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Paterson. I riti che salvano la vita.

Elogio alla quotidianità, elogio alla felicità quotidiana. Elogio all’amore quando diventa quotidianità e rimane amore e felicità.

Questo è Paterson, film del 2016 del regista Jim Jarmusch.

Il film racconta di Paterson, giovane autista del pullman numero 23 dell’omonima cittadina americana, e della sua tranquilla e felice quotidianità. Paterson e l’affettuosa e creativa Laura sono sposati, hanno un cane, Marvin, e una piccola casa nella piccola cittadina. Paterson si sveglia ogni giorno alla stessa ora, ogni giorno percorre la stessa strada che lo divide dal lavoro e ogni giorno guida il suo pullman attraverso la città seguendo sempre lo stesso percorso. Quando la sera rientra chiacchiera con la bella e dolce Laura, cenano, porta fuori il cane e prima di tornare si ferma sempre allo stesso bar a bere la solita birra. Tutto ispira la sua unica e vera passione: la poesia. Annota tutto nel “taccuino segreto”, ma per il semplice piacere di farlo, senza che nessun altra idea lo sfiori.

Jim Jarmusch è di certo un regista minimalista. Per apprezzare lui e il suo lavoro gli occhi dello spettatore devono essere attenti, ma non avidi, curiosi, ma non morbosi: devono essere gli occhi pazienti di chi accoglie domande piuttosto che cercare risposte.

Lento, ripetitivo, discreto, sussurrato, Paterson chiede allo spettatore calma e offre qualcosa di straordinariamente normale al quale nessuno sembra più essere abituato e che, nel momento in cui basta, è la cosa più bella del mondo.
Jarmusch abitua lo spettatore ad entrare discretamente nella giornata dei due protagonisti attraverso un fermoimmagine che si ripete intimo: Paterson e Laura si svegliano ogni mattina abbracciati. Il nostro risveglio con loro diventa un respiro che addolcisce gli occhi prima di cominciare.

Questo è il tempo che il regista ci dà per abituarci, così come ce lo dà Paterson nel bar: ogni sera rimaniamo con lui un po’ di più. Anche Laura, pur producendo ogni giorno pattern diversi su supercifi diverse, parte sempre dagli stessi elementi, come una rassicurazione.

Jarmusch isola lo spettatore, isola i suoi personaggi, le situazioni, i luoghi. Ogni cosa ha il proprio spazio vitale attorno.
Utilizza la non-violenza come un Gandhi-regista che non introduce mai scene di sesso, nemmeno tenero, tra la giovane coppia. E infine stupisce con quei pochi “colpi di scena” che sembrano ritagli di carta colorata incollati nelle pagine di un quotidiano in bianco e nero.

Cosa mi è piaciuto

I ritratti di Marvin fatti da Laura
Le sveglie mattutine
Il giapponese dell’ultima scena
I fiammiferi
Le poesie di Paterson
La delicatezza

Cosa non mi è piaciuto

La grafica e la fotografia che potevano essere più poetiche

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5
Paterson è la prova che le poesie si possono distruggere, la poesia no.

A chi lo consiglio: A chi non ha fretta
A chi sa apprezzare le piccole cose
A chi ha bisogno di frenare

Abbinamento suggerito: Un muffin decorato di Laura

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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