La piazza del diamante, Mercè Rodoreda

Natàlia vive a Barcellona ed è lì che conosce Quimet, in piazza del Diamante.

Lui è esuberante, sicuro di sé. Lei è ingenua, candida. Quimet sa che Natàlia diverrà sua moglie già al primo sguardo, lei invece non immagina che vita l’aspetta.
Non può sapere che la Repubblica verrà sconfitta per essere sostituita dalla guerra. La miseria la travolgerà, insieme alla sua famiglia e Quimet basterà per tirarla fuori dal vortice della fame? Quella fame nera, tanto difficile da sopportare, che forse dopotutto è meglio uccidersi con l’acido muriatico?

Natàlia e Quimet sono come i colombi che decidono di allevare nel proprio appartamento. Costruiscono per loro una colombaia in terrazzo e ne acquistano di tutti i tipi: volano, tubano, covano, aumentano di numero, ma poi il loro tempo giunge al termine, così come quella vita famigliare che non riesce più ad essere come prima.

I colombi volano via, muoiono. Natàlia non può più sopportarli, forse perché non sopporta il marito o forse perché, quando lui parte per combattere, non ha più senso allevarli senza di lui.

Mercè Rodoreda traccia uno spaccato di Spagna difficile da conoscere per chi non è spagnolo, eppure riesce a guidare il lettore con semplicità e calma, come se dopotutto il raccontare non possa essere altro che il dire le cose elementari della vita. Natàlia è una donna con piccole aspettative e quasi si adatta all’esistenza, senza mai chiedere, né lamentarsi. Tiene tutto dentro e narra ciò che le accade come un fiume. Si lascia trasportare dalla corrente e lo sciabordio è una narrazione lineare e senza intoppi.

Probabilmente per tutto il libro il lettore si può chiedere perché la protagonista viva così, in apnea, senza quasi vivere davvero, ma poi alla fine del libro si comprende tutto e la vita di Natàlia diviene metafora di anni difficili per la Spagna e non solo. Un periodo storico che sicuramente è stato vissuto in apnea da molti, se non da tutti.

Un libro diverso dai soliti ambientati durante la guerra civile. La storia vista dagli occhi di una donna. Sicuramente una lettura veloce e diretta.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5

“La notte, invece di pensare ai colombi e alla mia stanchezza, che spesso non mi lasciava dormire, pensavo agli occhi di Mateu, con quel colore di mare. Il colore del mare quando c’era il sole e con Quimet correvamo in moto e, senza accorgermene, pensavo a cose che mi sembrava di capire ma che non riuscivo a capire… o imparavo cose che cominciavo appena a sapere…”

A chi lo consiglio: a chi ha poco tempo per leggere durante la frenesia delle giornate, ma vuole concerdesi qualche momento per una vita d’altri tempi.
Abbinamento suggerito: un bicchiere di Sangria, dolce ma con toni amari, così com’è il libro.

Francesca Delvecchio

Caporedattrice
Grande appassionata di scrittura e letteratura, mi sono laureata in Lingue straniere e in Lettere. Da sempre incuriosita dal mondo del web e dell’informatica, mi dedico ora al Web design e alla Comunicazione.
La mia rubrica è Prospettive letterarie.
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