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La Cavalcata delle Valchirie (Der Walkürenritt)

Rubrica: Sugna: scritti per l’umore e l’assetto lipidico

Nel mio personale Bildungsroman, l'estate del 1982 è un passaggio fondamentale.
È anche l'estate del Mundial, quello di Pablito Rossi e dell'URLO di Tardelli. Memorabile.
Vivevo a Verghereto (FC), paesello adagiato sul crinale dove – secondo l'immortale brano “A Verghereto” di Novaga-Lombardi – “ci son le donne più belle” e “[...] anche le fonti fan serenata alle stelle”.
Appena fuori il paese c'era un campeggio di proprietà del Comune di Forlì dove, a turni di 15 giorni, venivano su gruppi di adolescenti dai 13 ai 17 anni a prender fresco. Due cose, i giovani campeggianti facevano mescolandosi agli indigeni e ai villeggianti:

  1. Spettacolari ed epiche partite di calcio; la convocazione nella seleção locale equivaleva ad un rito di iniziazione. Ricordo battaglie campali, bibliche tenzoni agonistiche all'ultimo sangue corredate di torcida e risse.
  2. Schermaglie di tipo completamente diverso fra adolescenti dei due sessi; anche in questo caso si può parlare di iniziazione al sempiterno gioco della seduzione. Compiuti i 13 anni, roridi di Tenax e bonificati d'ascella, la sera ci si arrampicava fino al Campeggio per Adolescenti per esplorare il grande universo del limonamento slinguato.

Nell'82 io di anni ne avevo ancora dieci, sicché di limonare manco a parlarne. Feci, però, il mio debutto calcistico nella migliore situazione possibile: quell'anno, per una specie di gemellaggio europeo, il Comune di Forlì mandò sull'Appennino un gruppo di ragazzi della Germania Ovest. Il paesello fu invaso per qualche settimana da una gioventù bionda e vigorosa, ragazzoni e stangone provenienti da chissà quale angolo della Westfalia. La partita si fece. Subito: vuoi mettere replicare la randellata che i ragazzi di Bearzot avevano confezionato per Breitner e compagnia? Il giorno del match io ero in panca, ovviamente. Nonostante una soverchiante fisicità, i prussiani tecnicamente erano dei comodini, così nel secondo tempo decisero di farmi esordire. A un certo punto un nibelungo franò sui garretti di Maurino con la grazia di una Panzerdivision: rigore netto! “Lo batte Giannino”. Portiere a sinistra, pallone a destra. Certe notti me lo sogno ancora.

Ma l'estate '82 resta memorabile anche per la seconda cosa che si faceva al campeggio. Le disinibite teutoniche, forti di una mentalità più aperta, ebbero nel placido borgo l'effetto di un meteorite. I miei amici più grandicelli, abituati a faticarsi uno slimone striminzito dalle italiane, non si capacitavano di poter profittare di tanta spontanea disponibilità allo sbaciucchio, al tastamento e anche – addirittura – a quella roba lì! Eh, sì: l'82 vide cadere più di una verginità virile.
L'episodio che entrò di diritto nella leggenda ha come protagonisti il mio amico Lino e la celeberrima Sighy, (probabile diminutivo di Siegmunde o Siegfrieda), capello corto und rossiccio, alta come due me sovrapposti. Certe notti me la sogno ancora.
Nel buio di una remota tenda, l'esperta teutonica impartì al giovine una lezione di petting indimenticabile. Nei racconti autunnali e invernali – che ogni volta si arricchivano di particolari – Lino narrò a noi piccoletti sconvolti che le aveva addirittura fatto un ditalino!!! La favola di questa pratica esotica cominciò a popolare la mia fantasia; anch'io avrei prima o poi avuto 13 anni e avrei salito la strada fino al Campeggio per abbandonarmi alla lussuria. Nelle estati successive, i gemellaggi esteri continuarono e giunsero ancora tedesche e francesi a rendere uomini i virgulti del luogo. Poi arrivò il 1985.
13 anni. Era il mio turno ora, ma il Fato beffardo volse lo sguardo altrove. Caso volle che quell'anno il gemellaggio venne fatto con una associazione francese di profughi delle guerre di Indocina. Arrivarono tutti maschi e parecchi con menomazioni e mutilazioni dovute a mine e bombardamenti. Niente petting, quindi, e nemmeno partite di calcio. Niente. Un fallimento su tutta la linea...
Negli anni successivi, i gemellaggi finirono e via via anche i gruppi di italiani non vennero più. Ora non restano che vacue vestigia, vuote piazzole e bungalow deserti. Chissà dove sarà adesso la Sighy? Saprà di aver popolato i sogni lussuriosi di noi ragazzotti di montagna per anni e anni?
Comunque, io il rigore ai tugnini l'ho segnato. Cabrini no.
Tiè!

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Gianni-Bardi

Gianni Bardi

Redattore
Ex attor giovine, ex frontman del gruppo rock Vicks & the Kleenex, comico nell’ensemble sammarinese Le Barnos e da qualche tempo in proprio come monologhista.
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