È questo l’islam che fa paura, Tahar Ben Jelloun

Un giorno alla fine di una conferenza all’università di Fès, uno studente si alzò e mi fece questa domanda:
“Lei crede in Dio?”
Mi presi un momento di silenzio e risposi:
“È una domanda indiscreta; non sono tenuto a risponderle.”
Si sollevò un vocio agitato nell’anfiteatro.
Era il 1977.
La considero la prima manifestazione di intolleranza religiosa del Marocco.

Parte con questa prefazione È questo l’Islam che fa paura, piccolo-grande libro pubblicato nel gennaio 2015, poco dopo l’attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo.

L’autore del libro è Tahar Ben Jelloun, poeta, romanziere, giornalista, docente di filosofia e saggista nato e cresciuto in Marocco, ma francese di adozione dai primi anni ’70.

Jelloun è conosciuto, oltre che per i suoi tantissimi testi, per la sua scrittura che semplice e chiara affronta temi difficili e delicati.

Piccole parole facili e gentili che fanno strada a dei trasporti eccezionali.

Sono parole che hanno e danno fiducia, aiutando a mettere a fuoco un problema che ci sta facendo perdere la lucidità.

Come l’autore ha fatto con altri suoi lavori, È questo l’Islam che fa paura è un dialogo “artificiale” con la figlia adolescente, la risposta ad una serie di domande che lei gli porge, ma che noi tutti faremmo ad un possibile amico musulmano.

Jelloun analizza in maniera esaustiva Islam, Isis, islamofobia, i musulmani moderati e i combattenti, la violenza, la rabbia e molto altro, insieme a tutte quelle domande sospese in aria dall’attentato dell’11 settembre.

La forza di questo libro sta nella sua semplicità.

Facile da capire e da leggere, è un testo impegnato ma non impegnativo, che non annoia, ma anzi fa venir voglia di approfondire il discorso, di chiedere ancora e di iniziare a fare qualcosa.

Jelloun ci mette davanti alle nostre responsabilità, spiegandocele senza presunzione, ma con amore verso la vita e verso gli altri.

Proprio come ogni padre fa con i propri figli, pazientemente ci insegna.

Ascoltarlo (e leggerlo) è un piacere.

 

Cosa mi è piaciuto

Le parole che usa: facili, nette, alla portata di tutti

I miti che sfata

La consapevolezza che distribuisce

Cosa non mi è piaciuto

Le domande che non ho potuto fargli

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Frase distintiva: Libri che scalano montagne, che sono torce nel buio.
Parole che sono sveglie.
Autori che sono Papà.

A chi lo consiglio: a chi vuole capire qualcosa in più.
A chi è pieno di domande e speranze.
A chi non chiude le porte e a chi le chiude.

Abbinamento suggerito: Atay (tè verde alla menta, una bevanda tradizionale del Marocco servita bollente in piccoli bicchieri di vetro, con foglie di menta fresca e moltissimo zucchero. Un gusto molto forte che aiuta a combattere il caldo.)

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!