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I piccoli dettagli che contano, le congiunzioni

Rubrica: La Grammarnazi

Continuiamo il viaggio di approfondimento della conoscenza della lingua italiana e del suo corretto utilizzo, affrontando un argomento apparentemente semplice: le congiunzioni.

Dovreste ormai aver imparato che la Grammarnazi ama i dettagli, anche quelli che ai più appaiono insignificanti; insomma, per dirla spiccia, è proprio una gran pignola, altrimenti come si sarebbe potuta guadagnare cotanto nome?

Oggi ha quindi deciso di dedicare attenzione a queste piccole parti invariabili del discorso, che consentono, se propriamente inserite nel contesto, di rendere la comunicazione, sia essa scritta o orale, più efficace.

La congiunzione ha una funzione quasi relazionale, vale a dire quella di collegare due parti della stessa proposizione oppure due proposizioni distinte a formare un’unica frase, insomma è il PR dell’analisi grammaticale.

Le congiunzioni possono essere classificate per la loro forma o per la loro funzione.

Quelle semplici sono costituite da una sola parola (anzi, ma, e, o, se, come, quando, anche), quelle composte sono, invece, formate dalla combinazione di due parole (poiché, anziché, perché, oppure, nonché, siccome, purché), infine le locuzioni congiuntive si compongono di due o più parole distinte (dal momento che, anche se, non appena, dopo che, nonostante che, per quanto).

Un piccolo inciso sulle congiunzioni composte: occhio all’accento posto sulla “e” di molte di esse, è acuta, non grave, ecco perché il correttore di Word ve lo segnala come errore o ve lo cambia (magari non ve ne siete nemmeno accorti, o, peggio, lo avete tacciato di ignoranza, eh?). L’accento acuto indica, peraltro, che quelle “e” vanno pronunciate abbastanza chiuse e non aperte (questo lo dico anche a me stessa!).

Per quanto riguarda la funzione, la congiunzione può essere di due tipi:

  1. Coordinativa, lega gli elementi di una o due proposizioni e li pone sullo stesso piano logico (“I bambini corsero fuori e cominciarono a giocare”: la Grammarnazi è nostalgica e mal accetta la sedentarietà dei bambini di oggi).
  2. Subordinativa, collega due proposizioni stabilendo un rapporto di dipendenza. La proposizione introdotta dalla congiunzione sarà subordinata alla reggente (Mi piace organizzare vacanze che possano coniugare – non si coniugano solo verbi! – attività fisica e attività culturali). È alquanto frequente, nella formazione delle subordinate, l’utilizzo del congiuntivo, come più ampiamente spiegato qui.

In base al tipo di unione che costruiscono tra le parti, le congiunzioni coordinative possono essere di diversi tipi:

  1. Copulative, uniscono due elementi sullo stesso piano sintattico (e, anche, né, pure, neppure): non mi piace nuotare e neppure andare in bicicletta.
  2. Avversative, collegano due elementi in contrasto tra loro (ma, tuttavia, però, piuttosto, eppure, anzi, peraltro): vorrei stare sveglia fino a tardi ma domattina devo andare a lavorare (e non conosco ancora caffè sufficientemente forti per supplire alla carenza di sonno…).
  3. Disgiuntive, come dice la parola stessa disgiungono, vale a dire separano logicamente due parti del discorso o propongono un’alternativa (o, oppure, ovvero, ossia, altrimenti): ti conviene studiare o puoi dimenticarti di uscire con gli amici (pedagoghi che raccomandano di non usare ricatti ne abbiamo?).
  4. Correlative, creano una corrispondenza tra le parti (e…e, non solo…ma anche, sia…sia, o…o, né…né, tanto…quanto, così…come, sia…che, ecc.): non amo né questo né quel libro (Uh, come sei difficile, basta aver voglia di leggere!).
  5. Conclusive, indicano una deduzione (ebbene, quindi, dunque, perciò, pertanto, allora): gli mancava tutto di lei, perciò decise di chiamarla (quando gli uomini erano uomini e non pupazzi senza spina dorsale).
  6. Aggiuntive, hanno la funzione di aggiungere qualcosa a ciò che si è già detto (anche, inoltre, per di più, altresì, ancora, pure): l’esame è molto difficile, inoltre ho studiato molto poco (quindi possibilità di passarlo prossime allo zero!).
  7. Esplicative (o dichiarative o dimostrative), precisano, dimostrano o forniscono una spiegazione (cioè, vale a dire, infatti, ossia, invero): in mare sventola la bandiera rossa, ovvero il segnale che entrare in mare è pericoloso (risparmio battute su falce e martello…).

