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Rabarama, l’arte sulla pelle

Rubrica: Con la Cultura non si mangia?

Un nome che sembra uno scioglilingua uscito da un libro di fiabe, per portarci lontano e raccontarci qualcosa di indimenticabile. Sarà per questo che il Cirque du Soleil l'ha scelta per una collaborazione artistica affinché la sua dote visionaria incorniciasse lo spettacolo circense più noto nel mondo.

Un talento tutto italiano, padovano per la precisione, ma esportato nel mondo. Le sue opere da subito mi hanno colpita profondamente, icone di uno stile unico, di quello che dà riconoscibilità immediata, ossia di un artista con la "A" maiuscola.

Non tutta la critica ha apprezzato questa unicità, spesso si è divisa nel giudizio, tra amanti e non. Tuttavia chi si fosse imbattuto (o si imbatterà dopo questo articolo) nelle sue sculture, potrà dare la sua visione.

Una celebrazione del corpo che diventa emblema con numeri, segni, geometrie della complessità della nostra umanità fatta di sfaccettature, intense complessità, miracolose diversità. Un corpo unico adagiato e intrecciato. Due corpi vicini. Segnati, disegnati, scolpiti. Nella materia curve sinuose rappresentano ciò che l'essere umano ha di straordinario, un'essenza con molteplici sfumature.

Nella sua trama Rabarama, al secolo Paola Epifani, raffigura il senso del nostro essere.

Il marmo tutto italiano del Monte Altissimo, lo stesso che ha visto il tocco delle mani di Michelangelo, prende le fogge di un uomo nel senso più complesso e misterioso. Così ci appare: una scultura parlante, che sviscera il suo segreto davanti agli occhi dello spettatore.

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Artemide

Redattrice
Artemide, qualcuno come dice Dante “io etterno duro”, ma quello era l’Inferno e qui è un’altra cosa. Sono una giornalista specializzata in finanza. Ma non quella noiosa tutta numeri...
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