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Leggere è importante e fa bene per un sacco di cose

Rubrica: Sugna: scritti per l’umore e l’assetto lipidico

“Io non ho la televisione”. L’altro giorno, al tavolino all’aperto di un bar, una tipa più o meno della mia età, con capello striato grigio e bull terrier d’ordinanza, mollava questa affermazione ad una amica annuente, facendola cadere più o meno dall’altezza di Alpha Centauri (sicuramente, poco prima avranno parlato del suo “viaggio” estivo. Non della sua “vacanza”, ovvio). Niente di male nel non possedere la tele, per carità; era piuttosto una nota melliflua e flautata nella sua voce, una qualità del suono diversa che stava a significare la convinzione di netta superiorità umana, vale a dire “io non ho la televisione = io sono migliore”. Ancora oggi vige questo equivoco, come se il possedere o meno un elettrodomestico sia automaticamente un marchio di fabbrica di superiorità, un valore assoluto a prescindere. Beh, io non ho la lavastoviglie, per dire. Non so se questo faccia di me un essere puro, legato alla centenaria tradizione dello sguramento di stoviglie manuale, come facevano le nostre nonnine al lavatoio o semplicemente un luddista che rifiuta il progresso e le pastiglie di brillantante. Voglio dire: la scelta di non avere la TV può essere apprezzabile come mille altre scelte, ma di per sé non qualifica una persona in assoluto. Se uno è stronzo, stronzo rimane: è solo uno stronzo senza TV.
Chiaramente, attraverso lo schermo televisivo passa tanta, tanta monnezza. Ma non solo. Passano anche delle cose discrete… E poi si può anche avere voglia di monnezza, talvolta. A me l’idea di dover fare SEMPRE e SOLO cose intelligenti-stimolanti-profonde-alternative, spaventa esattamente quanto l’idea di passare l’intera giornata a guardare Il Banco dei Pugni e Del Debbio. Uguale.
Però persiste l’idea che rifiutare la tele renda migliori. In genere la frase “io non guardo la televisione” viene seguita a compendio da “…io mi leggo un bel libro”. Che va benissimo! Cacchio! Ma riesci a fare solo quello? Anche io leggo libri ma, fra l’altro, vado anche al lavoro, scrivo le mie puttanate, vado a prendere mio figlio a scuola, lo porto al parco, guardo la tele, vedo dei video di musicisti noise giapponesi su YouTube, faccio sporadiche pulizie, mi annoio. Pensa che, se porto il libro in bagno, riesco a fare DUE cose contemporaneamente. Sono pure multitasking! E tu, se leggi un libro non riesci a fare anche altro? Cosa fai, conti le sillabe?
C’è questa idea bizzarra che se una persona non guardasse la televisione, automaticamente diventerebbe un avido lettore e trascorrerebbe le serate in poltrona a sfogliare qualche pagina di Grillparzer sorseggiando brandy prima di coricarsi. Sbagliato: chi non legge, non leggerebbe. O leggerebbe cazzate.
Per tre anni ho fatto le fiere del libro: presente quei tendoni coi libri dentro che spuntavano nelle città e vi rimanevano un mese o due? Ecco, quelle lì. Esponevamo, fra gli altri, Sofocle, Poe, Freud, Seneca, Dossi, Huxley, Fo, Simenon, Pirandello, Esopo, Plauto, Pasolini, Mishima, Joyce, Svevo, Musil, Gogol, James, Faulkner, il Popol Vuh, eccetera eccetera. E cosa vendevamo di brutto? Vampiri melensi, angeli custodi, urinoterapia, il découpage, curarsi con la fava (nel senso del legume), misteri delle piramidi, profezie Maya, Osho, ricette della Val Trompia, l’interpretazione dei sogni (non Freud; la smorfia per il Lotto), Coelho e Fabio Volo. E il Mein Kampf. Non facevamo in tempo ad esporlo. Ce ne arrivavano poche copie alla volta e, come andavano fuori, le vendevamo. Sarà che la copertina con svastica nera in cerchio bianco su campo rosso era anche uno splendido compendio d’arredo, sia sulla libreria Billy che sul sécretaire Biedermeier, ma davvero andava come il pane.
A Peschiera del Garda, una volta un tipo è venuto alla cassa col Mein Kampf e ha detto: “Prendo questo. Problemi?” L’avesse conosciuto Lombroso, sarebbe diventato l’esempio delle sue teorie: fronte bassa, ciglia folte, muso aggrottato, tipiche tracce di tare da endogamia centenaria, scarso ricambio di sangue e monodieta a base di latticini.
Ma non gli ho detto niente; era VERAMENTE grosso.
Ho incassato i sei Euri e zitto. W la cultura.

 
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Gianni Bardi

Redattore
Ex attor giovine, ex frontman del gruppo rock Vicks & the Kleenex, comico nell’ensemble sammarinese Le Barnos e da qualche tempo in proprio come monologhista.
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