quello che ha fatto il progetto “Cinema a Scuola”, a cura del direttore Luigi Allori, in collaborazione con il MIC (Museo Interattivo del Cinema) presentato dal Centro Culturale della Cooperativa e patrocinato dal Consiglio del Municipio 9 di Milano. Un progetto avviato nell’anno scolastico 2012/13, realizzato fino al corrente anno scolastico, che ha visto coinvolte, di volta in volta, scuole diverse del Municipio 9 di Milano e che ha trovato il solido e adeguato appoggio di

Roberto Carlucci, docente di Lettere esperto in didattiche inclusive quali lezione partecipata, scrittura creativa e sceneggiatura, drammatizzazione di episodi legati alla storia, organizzatore di eventi di rilevanza formativa ed esperienziale per gli alunni.

Cos'è e come nasce il progetto

Ma come insegnare a dei ragazzi più o meno giovani a governare un mezzo dalla mastodontica portata (perché questo è l’immagine oggi, un mezzo, un trasporto eccezionale che, a seconda di come lo guidi, può spingerti o schiacciarti)?

Nato da una proposta di Luigi Allori (direttore del mensile Zona 9 del Centro Culturale della Cooperativa, appassionato di cinematografia e genitore), è stato accolto immediatamente da genitori e insegnanti e preso con entusiasmo dai ragazzi. Le classi aderenti al progetto sono state le Scuole Secondarie di I grado Cassinis, Tommaseo e Asturie.

E su chi poteva contare, questo grande progetto, se non sull’appoggio e la collaborazione del MIC?

Primo Museo Interattivo del Cinema in Italia, il MIC coinvolge lo spettatore facendolo interagire con dispositivi e applicazioni create ad hoc, immergendolo nel mondo cinematografico ma fornendogli maschera, pinne e boccaglio. Un’esperienza innovativa come quella che propone il MIC non poteva che sposarsi con l’altrettanto innovativa proposta del Direttore Allori, nata dalla sua passione per il cinema.

Da questa interessante e fortunata intersezione nasce dunque il progetto “Cinema a Scuola”, che ha previsto la realizzazione di un vero e proprio film all’interno degli istituti, montato, girato, scritto e interpretato dagli alunni stessi.

Il progetto punta soprattutto alla partecipazione attiva dei ragazzi in uno scenario dove gli enormi piccoli schermi di smartphone e pc, e quelli della tv e del cinema, fanno da padroni: accecano.

Le classi che hanno aderito, hanno realizzato due percorsi differenti: da una parte un corso di Storia del Cinema tenuto dal direttore Luigi Allori con la collaborazione di un’insegnante dell’Università Bicocca, la prof.ssa Ornella Castiglione, la quale si occupa di Didattica del Cinema e di Cinema e Arti visive, dall’altra la realizzazione vera e propria di un film.

Perché risulta essere un progetto importante

Il famoso treno del quale parlavamo all’inizio è un treno in costante e veloce movimento, l’errore più facile da commettere è quello di sottovalutare l’importanza degli stimoli visivi ai quali siamo sottoposti, diventando così degli spettatori passivi. Il linguaggio delle immagini, come tutti i linguaggi non verbali, è adatto a trasmettere emozioni, sentimenti, sensazioni che spesso le parole non riescono ad esprimere con la stessa pregnanza. L’immagine, infatti, comunica in modo più immediato della parola, suscitando risonanze emotive maggiori che il linguaggio verbale, coinvolgendo il destinatario in modo profondo e spesso irrazionale. È importante che i ragazzi, fin da piccoli, imparino non solo a gestire, capire, utilizzare questo linguaggio, ma anche ad assorbirlo in maniera critica, per poter decidere cosa riportare o meno nella realtà, per poter trarne insegnamenti utili.
Partendo da questa considerazione, abbiamo chiesto al padre di “Cinema a Scuola”, Luigi Allori, se questo progetto possa effettivamente fare da “filtro immagine”:

Qualsiasi progetto educativo permetta ai ragazzi di utilizzare in prima persona le immagini come mezzo di comunicazione e di espressione, è utile alla loro complessiva formazione culturale. Lo spettatore cine-televisivo può “vedere con i propri occhi” qualsiasi cosa del passato o che si svolge nell’attualità ma lontano da lui, partecipandovi e traendone valutazione diretta. Così abbiamo potuto, per esempio, discendere sulla luna con gli astronauti, soffrire la fame assieme a milioni di bambini, sentire le scosse del terremoto con gli amatriciani. C’è però anche un rovescio della medaglia. Le immagini del cinema e della tv hanno anche una grande forza di suggestione e di condizionamento psico-mentale che, se non controllata, può avere, specie nei ragazzi, effetti negativi. Per questo fare cinema a scuola, imparando di persona come funziona il “meccanismo” della comunicazione per immagini, può aiutarci a godere appieno dei vantaggi della comunicazione audiovisiva e, contemporaneamente, fornirci un antidoto importante contro il rischio del condizionamento della “pancia” a scapito del funzionamento della “testa”.

Testa, pancia…

Caro direttore Allori, cari ragazzi e genitori, magari questo antidoto potesse essere universale! Quanti condizionamenti potremmo combattere? Quanti muri saremmo in grado di abbattere?

Lo scopriremo nella prossima puntata. A domani!

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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