La torre nera

Di Nikolaj Arcel, con Idris Elba, Matthew McConaughey

Solo qualche giorno fa vi abbiamo parlato di quel gran film che è Dunkirk e mi sono chiesto:
“ma sarà possibile recensire solo film belli?”
La risposta naturalmente è no. Infatti oggi tocca a “La torre nera”, trasposizione cinematografica della fortunatissima serie fantastica di Stephen King.
Sì, avete capito bene, otto libri adattati in un film da una novantina di minuti. Potremmo anche chiuderla qui, ma perché smettere di farsi del male? Prendete un bel respiro e cominciamo ad affondare.
Per correttezza e per soddisfare i tanti diversi palati che si recano al cinema occorre spezzare questa recensione in due: una per il film vero e proprio e una per la sua relazione con l’opera originale.
Cominciamo quindi dal film e cominciamo dicendo che questo film è brutto, brutto forte. Avete presente quando vi viene quell’improvviso momento di tenerezza nei riguardi degli anni ’80 e rivalutate tutti quei film che magari erano, e restano, brutti, ma che con gli anni hanno assunto quella patina che da lontano sembra fascino (perché da vicino servirebbe l’antitetanica)? Ecco, questo film sembra uno di quelli che invece fate ipocritamente finta di dimenticare per giustificare la botta di nostalgia. “La torre nera” sembra proprio uno di quei film per ragazzi degli anni ’80, con una trama sconclusionata, senza alcuna motivazione sensata, con i cattivi che sono cattivi perché sì, con i mostri mostruosi, con il ragazzino che ha il potere ma ancora non lo sa, ruoli femminili stereotipati e ridicoli, un finale che hai già capito cosa, come e dove accadrà, approfondimento dei personaggi zero. Mancano giusto un nano e capelli cotonati come se non ci fosse un domani, grazie al cielo, in compenso però abbiamo una produzione al risparmio con effetti speciali e computer grafica pessimi (il che, per un film fantasy/fantascientifico, tende a essere un problema) e una fotografia degna del primo piano continuato di un muro di mattoni con stuccatura a malta.

Passando al cast, c’è la scelta inconcepibile di quello che dovrebbe essere il personaggio principale, ovvero Roland. Ora, già Idris Elba non è Denzel e francamente nemmeno Jamie Foxx (con entrambi, il confronto nel ruolo di pistoleri è davvero impietoso), poi in questo film è svogliato, anche se lo è un po’ tutta la sceneggiatura, fuori parte e pure un po’ fuori forma. Matthew McConaughey ci prova nel ruolo del cattivo ma anche lui si perde, gigioneggia e tutto sommato serve solo a innervosire ulteriormente i critici che devono usare il copia e incolla per non perdere dieci minuti a scrivere il suo cognome. Anche le scene di combattimento, due di numero, puzzano di vecchio, di già visto e sono girate in modo confuso e davvero poco creativo.

Per il film abbiamo detto abbastanza e, tutto sommato, non c’è scandalo. I cinema sono pieni di film mediocri o addirittura bruttini che se la cavano con una pacca sulla spalla di incoraggiamento. Il peggio viene però quando ci troviamo a parlare del suo rapporto con l’opera di provenienza.
Precisazione doverosa: non sono un fan di Stephen King. Quando penso a lui la prima parola che mi viene in mente è PROLISSO. Tuttavia è innegabile, quello che ha creato è un universo narrativo straordinario, completo e coerente. “La torre nera” non è solo un ciclo di otto romanzi e di svariati fumetti, ma è un vero e proprio sistema che include piano piano, con una serie di indizi disseminati nella carriera di una vita, tutta l’opera di King. Si può amare oppure no, ma sicuramente ci si deve approcciare con rispetto. Non solo per i fan.
Qui non è successo. Anzi.

L’opera è completamente snaturata per puntare a un pubblico molto giovane. La durezza e anche la violenza tipiche, necessarie per quel mondo di fatto svaniscono. Il giovane Jake Chambers (Tom Taylor, sgradevolmente somigliante al protagonista di D.A.R.Y.L., tanto per restare in tema anni ‘80) diventa il protagonista in pratica assoluto scalzando di fatto la meravigliosa, complessa e tormentata figura del pistolero Roland, che a sua volta subisce una trasformazione in negativo di fatto offensiva. Gli si toglie ogni senso, gli si toglie l’ossessione per la torre nera che di fatto è il motore dell’intera narrazione. È doveroso anche fare un ulteriore inciso sulla scelta dell’attore. Non me ne voglia Elba, ma la scelta è davvero incomprensibile se non per un goffo tentativo di inserire un attore di colore dove proprio non c’entra nulla. Nei romanzi, Roland è la copia sputata di Clint Eastwood dell’epoca dei western. Ora, Clint ha la sua età adesso, ma il figlio Scott gli assomiglia in modo incredibile ed è anche un attore non da buttar via (prima che gridiate allo scandalo, vi ricordo cosa diceva Sergio Leone a proposito delle doti attoriali del padre: Eastwood ha due espressioni, una con il cappello e una senza il cappello). Certo, non è legge rispettare i canoni dei libri di origine, ma per quale diavolo di ragione si è scelto di rinunciare a quella che è una vera e propria istituzione, un’icona quasi per la sua riconoscibilità, in favore di una immagine che non ha riscontro, che non ha alle spalle una profondità di costruzione, non ha una sua “anima”, in pratica che non crea empatia alcuna? Mistero. Stesso discorso per il cattivo, di una complessità incredibile nei libri e qui ridotto in pratica a una forza naturale, nel senso che non ci sono motivazioni per le sue azioni, non ha una storia, non ha un perché. Fa e basta, perché sì. McConaughey è bravo, bravo davvero, ma persino lui non riesce a dargli alcuno spirito.

In sostanza, questo film si chiama “La torre nera” ma non si capisce assolutamente cosa sia la torre, a cosa serva, che diavolo ci faccia lì, perché qualcuno dovrebbe distruggerla e qualcun altro difenderla, perché perché perché…
Risposte non ce ne sono.
Un film senza senso.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-0-5

e il mio personalissimo sigillo “damnatio memoriae”

Frase distintiva: “Un film grossolano, imbarazzante e offensivo. I like it!” (Donald Trump)

A chi lo consiglio: a quello che settimana scorsa mi ha lasciato un bozzo sul cofano della macchina.

Abbinamento suggerito: caffè. Tanto Caffè. Servirà.

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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