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Non guardarmi così

C’è un uomo che mi fissa mentre sto facendo la doccia. Ha il volto di profilo, ma io so che, con la coda dell’occhio, mi fissa. Che imbarazzo. Non so però se ha capito che mi sono accorta dei suoi sguardi, il vetro non è del tutto nitido, per fortuna. Mi copro con la schiuma, per quanto posso, e fisso il pavimento cercando di scomparire. Mi riesce bene la cosa, scomparire intendo, ma questa volta è di una doccia che stiamo parlando: dentro la confezione del bagnoschiuma non ci sto. Sparire dai ricordi delle persone, sì, questo lo so fare, però davvero ora non so come potermi togliere dalla visuale di quel tizio. Ma chi è?
Odio essere fissata. Le persone, quando ti fissano, è perché ti studiano. Osservano i tuoi movimenti, cercando di capire qualcosa di te, ti mettono alla prova. E io ora, nuda di ogni filtro, devo sorreggere lo sguardo di uno sconosciuto – un attimo che gli correggo un po’ il naso, non mi piace così, troppo aquilino – che per la prima volta mi guarda e vuole farsi un’idea di me. Come può nel tempo di una doccia, se nemmeno io, in tanti anni, ho finito di conoscermi?
L’acqua bollente mi riga la faccia di un color paonazzo, la sento andare a fuoco, ma la lascio fare. Il vapore sbatte sul soffitto, fa caldo qui dentro e lui non molla. Mi guarda con la puzza sotto al naso – ora molto meglio di prima – e mi domando cosa mai potrà passargli per la mente. Mi troverà ridicola? In effetti, potrei esserlo, con l’alone di mascara che cola dagli occhi, per la poca voglia di togliermi il trucco.
Mi risciacquo con cura i capelli mentre penso a come liberarmi di lui. Ho l’impressione che, se glielo chiedessi, seppur con gentilezza, non servirebbe a nulla. Mi fissa spavaldo, mi rimprovera.
“Lo so che sono in ritardo, la smetta” gli dico, o penso; mi viene il dubbio.
Devo in qualche modo uscire dalla doccia e liberarmi di lui, o finirò per sciogliermi con tutto questo caldo. Mi guarda come io mi guarderei, con lo stesso fare severo di chi non trova interessante quel che ha davanti. «Scusi» ora glielo dico: «Se permette, preferirei dirmelo da sola che devo perdere qualche chilo. E per la cronaca, può anche girarsi dall’altra parte».
Ma che fa, ride? Questo è troppo.
Prendo la cornetta della doccia e gliela punto contro. Addio: l’acqua, offesa quanto me, porta via il capello appiccicato sul vetro e così anche la sagoma di quell’uomo.

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Serena-Menghi

Serena Menghi

Redattrice
Mi chiamo Serena e di me so questo e poco altro. Quando sento il bisogno di uscire di scena, scrivo. Ho 22 anni, quasi 23. Capelli biondi e un neo sulla mano destra.
Per il Grafema Magazine scrivo racconti.
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