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Morlock

Io me lo ricordo, il sole. Ricordo il suo calore, quel senso di rosso mentre lo fissi con gli occhi chiusi, strizzati. Ricordo la sensazione del vento sul corpo, il viso volto verso il cielo ad accogliere le grandi gocce di pioggia di un temporale estivo. Ricordo la neve e il suo avvolgere silenzioso, osservata da dietro vetri pizzicati dalla brina, dentro coperte calde, lenzuola fresche e odorose di bucato. Ricordo la stanchezza, il dolce torpore che arriva con il crepuscolo, le mille veglie gioiose a sfidare la notte.
Sì, ricordo, li ho vissuti con voi. Con voi e per voi, anni come giorni leggeri. Viaggiare senza sosta, senza temere la fatica. Sempre una nuova emergenza da affrontare, per salvarvi da voi stessi e da questo mondo che aveva cominciato a respingervi come un virus, un'infezione maligna. Anni che si sono accumulati ad anni, nel cercare di ricostruire l'amore di Gaia per i suoi figli. Ero vivo, felice. Null'altro desideravo e nulla ho mai chiesto indietro, ero felice.
Quasi riuscii.
Troppo poco peso agli anni infami che scorrevano veloci, troppo distratto dalla sacra missione. Troppo amore per voi, inermi tra le convulsioni del pianeta offeso. Troppo, troppo a lungo mi sono fermato. Non invecchio come voi, il mio tempo non è un battito d'ali distratto. Altro era il mio scopo, diversa la carne in cui venni forgiato.
Mostro, lessi prima nei vostri occhi. Demone, udii poi nelle vostre parole. Il mio amore per voi non più ricambiato con amore ma con sospetto e paura, infine con odio.
Solo pastore, solo una guida, perché vi siete perduti. Non ci fu ascolto per le mie parole, per il tentativo di spiegarvi. Solo terrore, solo invidia accecante, stolta, per quello che le vostre vite non possedevano, non potevano possedere. Quelle vite che amavo, meravigliose proprio perché così effimere, eppure uniche, una per una.
Provaste a studiarmi, a rubare l'essenza del mio essere, ma la mia scienza era aliena alla vostra, come un filo d'erba non può carpire i segreti del cuore di una pietra.
Venne quindi il tempo di uccidermi, incapaci di sopportare le mie parole e il mio permanere al vostro passare. Non fu possibile. Vi amavo, ma non fu possibile accontentarvi. Il mio esistere aveva motivo solo nella mia missione, la mia creazione e la mia distruzione nel salvarvi, non nel rinfrancare le vostre spaventate ignoranze.
Giunse, infine, il tempo di tradirmi. Solo pastore, solo guida ero. Nel farlo, tradiste voi stessi. Mentre i miei insegnamenti, i miei sforzi, venivano messi al bando, la flebile tregua con Gaia fu rotta. Cacciato nella solitudine, mentre i secoli mi rendevano null'altro che un oscuro mito, voi cercaste l'annientamento.
Quasi, arrivaste al punto di trovarlo.
Non vi ho abbandonati. Secoli e millenni cominciarono a scorrere, mentre dal mio esilio nelle viscere del pianeta cercavo di riparare alle vostre follie. Mentre dimenticavo il bacio del sole e del vento. Troppo profonde erano le ferite di Gaia e io ero solo. Tutto a un tratto, sembrava che il tempo non fosse più sufficiente, che fosse troppo tardi.
Fu allora che generai i miei figli, razza mista di argilla e dei recessi più oscuri del mio creato. Dal vostro amore smarrito che ancora ricambiavo, li composi.
Sono vissuti fino ad oggi con me, nella terra, nell'oscurità. Temono il sole e l'aria leggera e tutto quanto di bello ho dovuto abbandonare eoni fa. Viaggiano nascosti dalla roccia, al mio comando, per riparare alla vostra follia. Ancora non avete capito, ancora con tanta forza cercate di distruggervi, ma grazie ai miei figli fino a oggi sono riuscito a salvarvi.
Troppo grande il mio amore per voi per abbandonarvi, tanto da accettare di tornare nei vostri incubi pieni d'odio.
Perché è del mio amore, della carne del mio amore, che i miei figli si sostentano.
Sono stanco. Sempre più spesso mi abbandono a queste gallerie oscure, ai miei infiniti ricordi, a nuove inquietudini. Sempre più spesso sono i miei figli a lottare per mantenere il flebile equilibrio di questo mondo. Il loro compito è infinito, come il mio. Infinito, almeno fino a quando ritroverete da soli gli insegnamenti che cercai di darvi all'inizio dei tempi. Fino ad allora vi proteggeranno. Fino ad allora, notte dopo notte, come ombre, come lupi, vi prenderanno, per alimentare con la vostra carne il fuoco di questa sacra missione.
Voi li temete, li odiate. Ma null'altro che amore per voi venne a muovere tutto questo.
Solo un pastore, solo una guida ero per voi.

Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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