P’nP

Rubrica: Vite d’altroquando

Le otto montagne
Il ragazzo selvatico

I personaggi letterari che si agganciano alla mia pelle sono quelli che mi insegnano qualcosa, gli stessi che faccio fatica a raccontare.

 

Pietro

Pietro è del segno dell’acquario.
Introverso, silenzioso, riflessivo,
un bambino da appartamento: grigio in città, ”verbosco” quando sale di quota.
Ha una mamma che è il prato ai piedi della foresta, è il vaso di fiori di una casa abitata.
Ha un papà che è la cima aguzza della montagna, la roccia spoglia e inospitale dei tremila metri.

Pietro è quello che esiste nel mezzo: il silenzio tra gli alberi, il lago che spunta subito dopo la roccia, il ghiaccio che si crea e che si scioglie e il rumore che la neve non fa quando cade dallo strapiombo.

Pietro odia:
Milano, il suo traffico, i suoi palazzoni.
Alcuni turisti della montagna che, come tante persone, non sanno passare sulla terra senza colonizzarla, portandosi dietro un’allegra violenza di odori e suoni.
Tornare in città dopo un’estate nella sua baita e nella sua montagna.
I cacciatori che uccidono i suoi amici selvatici.
Il mal d’altezza che è un pugno che rivolta lo stomaco.
Suo padre, forse.
Se stesso, a volte.

Il silenzio assordante della montagna che da bambino lo teneva sveglio.
La neve che uccide.
La solitudine.


Pietro ama:

La solitudine.
Bruno, che è più un fratello che un amico. Che a volte però è un fratellastro.
Il ruscello che scopre da bambino davanti alla sua baita. Le trote che nuotano contro corrente.
La sua baita,
il topolino che la abita,
i selvatici suoi amici.
Il bosco, le rocce, il ghiaccio, la neve, il calore del fuoco, l’aria fredda e pulita.
I suoi vicini di baita: solitari e silenziosi come il resto.

Cucinare. Farlo per gli amici.
Il bosco, l’acqua, il pino storto che fatica a crescere ma che resiste a tutto.
I quaderni di alta quota e quello che custodiscono.

Camminare,
scrivere,
scalare.
Viaggiare quando l’anima diventa arida.
I riti.

Paolo cresce e diventa un uomo.
Canta per tenere il ritmo, per farsi coraggio, per farsi compagnia;
ha pianto di stanchezza steso di schiena su una roccia liscia;
ha fatto urla liberatorie rotolando verso il basso, sulla neve.
Osserva l’altezza, le baite nel mezzo, le persone che le abitano.
Saluta le cose.
Cammina per lasciarsi alle spalle la sua presenza quando questa lo assilla.
Ha perso un padre e non solo.
Guarda con tenerezza i suoi limiti. Non per forza li supera.

Ha quattro santi protettori che venera a duemila metri di altezza, a cui è devoto, che abbraccia:
l’abete rosso,
il pino silvestre,
il larice,
il pino cembro.

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure