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Progetto “Cinema a scuola”: capitolo secondo

l’antidoto perfetto

Parola chiave: rinnovare

E se l’istruzione fosse come i programmi di cucina o i blog di viaggio e di moda, che il più originale, il più innovativo, è anche quello più seguito? Qualcuno ci aveva mai pensato?

Forse, inconsciamente, lo hanno fatto Luigi Allori, Roberto Carlucci, il MIC e gli insegnanti che hanno aderito a “Cinema a Scuola”, il progetto proposto dal direttore del mensile Zona 9 alle scuole primarie di primo e secondo grado del Municipio 9 di Milano, che ha visto la realizzazione di alcuni lungometraggi direttamente all’interno delle scuole.

È stato proprio Allori, infatti, a sostenere come il progetto risulti essere un’importante iniziativa a livello scolastico, in quanto ogni fase di realizzazione del film è collegata a quella di una materia ben precisa. Ad esempio, inventarsi e scrivere un soggetto è come scrivere il tradizionale tema di italiano, mentre preparare una sceneggiatura con disegni in sequenza, imparare ad esprimersi con la parola e il corpo, fare ricerche sulle tecniche, i costumi, gli arredi e gli oggetti del tempo in cui è ambientato il film, non ricordano forse altre materie?

Ecco allora che l’insegnamento di rinnova!

Come hanno notato insegnanti e genitori, in questo modo sono stati totalmente coinvolti anche quei ragazzi che faticavano a impegnarsi nei metodi d’insegnamento tradizionali. Un progetto come “Cinema a Scuola” non solo aiuta gli insegnanti a capire quali siano le doti, le attitudini, i punti di forza di ogni ragazzo, ma aiutano i ragazzi stessi a farsi strada tra le loro passioni, a riconoscerle, cosa estremamente difficile sia all’interno che all’esterno dell’ambito e dell’ambiente scolastico. Divertente e stancante allo stesso tempo, come hanno detto i ragazzi coinvolti, la realizzazione di un film non è una passeggiata e tanto meno una cosa da prendere sotto gamba o alla leggera. Attività come queste insegnano che, alla base di tutte le cose, ci deve essere impegno e buon lavoro, sia individuale che di gruppo, un insegnamento da portare sempre con sé. Curiosi, abbiamo voluto sapere da Allori se ci sono state difficoltà che pensava di trovare e che invece non si sono presentate:

Andando in una scuola a proporre di fare un film in classe pensi che ti guarderanno come un marziano neanche tanto giusto. In realtà, poi scopri che le reazioni sono diverse. I ragazzi, dopo un attimo di incredulità, ci stanno subito: fare un film per loro sarà un divertimento, come minimo una parentesi giocosa per uscire dalla noia della scuola. Il problema è invece convincere gli insegnanti e soprattutto i genitori che fare cinema a scuola non è una perdita di tempo. Troppo spesso, infine, la burocrazia e i programmi scolastici nicchiano non concedendo attenzione, spazi e tempi per questa ormai irrinunciabile attività didattica.

Il percorso

«Educa i ragazzi col gioco, così riuscirai meglio a scoprire l’inclinazione naturale» diceva un vecchio e saggio Platone.

E allora ecco che l’approccio ludico, sperimentale e giocoso si pone alla base del progetto “Cinema a Scuola”, rispettando così l’antica regola che sostiene che l’elemento più efficace per trasferire informazioni e cultura sia giocare insieme.

Partendo dalla scelta del soggetto, passando poi alla stesura della sceneggiatura e una volta stabilito il tema, fantastico o reale, i bambini e i ragazzi iniziano a scrivere singolarmente, cercando di inserire i suggerimenti di tutti, creando poi degli storyboard. Togliere le parole per utilizzare solo le immagini, come si fa nel caso dello storyboard, risulta essere un esercizio non scontato e utile per capire l’importanza della comunicazione “classica”.

Le fasi che portano alla realizzazione del progetto, come scrive Luigi Allori nel suo Film dell’obbligo. Guida pratica per fare cinema con i ragazzi a scuola, utilizzato dagli insegnanti come guida durante il progetto, sono diverse e assomigliano a un percorso a tappe, una sorta di “sequenza”.

Si parte dal comunicare ai ragazzi l’iniziativa e dallo scegliere l’argomento da trattare, si passa successivamente per le fasi più pratiche come la scrittura, le riprese e le interpretazioni, per poi sbarcare tra gli step finali che sono una sorta di taglia, cuci e sistema. Tra le fasi più significative c’è sicuramente quella dell’autocritica, che si fa a lavoro terminato, e permette ai giovani attori di spiarsi dal di fuori, cosa che, una volta imparata, può essere preziosa in ogni situazione.

Insomma, “Cinema a Scuola” ha tutta l’aria di essere davvero un antidoto universale.

E se fosse arrivata a voi la proposta di girare un film all’interno della scuola, quale sarebbe stata la vostra trama?

Secondo noi cambiano i tempi, ma le idee no e nel prossimo (e ultimo) appuntamento lo scopriremo.

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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