Irene: suono di passi in una sala vuota.

Rubrica: Vite d’altroquando

La creatura del mare

(Storia di Irene – Erri De Luca)

Per me è molto difficile parlare di Irene. L’ho vista poco, la conosco dalla bocca degli altri, è un essere particolare.
Irene ha quattordici anni, ha capelli biondi e folti, mozzati sulla nuca da un taglio di mano. La sua pelle profuma di barca e di sale. Non ha le squame e non capisco il perché.
I suoi occhi sono tondi come quelli dei pesci, non cambiano nemmeno quando sorridono. Non ha genitori, è stata abbandonata sulla spiaggia e raccolta lì dopo una burrasca. Vive in una stanza che era la stalla di un asino, con un letto di pietra, coperto da un materasso fatto di foglie secche.
Irene è greca, ma non penso sia nata in terra ferma, ho il dubbio che provenga dal mare, lei stessa lo ammette.

Irene è incinta: per questo le donne del paese le hanno tolto il saluto, pensano che il figlio che porta in grembo sia di uno dei loro mariti.
Irene è muta: così raccontano quelli che non hanno avuto la fortuna di sentirla raccontare la sua storia.

La verità è che Irene parla la lingua dei delfini. Sono stati loro a portarla a riva da bambina. Le insegnarono a nuotare tra le onde del mare e a usare quelle sonore per comunicare. Nel mare Irene ha trovato una famiglia e una casa, è cresciuta con i delfini e oggi nuota come loro, a una velocità mai vista prima. Il mare diventa un elastico sotto le sue gambe unite che spingono.
Se le chiedi come riesce a fare una cosa del genere con i nove mesi di peso in grembo, risponde che è quella stessa vita che la spinge a saltare: «a terra mi pesa, in mare mi dà la rincorsa».

Non conosce il verbo nascondere, non conosce la penna che si muove sul foglio perché ha imparato a leggere ma non a scrivere. Conosce i numeri ma non li usa, a lei basta dire uno, due, molti. Nessuno.

Nuota anche nella notte, anche nell’inverno, anche nella burrasca.
Nuota nel profondo, nel basso, nelle onde.
La sua ombra, una zavorra pesante e collosa, si sfila via appena tocca l’acqua.

La sua pancia ha nove mesi. La creatura che porta dentro non vede la luce ma solo l’acqua, la regala al mare, alla sua famiglia: saranno loro a prendersi cura di lei.

Nel greco del liceo, eirene indica una pace. Le dettero quel nome dopo la tempesta.

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Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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