Le congiunzioni subordinative possono invece assumere funzione:

  1. Finale, introducendo una proposizione finale esplicita, indica lo scopo (affinché, perché, ché): ti rimprovero affinché tu capisca la gravità del tuo gesto (notato il congiuntivo?).
  2. Consecutiva, introducendo la conseguenza di ciò che è stato esposto nella reggente (così…che, tanto…che): durante il concerto ho cantato tanto a lungo che ho perso completamente la voce (eh, qualche anno fa! 🙂 ).
  3. Causale, indicante la causa (poiché, perché, dal momento che, siccome, giacché, dato che): ho guidato molto lentamente poiché ero in largo anticipo (mi piacerebbe, ogni tanto!).
  4. Relativa, indicante il luogo (dove): mi accompagnò nell’ufficio dove lavorava.
  5. Temporale, specificando il tempo in cui avviene un’azione (mentre, ogni volta che, quando, finché, prima che, dopo che, come, allorché, appena, fino a quando): ogni volta che arriva l’autunno, mi prende una terribile malinconia.
  6. Dichiarativa, introducendo una dichiarazione o un’oggettiva (che, come): ti ho spiegato come devi usare le interiezioni (qui).
  7. Condizionale, indicando una condizione perché si verifichi ciò che è stato espresso nella reggente (nel caso che, a condizione che, qualora, se, casomai, premesso che, sempre che, a meno che, a patto che, ove, purché): vi porto al cinema purché smettiate di strillare!
  8. Concessiva, introducendo una proposizione che richiede sempre il congiuntivo (benché, sebbene, seppure, per quanto, nonostante che, malgrado che, quantunque, anche se, per quanto, con tutto che): per quanto sia faticoso, mi piace moltissimo correre.
  9. Comparativa, descrivendo un rapporto che può essere di maggioranza, minoranza o uguaglianza (più… che, meno… che, tanto… quanto, più… di, peggio… che): i miei figli sono tanto belli quanto bravi (e la Grammarnazi è tanto precisa quanto modesta 🙂 ).
  10. Modale, indicando il modo (come, come se, quasi che, comunque, come quando): Eliud Kipchoge al quarantaduesimo chilometro sorrideva come se stesse finendo una corsetta domenicale di scarico (Berlin Marathon 2017, spettacolo!).
  11. Limitativa (o eccettuativa o esclusiva), esprimendo una limitazione rispetto alla reggente (tranne che, eccetto che, salvo che, fuorché, per quanto): per quanto si fosse impegnato, non era riuscito a raggiungere il suo obiettivo (sempre Kipchoge, sorrideva ma non ha fatto il record, né personale né del mondo; per la cronaca, nemmeno la Grammarnazi, 🙁 ).
  12. Interrogativa, che introduce una proposizione interrogativa indiretta (quando, perché, come, se): mi chiedo se sarai mai all’altezza delle mie aspettative.

Avreste mai immaginato che le congiunzioni potessero avere così tante funzioni? In un mondo che invita ad allontanarsi, congiungiamo le parole, le proposizioni, i nostri pensieri, affinché sia un’opportunità per avvicinarsi di più gli uni agli altri, per ascoltare, anche per raccontare, malgrado le differenze, ciascuno la propria storia, in modo da essere più umani e più belli che mai.

 
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Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
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