Parliamo in italiano please!

Rubrica: La Grammarnazi

Tante parole straniere sono ormai entrate nell’uso comune della nostra bellissima lingua e difficilmente potrebbero essere tradotte. Pensate al computer, che se fossimo (toh, un congiuntivo!) orgogliosi come i francesi potremmo chiamare ordinatore, o al piccolo aggeggio che troviamo al suo fianco, il mouse (vorrete mica chiamarlo topo?!?), che usiamo per avviare i vari software (non si declinano al plurale i termini stranieri!) che troviamo come icone sul desktop. La lista dei termini intraducibili potrebbe continuare, anche se non in eterno.

La Grammarnazi suggerisce, tuttavia, di evitare gli eccessi che da tempo si trovano nei testi che si leggono non solo in rete (il web, sì, si può chiamare rete) ma, altresì, sulla carta stampata. Quando possibile – spesso, ve lo assicuro – è bene fare uno sforzo e utilizzare la corrispondente parola italiana.
Pur comprendendo la sintesi che spesso accompagna la lingua inglese – to do list è più breve di lista delle cose da fare – non si capisce perché non ci si possa più augurare buon fine settimana, piuttosto che buon weekend (quando non buon we, per risparmiare – fare spending review – anche sulle lettere).
Un bravo direttore generale non sembrerà più efficiente se lo chiamiamo general manager, o forse potrebbe acquisire in questa esterofila accezione maggiori skill (che poi sarebbero competenze)?
L’imprenditore perseguirà più alacremente la sua visione se la sua azienda avrà una mission? O forse che una marca potrà divenire più famosa se chiamata brand?
L’abuso dei termini anglosassoni, peraltro, conduce a risultati abbastanza sconfortanti, in particolare quando si creano neologismi spesso cacofonici quali monitorizzare (tenere sotto controllo), confidenziale (pessima traduzione di confidential che significa riservato), schedulare (pianificare), briefare (orrendo infinito italiano dell’attività di briefing).
Per non parlare delle versioni comiche di alcune espressioni mal pronunciate o utilizzate in modo inopportuno, come il business plan che per il piccolo imprenditore romagnolo diviene business plein, che in dialetto sarebbe un pulcino (plein) in affari (lo vedete che pigola in giacca e cravatta?) oppure, per rimanere in tema bucolico-economico, il break even (point), vale a dire il punto di pareggio di bilancio, sempre per lo stesso piccolo imprenditore di cui sopra, diventa il brichìn, cioè un somarello.

La tendenza a usare termini anglofoni sempre più frequentemente ha prodotto anche obbrobri rispetto all’utilizzo di parole di origine latina. Considerate che ogni volta che qualcuno pronuncia all’inglese la parola media (plurale del sostantivo latino di genere neutro, medium), la Grammarnazi per la rabbia tormenta i suoi figli con prove tremende sui periodi ipotetici. No “midia”, sì media. Plus significa più e si legge come si scrive, in nessun altro modo.
Dal punto di vista stilistico, si eviti di utilizzare il corsivo o le virgolette e di indicare i termini stranieri con la prima lettera maiuscola, come accade ad esempio per determinati sostantivi anglosassoni, poiché in italiano la maiuscola in incipit di parola si utilizza esclusivamente per i nomi propri.
L’articolo andrà concordato in genere con quello assunto dalla parola nella lingua italiana. Per l’articolo maschile si utilizza lo stesso che si userebbe per sostantivi con il medesimo suono iniziale: il jet, lo champagne, il flash.
Come anticipato, non si declinano al plurale i termini stranieri salvo che non siano entrati nell’uso italiano già al plurale, come le parole jeans, tapas o peones.

Mi raccomando, massima attenzione ai falsi amici, l’aggettivo domestic non ha nulla a che vedere con i filippini che si occupano della cura della casa delle famiglie abbienti, ma significa nazionale, panel nella maggior parte dei casi non è un pannello ma una giuria, un comitato, advertisement è una pubblicità, non un avvertimento, actual significa effettivo e non attuale. Sappiate, infine, che l’unica Escort (il maiuscolo non è casuale) che la Grammarnazi conosca è la Ford a trazione posteriore con cui nei rally (ormai solo in quelli storici) si affrontano le curve di traverso. Per il mestiere più antico del mondo cercate nel vocabolario italiano nomi più adeguati.
In conclusione, per la coerenza che mi contraddistingue, vorrei farvi notare quanto Il Grafema Magazine sia molto più cool e trendy, nonché teenager friendly, de La rivista de Il Grafema. C’è uscita pure la rima cara. Namastè. Alè. 🙂

Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
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