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Nubi sul Festivàl

Rubrica: Sugna: scritti per l’umore e l’assetto lipidico

Nel ventesimo secolo, a Cesena, durante l'estate, in ogni quartiere si teneva una Festa dell'Unità. Fa strano pensarci ora che stanno scomparendo. C'erano anche la festa dell'Avanti, della Voce Repubblicana, dell'Amicizia, ma soprattutto – vista la fluviale portata del Partito in tutta l'Emilia Romagna – feste dell'Unità. Ognuna con la sua pletora di volontari; 'zdore a tirare sfoglie e piade, nerboruti e generalmente baffuti signori a grigliare lo scibile grigliabile, ragazzetti smistati a servire ai tavoli, al bar o alla pesca dove si vince sempre! Nel mio quartiere si teneva la Festa più piccola di Cesena. Sempre comunque piena e frequentatissima; tutto il sentore casereccio, nostalgico e provincialotto di questi ambienti, veniva moltiplicato per mille nelle dimensioni ristrette.
Nella mia famiglia non s'è mai parlato di politica. Ho scoperto che mio padre votava socialista solo dopo che è morto, per dire. Io andavo comunque a dare una mano perché ci andavano Michi e Meo, miei amici e nipoti di Costanzo, uno degli organizzatori, anche del Festival Grande, colonna del Partito da quando era ragazzo. Andavo soprattutto per fare qualcosa, e poi era divertente. I soggettoni coinvolti nell'organizzazione erano spettacolari. C'era la cucina da campo, un po' di tavoli, il bar e un palchetto dove si esibivano orchestrine decisamente scalcagnate ma RIGOROSAMENTE live! Niente pugnette coi midi e i playback. Immancabile era l'esibizione di un celebre proprietario di minimarket (e successivamente di pizzeria al taglio) con la passione del bel canto: cavallo di battaglia, Granada! Una versione con l'acuto finale (Granaaaaaaaaaaaadaaaaaaaaaaa!) che seppelliva Claudio Villa in scioltezza. E l'esebizione dell'orchestra finiva invariabilmente con Bandiera Rossa. Nel 1991, dopo la svolta della Bolognina, un'orchestra chiuse la canzone variando l'ultimo verso in “Evviva il PDS e la libertà!”. BRRRRR!
Funesti presagi.
Fra i vari personaggi il mio preferito era Agamennone Celenterati (nome di fantasia)

Un piccolo inciso: i giornalisti sono una schiatta priva di qualsivoglia creatività. Voglio dire, quando vogliono garantire l'anonimato di qualcuno, non si sforzano neanche un pochetto. Tipo “la tragedia vissuta dalla giovane Giulia ( nome di fantasia)...” Bella fantasia del menga. Hai l'oppurtunità di usarla, la fantasia, usala! Trasforma Giulia in Abelarda, Ildegarda, Arpagottarda, Riiillamannesiyah! Divertiti un po', ecchecaz!. Comunque, niente...torniamo a Celenterati.

Egli veniva dal sud, non saprei precisamente da dove. Forse dall'Appennino dove l'Irpinia si fonde con la Lucania, chissà? Parlava con un curioso accento panmeridionale frammisto ad alcuni dialettismi romagnoli assorbiti in tanti anni di permanenza, dando vita ad uno spaventoso grammelot coi finali delle parole che cambiavano vocale seguendo l'alea e, forse, il magnetismo terrestre. Aveva una moglie impressionista, sia nel senso che faceva impressione, sia perché aveva i lineamenti indefiniti; non si capiva dove cominciasse. Ma si assortivano bene, visto che lui era alto due mele o poco più con un ventre tiratissimo e un cimitero di denti in bocca. Diceva che per averla aveva dovuto rapirla...mamma mia, pure la fuitina!
Era un militante vecchio stampo. A volte, alla cena di chiusura coi volontari, prendeva la parola e partiva con delle interminabili quanto incomprensibili filippiche su “i ggiuvana che sone la forze future del Partita”, parlando per interminabili minuti. A nessuno. Pare anche che quando era lui di turno a sorvegliare le vettovaglie di notte, il numero delle salsicce subisse dei decurtamenti considerevoli.
L'ultimo anno che il microfestivàl venne organizzato, l'aria prometteva pioggia. Densi nuvoloni color cenere si appropinquavano dal mare e tutti temevano per l'esito della festa. Ed ecco che il nostro Agamennone scruta il cielo quasi annusando il vento e chiosa: “Tranguill'. Nun piova! Se sta aprenda!”.
Tuono. Due giorni di pioggia ininterrotta, senza soluzione di continuità.
La prima di una serie di valutazioni errate da parte della Sinistra italiana.
E infatti...

Gianni-Bardi

Gianni Bardi

Redattore
Ex attor giovine, ex frontman del gruppo rock Vicks & the Kleenex, comico nell’ensemble sammarinese Le Barnos e da qualche tempo in proprio come monologhista.
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