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Mjöllnir, il martello di Thor

Rubrica: Sugna: scritti per l’umore e l’assetto lipidico

Inizio autunno 1993. A Bologna, partecipo ad un progetto dell’Alma Mater. Una specie di Erasmus intensivo di un mese con studenti delle maggiori università d’Europa. Studi teatrali. All’epoca c’era un’idea d’Europa più invitante, presente?
Giovani uomini e donne impegnati in un mese di lezioni, laboratori, conferenze, studi, prove. Una figata.
Una sera organizziamo una cena a casa di Giò: cibo, alcol, eccetera. Bella atmosfera, personalmente ero preso bene; mi muovevo, farfallone amoroso, ora qui, ora là a cercar di impollinare, mantenendo comunque una certa verve, un certo savoir faire, un determinato aplombe, senza scivolare nella molestia libidinosa che sovente mi ha contraddistinto negli anni bohemien.
Scivolavo leggero fra una conversazione in tedesco, due chiacchiere in inglese, qualche motto di spirito in spagnolo, profonde considerazioni francofone, sostenuto dal potere del Dizionario Etilico, secondo cui puoi risultare comprensibile a chiunque con l’adeguato supporto del giusto grado alcolico.
Come da copione, verso una certa ora, le cose iniziano a quagliare: mentre i primi cominciano ad andare per non perdere l’ultimo autobus, vanno a formarsi le coppie per il post soirée. Giò, il padrone di casa, si congeda verso le sue stanze accompagnandosi ad una bretone straordinariamente popputa. Efrem (nome di fantasia – nda), mio amico belga, si fa fitto fitto fitto con una uruguagia studentessa in quel di Parigi. Alcuni escono. Io rimango lì ancora un po’, sparo altre due cazzate ma sono preso bene; una volta tanto non mi trasformo in “The Thing That Wouldn’t Leave”. Saluto, sto per andare, quando mi blocca Brunilde (nome di fantasia – nda) e mi dice: «Scusami Gianni, non ho voglia di prendere l’autobus per tornare. Ti scoccia se vengo a dormire da te?»
Ella è una fanciulla svizzera italiana, secca, fisico nervoso, occhio azzurrissimo, faccia da matta. Ottimo.
«Tranquilla, non c’è problema, anzi, mi fa piacere, aspetta, prima di andare beviamo il bicchiere della staffa…» (ok, calma, te l’ha chiesto lei. Evidentemente ne vuole a pacchi… calmino… adesso beviamo e poi si va a casa… e… va be’, siamo adulti…)
Salutiamo tutti. Cominciamo a scendere le scale mentre comincia a salirmi l’ansia da prestazione ed ecco che al pianerottolo del secondo piano, nella penombra, c’è Pierglebio (nome di fantasia – nda), un amico pugliese che sta dando gli ultimi potenti tiri a una Diana Rossa. Egli è un aitante giovincello dotato di fascino biondo svevo ed occhio ceruleo, grandi mani ondeggianti e ipnotiche, eloquio indolente e persuasivo, manierato e cortese pur non perdendo mai di vista il risultato finale, ossia pinzare più donzelle possibile. A tal proposito, fra noi amici, s’era guadagnato il nomignollo di Mjöllnir, il martello di Thor.
Mi fa, col suo malcelato accento del Tavoliere:
«Scusa Gianni, noi si pensava di andare via assieme, ma sai, lei è fidanzata e i suoi amici lo sanno. Sarebbe stato brutto se l’avessero vista uscire con me. Quindi abbiamo pensato di dire che veniva a dormire da te. Ti scoccia? Ciao». …e se ne vanno. Li guardo, lei gioviale e garrula in attesa di sperimentare la possanza dei lombi garganici e lui gesticolante, come sempre. E io lì… da per me. Non che sia una novità, ma mi chiedo: com’è che se lei viene via con me, tutti son tranquilli e l’onore è salvo, mentre se esce con lui è logico che partono le trivelle?
Meglio non farsi troppe domande e portarsi verso casa. Nei 4,3 km che separano Via Dell’Oro da Via Massarenti mi sembra di vedere gli abitanti di Bologna, TUTTI, accostarsi alle finestre, scostare le tende, alzare le tapparelle e accompagnare lo sconforto dei miei passi suonando arpe e liuti. Mi fermo per un Fernet d’incontro al Bar Bamby poi piego verso casa e verso l’autunno del mio scontento.
E all’altezza del Sant’Orsola comincia a piovere.
Per dire.

 
A Ottobre i nuovi corsi.

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Gianni Bardi

Redattore
Ex attor giovine, ex frontman del gruppo rock Vicks & the Kleenex, comico nell’ensemble sammarinese Le Barnos e da qualche tempo in proprio come monologhista.
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