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Il Silenzio, Erling Kagge

A teatro c'è un momento che molti reputano talmente speciale da valere l'intero costo del biglietto. Il suo arrivo si percepisce in lontananza ma è un momento che dura pochissimi secondi: sono quelli che dividono le ultime voci degli spettatori dall'entrata in scena dell'attore.
Questo è il silenzio e durante uno spettacolo capita solamente una volta, all'inizio, perché negli spettatori c'è assenza di pensieri e di aspettative.
Paragonabile a questa pausa cerebrale ci sono degli attimi nominati spesso da Giovanni Allevi e, in questo testo, da un famoso calciatore: quelli pieni di nulla che si infilano tra l'esecuzione dell'ultima nota (o il gol) e l'esplosione del pubblico.

Erling Kagge, primo uomo a raggiungere il Polo Sud in solitaria e primo a raggiungere i tre poli (Sud Nord e una cima dell'Everest) è l'autore de Il Silenzio, un tanto piccolo quanto fondamentale libricino.
Kagge, durante una conferenza all'università di Saint Andrews in Scozia, decide di affrontare gli occhi curiosi degli studenti trattando un argomento insolito: il silenzio. La conferenza va talmente bene che la sera stessa Kagge si incontra al pub con alcuni dei ragazzi.
Davanti ai boccali di birra i ragazzi cominciano a fargli delle domande. Erling Kagge esce dalla serata con tre quesiti.

CHE COS'È IL SILENZIO?
DOVE LO SI TROVA?
PERCHÈ È PIÙ IMPORTANTE CHE MAI?

Il Silenzio. Uno spazio dell'anima raccoglie le 33 risposte che Erling Kagge è riuscito a darsi dopo quell'incontro.
Il tono che l'autore usa è molto confidenziale e rassicurante, quel tono che ci si aspetta da un papà norvegese. Riesce a mettere a proprio agio il lettore e lo rilassa mentre pone delle domande utili e necessarie (e sicuramente fastidiose per qualcuno). Le nostre riflessioni nascono dalle sue, che non annoiano mai, non si ripetono ma che sono a rapido assorbimento.
Sono pochi ma stupefacenti, invece, gli accenni che fa riguardo la sua impresa durata cinquanta giorni nel rumoroso silenzio di Madre Natura ghiacciata, al Polo Sud.

Un libro breve e pieno ma leggero e adatto anche a chi non legge spesso.
Kagge in poche pagine ci insegna che il silenzio non è un vuoto da riempire ma qualcosa di già pieno, e chi si sognerebbe dunque di riempire un vaso già stracolmo d'acqua? Ma soprattutto ci insegna che ognuno ha il proprio silenzio e che trovarlo significa (ri)trovare lo stupore e (ri)trovare se stessi.

Cosa mi è piaciuto

Le risposte 2, 5, 31
Quelle che mi son data
Il silenzio nell’acquerello di Nicola Magrin

Cosa non mi è piaciuto

La risposta 8

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Frase distintiva:Viviamo nel tempo del rumore. Il silenzio è sotto attacco.

A chi lo consiglio: A chi è innamorato della neve che silenzia i rumori
A chi pensa di non avere tempo

Abbinamento suggerito: Una cioccolata, densa e fumante.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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