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La mia rapidissima carriera ultrà

Rubrica: Sugna: scritti per l’umore e l’assetto lipidico

Nell’87 mi sono trasferito a Cesena da Verghererto. A settembre. Sono trent’anni, a pensarci. Meglio non pensarci.

Arrivi giù a Cesena e il Cesena è in Serie A, grazie allo spareggio di San Benedetto contro il Lecce che hai visto alla tele. Tu hai vissuto l’infanzia da Gobbo pesissimo, juventino fino al midollo, Brio è il tuo idolo calcistico. Brio, capito? Questo dovrebbe darti delle risposte sul tuo futuro. Come si fa ad avere come idolo BRIO? E Potsie di Happy Days? Va be’…

Comunque, la città è in fermento per il prossimo campionato di Serie A. E tu fermenti allo stesso modo. C’è Maradona, Platini, Gullit, tutti quelli che hai visto in TV. E poi c’è il Cesena, che ti piglia subito. Fa bello essere dalla parte dei perdenti predestinati. Fa un bell’effetto vivere quegli sforzi titanici contro gli squadroni e contro gli arbitri bastardi e venduti alle corazzate di Torino, Milano e dintorni. Strappare pareggi insperati, vincere di cuore e di pancia contro chi è innegabilmente più forte di te. Quella roba di Davide e Golia, presente? ( anche questo dovrebbe darti delle risposte sul tuo futuro…)

Poi c’è la CURVA. Io ho quindici anni e vengo da Verghereto. La curva è bolgia infernale e il paradiso allo stesso tempo. Sei lì, canti, urli, e gli altri uguale… sei una cosa sola… Figa zero, of course.

Tutte le domeniche in casa sono lì. Per le trasferte ancora niente; troppo piccolo. Pazienza, si farà. Nel frattempo ogni domenica sei lì a fare il dodicesimo uomo, a cantare con Glauco (r.i.p.) che chiama i cori, a fare una invisibile faccia cattiva per gli avversari nella curva Ferrovia.

L’ultima in casa. Il Cesena di Bigon ha bisogno della vittoria per salvarsi. Vinciamo, (per la cronaca invito l’appassionato o il neofita a consultare gli almanacchi o Youtube. V’è materiale in abbondanza).

Si prospetta l’invasione di campo. Forte della mia agilità da quindicenne, mi porto immediatamente sulla sommità della rete con filo spinato aggettante all’indietro. Mi posiziono rapace e felino in attesa del triplice fischio finale. Eccolo. Al secondo dei tre fischi, mi lancio in avanti pronto a strappare la maglietta di Sanguin, i pantaloncini di Rizzitelli, una scarpetta di Jozic… ma il calzino destro mi si impiglia nel filo spinato causando una totale rotazione del corpo. Resto quindi appeso, capovolto alla rete, dentro al campo, implorando aiuto al mio amico Miki che, preso dalle convulsioni ridanciane, è impossibilitato ad aiutatrmi.

Dai e dai, tira e molla, dopo essere stato scavalcato e calpestato dall’intera Curva Mare, riesco a sganciarmi lasciando una Superga dall’altra parte della rete. Nel frattempo hanno già aperto il cancello e famiglie intere, con carrozzine, passeggini e polaroid stanno passeggiando sul terreno del Manuzzi. L’unica cosa che vedo, a parte la gaia moltitudine festante, è Pasquale Traini in mutande e calzini che cerca di guadagnare gli spogliatoi dopo essere stato brutalizzato dall’amore ultrà e Terry, un nerboruto delle WSB con un passato scout, che piange con in mano un brandello di canottiera del povero Traini. Fine della mia carriera di ultrà.

Da allora, via via, ci siamo spostati a settori più tranquilli della curva, poi alla gradinata e poi allo schermo del bar, circondati da vecchietti catarrosi che si rendono conto solo parzialmente di ciò che succede in campo, tristemente consapevoli che è il posto che in realtà ci compete realmente.

Comunque, Forza Cesena!

 
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Gianni Bardi

Redattore
Ex attor giovine, ex frontman del gruppo rock Vicks & the Kleenex, comico nell’ensemble sammarinese Le Barnos e da qualche tempo in proprio come monologhista.
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