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Mettiamo i puntini… dove servono!

Rubrica: La Grammarnazi

Trattare di punteggiatura al tempo della messaggistica istantanea può apparire desueto, ma la Grammarnazi è al di sopra delle mode passeggere e lotta solo ed esclusivamente per uno scopo: la salvaguardia dell’italiano. E della nonna. Che c’entra la nonna, ora? Prendete il seguente esempio.

Frase 1: «Vado a mangiare nonna»

Frase 2: «Vado a mangiare, nonna»

Notato qualcosa? Un piccolo innocente segno di interpunzione, la virgola, ha salvato la nonna dal nipote cannibale. Oltre a questi scopi salvifici, deve essere utilizzata per gli elenchi (ho comprato mele, pere, un cocomero), per separare le espressioni vocative (Non mangiare troppo, Marco, che poi ingrassi!), per collegare proposizioni coordinate (Studiavo, ripassavo, ripetevo senza sosta) oppure per indicare un inciso o un’apposizione (quell’uomo, di cui non sapevo nulla, mi rivolse la parola).

Per quanto riguarda le proposizioni subordinate, una virgola può cambiare, anche completamente, il senso di una frase.

Esempio 1: I discepoli che confidavano in lui seguirono il maestro in quell’impresa.

Esempio 2: I discepoli, che confidavano in lui, seguirono il maestro in quell’impresa.

In quale esempio il maestro ha avuto più compagnia? È del tutto evidente che nel secondo esempio la totalità dei suoi discepoli è con lui, poiché le virgole hanno dato una forza maggiore alla subordinata.

La virgola, per lo scrittore, è uno strumento utile per guidare la respirazione del lettore, indicando graficamente delle pause, ove necessarie (se foste curiosi e voleste approfondire questo e tanti altri argomenti, scoprite i nostri corsi!). Un metodo molto efficace per valutare quando sia opportuno inserire una virgola in un testo, infatti, è quello di leggerlo a voce alta e porre attenzione a quando la voce vorrebbe rallentare o fermarsi.

In quest’ultimo caso diviene necessario il punto, detto anche punto fermo perché, per l’appunto, conclude un periodo e con esso il concetto che si voleva esprimere. Se poi proprio abbiamo sviscerato completamente l’argomento, un bel punto e a capo farà capire al nostro lettore che intendiamo parlare d’altro.

Da utilizzarsi con maggior parsimonia, invece, il punto e virgola, che si adopera soprattutto fra proposizioni coordinate e fra elencazioni complesse, indicando un'interruzione sul piano formale ma non sul piano dei contenuti («il capo gli si intorbidò di stanchezza, di sonno; e rimise la decisione all'indomani mattina», A. Fogazzaro, Piccolo mondo moderno). Questo segno di interpunzione, al giorno d’oggi, può essere trovato principalmente nella saggistica o, in ogni caso, in testi di livello elevato.

I due punti hanno una funzione esplicativa di quanto scritto in precedenza (Premette il pulsante: il computer si accese), oppure introducono un discorso diretto (Alla sua domanda risposi: «Benone!») o, infine, un elenco (Oggi il menu è il seguente: tagliatelle ai funghi, scaloppine al limone e mascarpone con fragole).

Il punto interrogativo va utilizzato al termine di proposizioni interrogative dirette per indicare un’intonazione ascendente della frase e richiede una pausa lunga al lettore.

Il punto esclamativo va utilizzato al termine di una proposizione che indica stupore o meraviglia (Che bella automobile hai comprato! – qui oltre allo stupore c’è pure un po’ di invidia…) e segnala, altresì, una pausa lunga ma implica un’intonazione discendente. In narrativa va ben dosato in quanto potrebbe risultare pesante, è un po’ come un pugno sul tavolo, un innalzamento improvviso del tono di voce, insomma, parola d’ordine: misura.

Il punto interrogativo ed esclamativo possono essere utilizzati insieme in brani dal tono comico o brillante oppure in testi pubblicitari per esprimere sostanzialmente incredulità (Le dissero che suo padre le aveva mentito. Possibile?!).

Le virgolette si distinguono in alte (“quando finisce questo articolo?” pensò tra sé e sé), che servono a racchiudere un pensiero di un personaggio, e basse, dette anche sergenti («Noi serviamo a contenere i dialoghi, cioè il discorso diretto»). Si possono utilizzare entrambe anche per prendere le distanze da una parola o da un concetto, come quando nelle serie tv americane fanno quel gesto piegando in sincrono indice e medio di entrambe le mani (“tra virgolette”).

I puntini di sospensione vanno usati sempre in numero di tre (non uno di più, né uno di meno…), per indicare un’interruzione del discorso, una pausa eloquente o una reticenza (A buon intenditor… Non vorrei che…). In altri casi possono indicare anche la continuazione di una serie (primo, secondo, terzo…) oppure invitare il lettore a trarre le sue conclusioni, lasciando aperte le possibilità di interpretazione al termine di un racconto o di un testo scritto in genere.

La lineetta o trattino lungo serve per indicare degli incisi o a separare il discorso diretto in alcune scelte editoriali e vuole lo spazio dopo, mentre il trattino breve o di unione serve a unire parole composte come il confine italo-austriaco o la situazione socio-politica.

Le parentesi tonde servono a racchiudere un inciso, in concorrenza con virgole e trattino lungo, mentre le parentesi quadre hanno la funzione – vieppiù rara – di indicare un’omissione tra puntini di sospensione o di inserire un’informazione ulteriore al testo (Quel grande [Petrarca] alla cui fama è angusto il mondo, per cui Laura ebbe in terra onor celesti).

A parte il punto esclamativo ed interrogativo che devono essere all’interno delle parentesi o dei trattini lunghi, tutti gli altri segni di interpunzione vanno indicati dopo, quindi fuori di parentesi.

La Grammarnazi invita sempre alla misura ma, con la punteggiatura, cari miei, abbondate pure, purché in maniera corretta, perché come ha detto il mio caro amico Giacomino [Leopardi] “sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l'avarizia de' segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt'un periodo”. Amen.

Elisa-Zafferani

Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
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