Il Nuotatore. Sinceramente, Massimo Volume

Rubrica: Taca la musica!

Tutto iniziò da una musicassetta. Fu amore a prima vista. Erano gli anni Novanta, uno dei periodi più fervidi del rock alternativo italiano. In quel periodo debuttavano: Marlene Kuntz, CSI (ex CCCP), La Crus, Almamegretta, ne ho citati alcuni per ricordare i bei tempi. Mi regalarono Lungo i bordi, dei Massimo Volume. Da quel momento nacque in me una passione, così intensa da non spegnersi nemmeno dopo questa lunga attesa. Sono passati infatti sei anni da Aspettando i barbari, capolavoro del 2013. Ma quando il 3 marzo al Lumiere di Pisa Emidio Clementi mi ha detto: “Torno sempre a te, in questi giorni inquieti, torno sempre a te” ho accantonato tutti i rancori e l’ho perdonato.

Voi cosa avreste fatto?
Per una serie di motivi, io mi sono completamente lasciata andare. A farmi raggiungere questo stato hanno contribuito: l’atmosfera di uno storico teatro, il desiderio di ascoltare ancora dal vivo i Massimo Volume e la nostalgia della musica indipendente, quella vera.

Il Nuotatore, nuovo album dei Massimo Volume uscito a febbraio, porta con sé altre novità. La band innanzitutto è formata da tre elementi: Egle Sommacal, Emidio Clementi e Vittoria Burattini (quattro elementi solo per i live, non in fase di registrazione). E, in occasione di questo disco, hanno realizzato per la prima volta un tour nei teatri. Anche se non influenzerà le tendenze musicali contemporanee, per quelli che amano il Rock era un album indispensabile.

Tutto ciò che viene creato in questo capolavoro del 2019, prevede solo l’utilizzo di chitarre, basso, batteria e voce. Che vi piaccia o no, non ascolterete suoni sintetizzati o sostegni elettronici. Scoprirete, o riscoprirete, solo una genuina perfezione. Un sound che mira all’essenzialità che si asciuga per centrare il fulcro, abbandona gli elementi che potrebbero confondere l’ascoltatore, o portarlo altrove.

Nei brani si sovrappongono minimalismo e oscuro post rock, quello dettato dai Sonic Youth per intenderci. Talvolta le atmosfere si scaldano, quasi diventano più morbide e piene. I Massimo Volume continuano ad essere fedeli a se stessi, preferiscono andare in profondità e mostrare il cuore del problema, piuttosto che dare banali soluzioni.

Non possiamo far altro che ascoltare le storie narrate da Emidio Clementi e riflettere sulle sue ispirate parole, che sono perle custodite nella musica. Il Nuotatore è un film in nove episodi, in cui Emidio Clementi registra eventi di cronaca, ricordi personali, citazioni letterarie, timori e osservazioni. Mentre la sua inconfondibile voce racconta, il basso corposo pone l’accento sugli umori evocati dalle chitarre di Egle e le ritmiche incisive della batteria di Vittoria scolpiscono negli animi le emozioni.

Il Nuotatore si apre con il brano Una voce a Orlando. Si riferisce ad un video amatoriale che riprende l’atto eroico di un poliziotto che ha protetto con il suo corpo alcuni clienti di un locale a Orlando, durante un attacco terroristico. Emidio Clementi riesce a declamare in un modo del tutto unico il dolore di questo fatto, raccontandolo dal punto di vista di un non-eroe. La chitarra enfatizza l’intera trama emozionale.

Il secondo pezzo La ditta di acqua minerale, narra un ricordo personale. Le chitarre diventano più taglienti e il suono scarno, la voce cambia umori fino ad interpretare una rassegnazione senza ritorno, per narrare la vita dello zio di Clementi rovinata dal vizio del gioco.

“E ho imparato a naufragare, senza perdermi nel mare. E ho scoperto che si può annegare anche senza navigare”. Amica Prudenza è una di quelle canzoni cariche di riflessioni sull’esistenza umana, su quanto possa essere difficile esporsi.

Arriva poi la title track Il Nuotatore, avvolta da una nube sognante. È un’originale rivisitazione dell’opera di John Cheever. Di una bellezza che lascia senza fiato. Ci ricorda quanto sia importante non perdere di vista la nostra identità.

In Nostra signora del caso entra in gioco Dostoevskij, ma anche i desideri nascosti, gli esclusi, le strade che si incrociano per puro caso. Mentre in L’ultima notte del mondo ci si interroga su come potrebbe diventare il mondo senza il buio e il male.

Proseguendo l’ascolto dell’album incontriamo Fred e finiamo a passeggiare con Nietzsche in una Venezia del 1884. Protagonista del penultimo pezzo è un altro cenno biografico. Mia madre e la morte del gen. José Sanjurjo riscopre un ricordo dell’infanzia, non di certo di quelli teneri e giocosi.

A chiudere l’album è Vedremo domani che non abbandona il senso di smarrimento che coinvolge l’intero album ma semplicemente rimanda a domani la risposta e “se poi sarà troppo dura per noi incolperemo qualcuno”.

La nostra opinione...

voto-grafema-4
A chi lo consiglio: a chi si aspetta qualcosa di alternativo dalla musica contemporanea.

Abbinamento suggerito: Gin fresco, quello citato nel pezzo Il Nuotatore.

Francesca Renzetti

Redattrice

Nella vita di tutti i giorni sono una mamma, mi occupo di copywriting e ho a che fare con spazi vuoti, parole e immagini, ma anche con la palestra e il supermercato.
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