New York è una finestra senza tende

(passeggiare con) Paolo Cognetti

«Fumavo l’ultima sigaretta davanti a uno spettacolo messo in scena soltanto per me, la vita quotidiana dentro i dodici piani di finestre illuminate del palazzo di fronte. Sull’isola, come dappertutto in città, nessuno sembrava istruito all’uso delle tende. E così, dal mio balcone, ho pensato di poter prendere tutte le storie mai raccontate e metterle insieme per formare un mondo».

Se esistesse un punto d’intersezione tra la guida turistica, la narrativa di viaggio e il diario, questo si chiamerebbe New York è una finestra senza tende.

New York, La Grande Mela, Gotham, una città generatrice di storie: raccontata, seguita, spiegata, amata. Quello che l’autore fa con questo libro, però, è diverso da tutto quello fatto fino ad ora. Paolo Cognetti, amante della capitale d’Occidente e padre di diversi documentari della città girati per la casa editrice minimum fax,  mette subito in chiaro quello che con questo libro non vuole fare: non vuole scrivere una storia della letteratura di New York, non intende raccontare i luoghi comuni della città e nemmeno creare un itinerario per i nuovi arrivati. Semplicemente racconta la sua New York unendo i luoghi, le persone e le storie che ama, accompagnandoci per le strade, tra i grattacieli, sui ponti, nei caffé, presentandoci amici, ricordi e pensieri.

Cognetti è sincero fin da subito, confessa che, oltre ad essere un lettore e non uno studioso, il risultato di questo suo lavoro è una mappa ottenuta per accumulazione di appunti, piena di buchi, libri non letti, posti non visitati: una guida incompleta, particolare e personale.

Come introspettiva è la caratteristica della sua scrittura, così lo è anche la mappa che nasce da questo libro nel quale impariamo diverse cose: l’origine dei nomi della città, la divisione dei distretti, dei quartieri, il modo di vivere di ebrei, punk, spagnoli emigranti. Piccoli flash sulle vite di scrittori come Whitman, Poe, Melville, Kerouac, Ginsberg e tanti altri, ma anche di persone comuni amici dell’autore, Jimmy e Bob.

Paolo Cognetti scrive con passione, non pretende di spiegare ma di passare: informazioni, stati d’animo, pensieri, esperienze.

Non ripete o riprende il lavoro di qualcun altro semplicemente perché crea qualcosa di assolutamente personale.

Coinvolgente e facile da leggere è diviso in otto i capitoli che seguono le zone della città, evitando di passare per quei luoghi comuni noti a chiunque.

Leggere l’ultima pagina di New York è una finestra senza tende è come dirigersi verso l’aeroporto per prendere l’aereo che riporta a casa. E’ lasciare la città.

Cosa mi è piaciuto

Centocinquanta pagine su centocinquanta.

Lo sguardo personale di Cognetti che va oltre qualsiasi facciata.

Le curiosità.

Cosa non mi è piaciuto

Ripartire.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

New York è una finestra senza tende è la fortuna di scoprire una città non da turista ma insieme a chi la conosce e la ama.

A chi lo consiglio:

A chi ama viaggiare, a chi ama New York, a chi pensa di amarla (o di andarci).

A chi ama perdersi, ovunque e in chiunque.

A chi compra una cartina per non seguirla.

Abbinamento suggerito: un caffè americano, bollente e nero, rigorosamente Large

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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