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Il mestiere del copywriter. Genesi.

Rubrica: Copywriter: distruzioni per l’uso

In principio era il verbo. Poi le persone si registrarono all’università della vita e morirono tutti i congiuntivi. La terra si popolò di Webeti, si svuotò di virtù e conoscenza e ovunque lo sguardo si posasse, incontrava solo abomini grammaticali.
Accadde allora che il libro “Cinquanta sfumature di grigio” venisse considerato un best seller, nonostante il 75% dei suoi dialoghi si riducesse a stucchevoli «Sei mio. Sono tua» ripetuti senza soluzione di continuità (solo pochi esseri senzienti, trovandosi davanti a questa frase per la ventiduemillesima volta, furono colti dall’irrefrenabile impulso di sminuzzare tutti e tre i volumi, mescolarli con la colla vinilica e modellarli seguendo un tutorial di Art Attack, fino a ottenere una sedia Ikea. La “Kemerd”).

La situazione andò peggiorando finché, un giorno, sulla lavagnetta di un ristorante qualcuno scrisse “L’ha Sagna 4,80 apporzione” e quella fu la goccia che mandò Nostro Signore su tutte le furie. Egli rilesse più volte quel testo sacrilego e alla fine sbottò «Oh, ma veramente? Non mi posso allontanare qualche secolo per godermi le ferie che voi mi ritornate al livello del brodo primordiale? Vi ho lasciato un mondo che era una bomboniera, con tutti gli annessi e i connessi» e qui Dio iniziò a elencare sulle dita «sette continenti, quattro stagioni, riscaldamento autonomo a gas o petrolio, buona esposizione al sole, frigo pieno di ogni ben di Me, ampi giardini e vista mare. Non contenti, m’avete pure sgraffignato il frutto della conoscenza (sebbene mi fossi raccomandato di non toccare le mele perché le avevo promesse a mia cognata per lo strudel. M’avete fatto fare la figura del peracottaro!) e questo è il risultato? Ma cos’avete combinato in tutto questo tempo, invece di evolvervi come da mie istruzioni?»

A quelle parole un letterato, scrittore di nascita e artista di fatto, sentendosi punto sul vivo decise di affrontare la collera dell’Onnipotente.
«Signore, tu ci accusi ingiustamente. Non tutti i tuoi figli si sono lasciati ammaliare dai falsi miti del web, cedendo alle lusinghe dei like su Facebook o sperando di diventare famosi fashion blogger, strapagati dalle multinazionali. Non tutti, avventurandosi in letture più impegnative della lista della spesa, sanguinano dal naso. Concedici un’opportunità e alcuni di noi sapranno stupirti con il loro ingegno e incantarti con la loro proprietà di linguaggio.»
Il Signore, che sentiva crescere in sé un moto di compassione misto bontà, misto fritto di Paranza che si riproponeva dalla sera prima, misto acrilico, decise di non fulminarlo all’istante. “Troppo comodo” pensò indispettito. “Mannaggia-alla-morte, ogni volta che mi fanno innervosire, sbuca fuori un sapientone a boicottarmi l’Apocalisse. Ah, ma mica se la cava così. Mo’ mi sente!” E calarono le piaghe d’Egitto per la seconda volta, e cominciò a piovere, prima qualche goccia poi venne giù che Dio la mandava, e fu notte e fu mattino, e il terzo giorno il Signore scacciò tutti i Filistei e, già che c’era, eliminò anche i semini del cocomero che tanto davano noia un po’ a tutti.

Finalmente la sua ira si placò e, rivolgendosi allo stolto che lo aveva provocato, disse «Poiché hai osato sfidarmi, non sarai più né artista, né giornalista, né scrittore. Per punire la tua vanità Io ti condanno a lavorare, sottopagato, in sordide agenzie pubblicitarie che ti faranno inserire in ogni testo, PER FORZA, espressioni come “leader di settore” o “ti offriamo qualità ed esperienza”. Non ti verranno riconosciuti meriti letterari e chiunque te lo chieda non capirà mai in cosa consista veramente il lavoro di copywriter. I più sbaglieranno anche a pronunciarlo confondendolo con copyright. Quando non sarai impegnato a scovare refusi, avrai a che fare con clienti che pretenderanno di correggere MALE i tuoi testi, aggiungendo tutti quegli errori che eri riuscito a evitare. Molti penseranno di conoscere il tuo lavoro meglio di te pur non avendo mai letto un libro di semiotica, sociologia o marketing e nutriranno una certa premura nel fartelo sapere. Ti verranno appioppate scadenze impossibili da rispettare e quelle poche volte in cui riuscirai a consegnare un layout nei tempi previsti, il cliente avrà già cambiato idea e ti chiederà una cosa completamente diversa. In pratica, sarebbe meglio per te vendere mine antiuomo a quei giuggioloni dei buddisti ma, siccome Io amo tutti i miei figli, ti concedo il dono della creatività e l’immunità agli effetti collaterali del Prozac. Ora vai nel mondo a vendere detersivi e vedi di non scocciarmi più.»  

Fu così che, da quel giorno, i copywriters si guardarono bene dal fare altre ostentazioni sceme del loro talento.

Penna Avvelenata

Redattrice
Sono una copywriter. Mi guadagno da vivere scrivendo testi pubblicitari e tentando di far ragionare clienti malvagi che dicono cose come “Il testo non serve, tanto non lo legge nessuno”...
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