Magazine » Il silenzio

Il silenzio

Suona, il silenzio. Suona come vecchie mura in una giornata di vento. Come gli alberi, quando nessuno li osserva e si raccontano storie di secoli, di terra e di acqua. Come i sogni più nascosti e oscuri, che al mattino non ricordi, non vuoi ricordare, ma che la notte tendono i muscoli in spasimi di crampo, i denti a scricchiolare per rinchiudere parole che non saprai dire.

Il silenzio racconta. Narra di ogni assenza dalla vita, di ogni paura, di ogni maledetto giorno in cui ti sei negato la fame, la voglia, la follia di strappare al banale il sapore dell’esistenza. È lì, in agguato, ogni momento in cui scordi di riempire l’aria di parole.

Un compagno fedele, il silenzio. Come uno specchio. Come un diario. Come qualcosa che hai scritto, che rimane nella sconsolata attesa di essere letto.

Questo pensa, mentre cammina lento lungo l’argine. Vagando senza meta, quando i suoni non gli permettono di rimanere in casa. Chilometri tra la nebbia e le campagne, solo. Andata e ritorno, andata e ritorno, quando non è ancora alba e non è più tramonto e lo scorrere delle stagioni è dato soltanto da quanti abiti indossi.

Vagando lo accompagna, il silenzio. Ha in sé tutti i rimproveri, tutto il moralismo che da sempre sfugge nella sua pervicace solitudine. Ostinato gli resta compagno, incurante dei piccoli rumori animali, della terra che sfrigola cedendo sotto gli stivali.

Il silenzio. Solo lui gli è rimasto. Come il più vecchio degli amori. Un matrimonio adolescente che non può conoscere divorzio. È stato amore antico, abitudine, sopportazione, l’odio della ribellione. Con il tempo, come tante vecchie coppie, tutto questo è diventato bisogno. Oscuro e perverso, ma bisogno.

E bisogno lui ha, del silenzio, delle mille voci che gli spiaccica nel cervello, tenendo il suo cuore legato a questo mondo.

E il silenzio, sì, ha bisogno di lui. Gli serve, è la sua mano velata sulla bocca, la sua stretta attorno alla gola del mondo, a togliere la voce, a togliere il rumore.

«Ciao bello, che ci fai qui tutto solo? Hai bisogno di una mano?»

La puttana nigeriana non si alza nemmeno dalla scalcinata sedia di plastica, le cosce allargate a dichiarare la mancanza di mutande. Una piccola radio cigola, poggiata a terra.

«Hai bisogno tu di una mano. Stai facendo rumore» risponde. «A noi il rumore non piace».

Estrae un coltello dalla tasca. E fa silenzio.

Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure