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La strada perfetta

Silenzio. La luce dell’ultimo minuto, prima che sia notte, quando il viola invade tutto. Quando i confini delle cose sono di una nitidezza impossibile, mentre rapidamente perdono i colori per unirsi all’abbraccio del nero. Il sole è già sparito, il rosa e l’arancio del tramonto ti hanno lasciato. In quel momento, rallenti. Non importa dove tu debba andare. Non importa la fretta, o quanto tu possa tardare. Non rallenti perché la strada si fa più difficile all’arrivo della notte. Non rallenti nemmeno per osservare il panorama. Non importa nemmeno dove tu sia, in fondo. Sei solo su quella strada, grande o piccola che sia, dritta come una lancia o tortuosa che sia. È già il momento di accendere le luci, lo sai. Ma non lo fai, non ancora. Rallenti. Non troppo. Gli alberi, i cespugli, le case, le persone e le anime che ti contornano smettono di essere una sequenza di macchie connesse e confuse e assumono perfetta individualità. Basta questo, non serve rallentare oltre, fino a perdere il senso del movimento. Basta questo. Stai percorrendo la strada perfetta, nell’istante perfetto. Nel modo perfetto. Acceso. Spento. Acceso. Spento. Luci dubbiose di semafori, liberi dal proprio dovere, ti illuminano senza rallentarti. E stai percorrendo la strada perfetta. Lampi di memoria accendono la tua mente. Così rapidi da non tramutarsi in immagini, figuriamoci in ricordi. Sono vaghe sensazioni di colori dietro agli occhi, odori e sapori che sospirano alla tua gola per svanire subito. I dolci fantasmi di quanto di bello ti ha sfiorato tornano leggeri ad accarezzarti. Una lieve, invisibile, pelle d’oca. Lampi leggeri che non ti distolgono dalla presenza assoluta in quell’istante. Stai percorrendo la strada perfetta. E in quel momento, al di là di ogni balzello di razionalità, accade. Sei felice. All’improvviso, senza motivo. Non hai raggiunto nessun obiettivo, non hai conquistato nulla. Non sei neppure arrivato a destinazione, stai guidando. E sei felice. Sei felice senza il pensiero di esserlo, senza il pensiero di nulla. Sei felice nella pancia, nei muscoli che si sciolgono uno dopo l’altro. Nelle orecchie, accarezzate dal ronzio del motore che esplora i regimi più bassi. Sei in quinta, il cambio è dimenticato. Le mani abbracciano il volante, come un fratello ritrovato dopo tanto tempo. Il piede ha smesso di flirtare e bisticciare con l’acceleratore, yin e yang ora, sono in perfetto, baciato equilibrio. Stai percorrendo la strada perfetta e null’altro in quel momento conta. Forse poco più avanti sarai fermato da uno stop, da un lento camion. Forse ti accorgerai di non vedere più nulla, mentre anche l’adorabile viola svanisce nel nero e dovrai accendere le fredde luci, ricordandoti di dove devi arrivare, e quando. Forse, addirittura, il mondo verrà a distrarti con lo squillo del telefono. Di certo, di lì a poco quel momento passerà, la tua mente tornerà a funzionare con i suoi pensieri e le sue memorie. Probabilmente, quella felicità pazza e meravigliosa sfumerà in un buonumore, addirittura nell’apatia. La strada perfetta terminerà, poco più avanti. Ma ora non lo sai, non te ne importa. Dimenticherai che puoi essere felice, per nulla, solo per la leggera carezza della vita. Non te ne importa. Ora, proprio ora, puoi giocare con l’immortalità e l’eterno. Sei in grado, un big bang come cuore, di esplodere questo momento all’infinito, in miliardi di momenti, in miliardi di strade perfette da percorrere?

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Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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