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La ricchezza che trovo nel leggere

Ho aperto un libro e aveva dentro l’estate più torrida del mondo. In un altro erano descritti i passi di un sicario lungo una scala ed erano passi di cui nessuno mai s’accorgerebbe. Oppure c’erano more così profumate che un solo assaggio mi sarebbe bastato per dirmi sazio per sempre di tale bontà.

Vi ho trovato uno specchio che mi rifletteva da dentro. Impietrivo al mistero dell’inquietudine che arriva quando vuole e resta come un macigno, primitivo fastidio del vivere inenarrabile per quanto presente, finché non ho letto qualcuno chiamarlo per nome. Pensavo di saper descrivere le mie paure, gli innamoramenti, la solitudine, l’ebbrezza del vino, di sapere cosa si prova e come, ma arrivavo tardi all’appuntamento con l’autocoscienza. Imperfetto, tuttavia ero Kierkegaard, Orazio, Svevo, Primo Levi, Fitzgerald, Nietzsche, Hemingway, Virginia Woolf, Kafka, Petrarca. Loro nominavano i sentimenti che avevo provato, ma che non sapevo di avere provato a quel modo, finché le pagine in cui mi sono imbattuto non me l’hanno raccontato.

Poi, addentrandomi nella boscaglia di notte, ai lati del sentiero che la attraversa, lentamente, si accendono i lampioni. A un angolo sbuca una balena immensa che ha lo sguardo più consapevole di qualsiasi mammifero. Poco più in là, un ragazzo non vuole scendere da un albero. Ecco una minuscola fata scintillante, due giovani amanti, una fanciulla che dorme un sonno impossibile, un curato rubicondo, una zingara in fuga. Storie. Continuamente ce ne liberiamo e ritornano nelle nostre vite. Folle chi se ne dice custode. Ci attraversano, ci colpiscono, le viviamo in qualche modo, ognuno reintrerpretandole, poi se ne vanno da noi, restando indizi fugaci di mondi. Qualcuno le ha scritte e noi le rincorriamo, nella vita di ogni giorno, seduti a un tavolino che guarda la città, mentre ascoltiamo la voce degli altri o scriviamo pezzi di noi al telefono, chiedendoci se i destinatari capiranno, se noi capiamo loro. Ci allietano, ci terrorizzano, ci fanno restare svegli, di solito dispiace quando finiscono: ma non lo fanno, si legano alle nostre vite o a qualcosa d’altro.

Di nuovo, io incontrerò Holden, Alice, il giovane Harry, un vecchio pescatore, il piccolo principe, che mi daranno le giuste risposte e saranno pronti, come sempre, ad accendere l’infinita magia della narrativa. Che cosa c’è di così interessante nelle storie? Si direbbero finzioni, inutili frivolezze, sogni dentro sogni, fughe dalla realtà, tuttavia a quelle storie restiamo incollati e diamo importanza. Se sono quelle giuste al momento giusto possono commuoverci, aiutarci, salvarci e, in ogni caso, sentiamo che stare ad ascoltare sarà prezioso.

 

Luca Severi

Redattore
Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape. Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
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